ACB: Don Pau Gasol, più che un giocatore

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Pau Gasol

È sempre difficile vedere uno dei propri giocatori preferiti appendere le scarpe al chiodo. A maggior ragione se si parla di uno dei più grandi della storia della palla a spicchi. Pau Gasol, dopo il ritiro dalla sua cara Selección alcuni mesi fa, ha confermato il suo stop dalla pallacanestro giocata. Lo fa con la grande classe ed eleganza che ha dimostrato durante la ventennale carriera sia dentro che fuori dal campo. Un giocatore che ha sempre basato la sua presenza su tre concetti: talento, lavoro e cuore.
Come diceva il suo compianto “hermano” Kobe Bryant: “Heroes come and go, but legends are forever”. Perché che piaccia o meno, Pau Gasol è stato il più grande giocatore spagnolo e una delle leggende del sport. Il catalano lascia il basket giocato con un palmarès invidiabile tra ambito NBA e FIBA:

  • 11 medaglie (2 argenti e 1 bronzo olimpici, 1 oro mondiale, 2 ori ed altrettanti argenti e bronzi europei);
  • 2 titoli NBA;
  • 3 titoli ACB;
  • 1 Copa del Rey;
  • Migliaia di premi individuali ai quali aggiungiamo 216 partite disputate con la Spagna di cui è il miglior realizzatore (3656 punti), 20.894 punti, 11.305 rimbalzi e 3925 assist in NBA.

Per rendergli omaggio andiamo a parlare della sua gloriosa carriera.

DA SANT BOI AL BARÇA

Pau Gasol Sáez nasce a Barcellona il 6 luglio del 1980 da Agustí Gasol e Marisa Sáez originari di Sant Boi de Llobregat (quartiere di Barcellona), entrambi ex giocatori di pallacanestro, che trasmetteranno a Pau e ai fratelli Marc e Adrià la passione per la palla a spicchi. Inizia a giocare nella sua scuola il Collegi Llor per poi passare al Cornellà, l’allora settore giovanile del Barcellona, dove resterà per due anni.
All’età di 14 anni è già alto 1.85 cm con eccellenti fondamentali anche se gli manca l’aspetto fisico (da qui il soprannome “Pantera Rosa”). In questo periodo sono importanti due figure per Pau: Joan Montes e Juan Carlos Navarro. Il primo lo fa giocare da playmaker, sviluppando in lui un notevole ball-handling; il secondo a livello umano aiutandolo ad aprirsi al mondo e divenendo il suo migliore amico.

Poi, nel 1998 arriva la grande chiamata: il Barça di coach Aito García Renéses. Il leggendario maestro nota che questo giovane ha qualcosa di speciale. Lo invita spesso agli allenamenti dove lo prova da ala piccola per poi capire che la sua vera posizione è nel settore lunghi, vista la crescita notevole (arrivato oltre i 2m). Fino ad arrivare al 17/01/1999 quando Pau debutta nella sconfitta del Barça contro Cáceres, dove disputa solo 17 secondi ricevendo a malapena il pallone ma fu un primo segnale.

La stagione 2000-2001 è quella della definitiva consacrazione. Gasol deve sostituire Rony Seikaly, acquisto di punta dei blaugrana, prendendone il posto definitivamente. Lo fa in due occasioni in particolare. La prima è la finale della Copa del Rey contro gli acerrimi rivali del Real Madrid in cui realizza una prestazione irreale da 25 punti, 6 rimbalzi e titolo di MVP. La seconda nei playoff ACB in cui guida il Barça al titolo di campione di Spagna a suon di prestazioni notevoli e mostrando il talento ed il vasto bagaglio tecnico di cui dispone (11.4 punti e 5.2 rimbalzi di media in 24 minuti). La rivelazione del basket europeo attira su di sé molte attenzioni dall’NBA, decidendo così di varcare l’oceano ed andare a giocare tra i più forti

NELLA TANA DEI GRIZZLIES

Le previsioni ufficiali in vista del draft NBA del 2001 lo davano tra la 10° e la 15° scelta. Poi arriva la sorpresa; la sera del 27 giugno, nella cornice del Madison Square Garden di New York, Pau viene scelto alla n°3 dagli Atlanta Hawks, preceduto da altri due big man come Kwame Brown e Tyson Chandler. Si tratta del miglior posizionamento per un europeo (poi superato da Milicic e il nostro Bargnani), facendo di Gasol il secondo giocatore spagnolo ad arrivare nella lega americana nella storia dopo Fernando Martín.

Tuttavia, a poche ore dalla realizzazione del sogno, Pau viene coinvolto insieme ad altri due giocatori e scelte future in uno scambio con i Memphis Grizzlies dove avrà inizio la sua carriera negli USA. I primi momenti non sono facili, vista la cattiva reputazione dei giocatori europei agli occhi degli americani, ma Pau ha a disposizione un fattore d’enorme aiuto al suo fianco: la famiglia che si è trasferita insieme a lui.
Ma Gasol fa fin da subito breccia nei tifosi. Una prima stagione da favola con 17.6 punti, 8.9 rimbalzi e 2.7 assist a partita che gli valgono il premio di Rookie of the Year (primo europeo nella storia a vincere tal premio). Quell’anno giocò tutte le 82 partite andando in doppia cifra per 72 incontri e oltre i 20 in 30 occasioni. Verrà invitato all’All Star Game per il Rookie Challenge, anche se l’immagine di quella stagione è la schiacciata su Kevin Garnett (suo idolo) che lo aveva sfidato apertamente in una sfida precedente.

La stagione 2003-04 è quella della storia per i Grizzlies. Pau trascina la franchigia del Tennessee alla prima qualificazione ai playoff NBA grazie a prestazioni sempre più impressionanti. Tuttavia, l’avventura sarà breve perché i Grizzlies vengono eliminati 4-0 dai Cleveland Cavaliers con Gasol ultimo a mollare (18.5 punti, 5 rimbalzi e 2.6 assist di media nella serie). Da quel momento in avanti lo spagnolo continua a mettersi in mostra, ma tra infortuni (importante quello subito nel 2006 con la nazionale), le numerose sconfitte e i continui cambi in panchina, si arriva al 2008 con la fine della sua avventura in Tennessee e l’inizio della gloria.

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Laureato in Scienze Linguistiche con una forte passione per la palla a spicchi sia praticata (giocatore amatoriale di basket e di baskin per il Pepo Team Vanoli) che guardata. Seguo la Vanoli per la LBA e il Valencia per ACB ed Eurolega. Attualmente scrivo per Backdoor Podcast e Dunkest.