Achille Polonara: “Non ho ascoltato il timeout, ma abbiamo vinto il campionato”

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Achille Polonara

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Raccontaci di quella volta che Ivanovic ti ha detto di marcare Shved. Non avevi capito, vero?

Verissimo! Quando mi ha indicato pensavo avesse indicato un altro, e invece si rivolgeva a me. Mi disse “Devi marcare Shved”, ero molto sorpreso della scelta ma non è neanche andata troppo male…

Hai detto a più riprese che Duško è stato uno di quelli che ti ha dato di più. Cosa rende speciale Ivanovic? Come spieghi il connubio così positivo?

Lui arrivo a metà stagione al mio primo anno a Baskonia. Prima avevo minuti limitati, non giocavo tanto, alcune partite sedevo anche 40′. Col suo arrivo mi sono sentito un giocatore molto più in fiducia, importante per la squadra. Ha molto aiutato le mie performance…

Prima eri il backup di Shengelia, poi hai iniziato a giocare con lui. Una chiave?

Sicuramente: Duško mi utilizzava anche da 5, gli piaceva il mio modo di interpretare il ruolo. Abbiamo avuto un ottimo rapporto.

Cosa c’è di diverso a Vitoria nel giocare basket a livello professionistico? Ogni anno il Baskonia riesce a sorprendere, a fare risultati. L’aria? L’ambiente? Cos’altro?

Lì ti fanno sentire a casa, senza troppe pressioni, sin dal primo giorno. A Vitoria sono bravi a firmare giocatori usciti da poco dal college o che non hanno ancora avuto esperienza in Eurolega in modo che la squadra possa giocare bene insieme. Non ci sono troppe distrazioni extra campo, e questo aiuta! Ogni anno sono in zona playoff, sono una squadra sempre da rispettare.

Quel tuo assist a Vildoza: che azione! Stavi per fare un hand off a Henry e all’ultimo hai cambiato, trovando Vildoza. Com’era disegnata?

Ti dico: in quell’azione non dovevo essere nemmeno in campo! Doveva entrare Janning al mio posto. Mancano 4 secondi, Duško ha chiamato chiamato il timeout ma in quel momento hai altri pensieri: ascolti e non ascolti… L’arbitro non aveva concesso il cambio e non avevo ascoltato lo schema di Dusko. Sono entrato dicendo “Bisogna improvvisare qualcosa, non bisogna sbagliare. Che Dio me la mandi buona, sennò mi mangia”. Fortunatamente Kuric non era prontissimo in quella frazione di secondo!

Quella corsa sugli spalti, il pianto liberatorio, le finali perse in precedenza… Cosa ti è scattato in quel momento? Cos’hai sentito quando ti sei raccolto da solo sui seggiolini?

Ho perso tante finali nella mia vita: è stata una liberazione! Da lì ho vinto un campionato col Fener e la Supercoppa con l’Efes. Ho contribuito alla vittoria con quell’assist, è stata una grande felicità.