Adam Silver: genio illuminato o mente icariana?

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Adam Silver
Grafica di Grazia Cifarelli

Mai banali. Le domande postegli da Flavio Vanetti per il Corriere della Sera insistono su tematiche già trattate e sviscerate in altre sedi, ma le risposte contengono tutte uno spunto di interesse e un’arguzia fuori dal comune. Abbiamo ormai imparato a conoscerlo, durante questi 8 anni da commissioner NBA: Adam Silver è molto di più di un semplice erede. Prendere in consegna il lavoro di David Stern e mantenere lo stesso status della Lega nonostante una pandemia mondiale non era affatto scontato. Silver, delfino del compianto Stern, ha saputo strizzare l’occhio alle nuove generazioni riuscendo a mantenere la barra dritta riguardo oscure questioni interne (non ultima la cacciata di Donald Sterling in seguito alle famigerate intercettazioni). Nelle colonne del CorSera, Silver tocca diversi punti caldi della propria esperienza di commissioner e di attualità per il mondo NBA e del basket in generale, regalando interessanti chiavi di lettura.

Evidenziando la continuità con la linea rigorista e autorevole del predecessore, l’ex avvocato prospetta addirittura un aumento dei ricavi per l’anno 2022. Pensare di ottenere 10 miliardi da un business che, tra disinteresse degli sponsor e capienza limitata dei palazzetti, ha comunque subito le conseguenze dell’emergenza pandemica, è sintomo di una lungimiranza di investimenti e gestione delle risorse che dovrebbe prendersi a modello. Risolvere questioni gravose come quelle che vedono protagonisti Robert Sarver e i Portland Trail Blazers, affidando a ciascuna di esse la giusta considerazione, è simbolo di un pugno duro in grado di rendere malleabile la realtà di lavoro. Prospettare ulteriori sviluppi di crescita della Lega fuori dal territorio statunitense grazie a progetti come NBA Africa è emblema di una visione a lungo termine tanto ambiziosa quanto consapevole della potenza di cui gode al momento la NBA sul mercato sportivo ed economico. Nonostante le difficoltà dell’ultimo periodo…

Le questioni più interessanti riguardano, tuttavia, l’Europa e l’Italia. Adam Silver ribadisce nuovamente l’intenzione di riprendere i contatti con FIBA ed ECA riguardanti una competizione vissuta in sinergia tra le diverse leghe: lo sguardo di Silver riguardo a competizioni extranazionali in season è da sempre vigile, anche per una possibile importazione nel calendario NBA. Se dovessimo decidere una risposta da mantenere fissa nella memoria, probabilmente sceglieremmo l’ultima: “il basket italiano ha numerosi cestisti di qualità, oltre a tifosi appassionati e solidi programmi di sviluppo. Vedere più vostri giocatori nella Nba è soltanto una questione di tempo”.

È curioso constatare quanta fiducia riponga Silver nel nostro basket. Una fiducia che noi riterremmo sconsiderata. Si può discutere sul numero di cestisti di qualità: i risultati della spedizione olimpica della scorsa estate hanno risollevato la considerazione del movimento, anche se le falle a livello giovanile non sono facilmente arginabili. Basarsi solo sulle prestazioni di Gallinari e pochi altri, si sa, non è indice completo della bontà del sistema globale, ma agli occhi di un esterno la patina non si presenta così raggrinzita. Sulla passione dei tifosi, nulla da dire: le immagini dei palazzetti prima della pandemia, al netto delle difficoltà economiche, sono ben impresse nella nostra mente. Ma i solidi programmi di sviluppo? Confidiamo che Gandini e Petrucci, nei colloqui privati con Adam Silver, siano stati capaci di presentarli meglio che a noi. O meglio: che ne abbiano presentato qualcuno, a differenza del vuoto di lungimiranza di cui abbiamo goduto sinora. La ventata di ottimismo è ingiustificata? Spes ultima dea, dicevano gli antichi…