Il ricordo di Alberto Bucci: molto più di un allenatore

Alberto Bucci

Ci ha salutati Alberto Bucci. La malattia, iniziata nel 2011 e combattuta, detto senza facili luoghi comuni, con forza incredibile, alla fine ha avuto la meglio. Avrebbe compiuto 71 anni il prossimo 25 aprile.

Con lui se ne va un pezzo enorme della nostra pallacanestro. Trent’anni spesi sulle panchine di mezza Italia. Trent’anni iniziati nel 1974, 25enne, a guidare quella Fortitudo che poi, inevitabilmente, sarebbe stata sua avversaria più fiera, da simbolo della Virtus quale è stato fino al suo ultimo momento.

Tre scudetti, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Quasi tutto con la VNera il suo palmares. Che, alla fine, è forse il meno di quanto ottenuto in carriera. Passata da Rimini (portata dalla serie D alla A2 in quattro anni), Fabriano (portata in serie A nel 1982), Livorno (con la finale “giallo” persa contro Milano nel 1989, tre anni dopo aver riportato in serie A la squadra), Verona (portata in serie A nel 1991 dopo la storica vittoria in Coppa Italia con una squadra di A2), Pesaro (portata fino alla finale Scudetto). Ma alla fine tornata al suo primo, vero, amore. Quella Virtus Bologna di cui è stato Presidente dal 2016 a oggi.

Presidente vero, non di facciata. Capace, con la sua presenza e le sue parole, di risolvere più di una crisi. Individuato come uomo della rinascita dopo la dolorosa prima retrocessione sul campo di tre anni fa. A ragione. Attorno a lui si è costruita la stagione 2016/17, quella dell’immediata risalita dalla seconda serie, partita in un clima da inverno post atomico causato da quella delusione.

Lui ha evitato che la situazione precipitasse in un primo turno di playoff complicato contro Casale Monferrato. Lui è stato il simbolo attorno cui il popolo virtussino è tornato a innamorarsi della squadra. Lui ha aperto la stagione 2018/19 dei bianconeri il giorno della presentazione, in agosto.

Se ne va un uomo poliedrico, che non è stato solo un allenatore di basket. Dotato di una capacità rara di far breccia con le parole. Pensò, e quasi riuscì, a diventar sindaco di Rimini anni addietro. La stessa Rimini dove ricevette una della più grandi delusioni della sua vita: truffato da chi aveva garantito i soldi per far decollare un progetto cestistico ambizioso.

Ambizioso come gli anni d’oro bolognesi, a metà novanta: i primi sussulti della stella Danilovic, una tripletta bagnata dalla sua presenza in panchina nel secondo e terzo centro, dopo l’addio temporaneo di Ettore Messina, volato a occuparsi della Nazionale. La capacità di tornare a vincere dieci anni dopo la prima volta.

La sua carriera da allenatore professionista è terminata nel 2004, ma nel frattempo si è tolto la soddisfazione di guidare le Nazionali Italiane Over, da responsabile del settore Master. Vincendo il Mondiale con la Over 45 maschile nel 2009, dopo aver messo in bacheca tre diversi titoli europei (femminile over 30, maschili over 40 e 45) l’anno prima. E non pensate che fosse un semplice passatempo per divertirsi e svagarsi un po’.

Hall of Fame del basket Italiano. Hall of Fame della Virtus Bologna. Resta immortalato sui muri dell’Arcoveggio con la sua inconfondibile giacca rossa che talvolta sfoggiava a bordo campo.

Lucio Dalla, Alberto Bucci, Augusto Binelli

Wendell Alexis, Joe Binion, Flavio Carera, Andrea Fantozzi, Alberto Tonut, Jan van Breda Kolf, Elvis Rolle, Roberto Brunamonti, Renato Villalta, Augusto Binelli, Marco Bonamico, Sasha Danilovic, Claudio Coldebella, Paolo Moretti. Nomi pescati dal mazzo dei giocatori allenati, che con lui hanno saputo esaltarsi e raggiungere alcuni dei momenti più alti delle proprie carriere.

Se ne va una persona vera, che la malattia degli ultimi anni aveva reso forse più riflessiva: “Per me l’amore è amore due volte. Il bello è bello due volte: questa mia condizione mi ha reso più facile capirlo. Vorrei lo capissero tutte le persone. Tante volte ci arriviamo vicino ma neanche ce ne accorgiamo.”

Quello di cui, certamente, si sono accorti tutti gli appassionati di pallacanestro è il segno indelebile che ha lasciato su questo sport.