Gentile schianta il Real, è l’ennesima rinascita?

Gentile

Con alcuni talenti la storia sembra ripetersi con clamorosa e precisa ricorrenza. Il climax di una carriera presenta il momento di salita, poi spesso una fragorosa discesa quando meno ce la si aspetta, in attesa di un’altra risalita, magari un’altra picchiata e così via.
Possiamo dire che Alessandro Gentile di queste montagne russe ne abbia già vissute fin troppe per la sua non veneranda età e all’indomani di una prestazione “vintage” che ha permesso al suo Estudiantes di battere nel derby dopo quattro anni il Real, siamo in tanti a pensare:

Ma forse questa volta…

Poco dopo il pensiero che si fa strada è:

No, questa volta non mi freghi.

Pensare all’Alessandro Gentile uscito da Treviso per approdare a Milano, alla sua crescita come giocatore che lo aveva portato ad essere oltre che una rising star di Eurolega, un vero e proprio uomo franchigia, fa quasi rabbia. Un talento fisico, tecnico e di feeling con il gioco come ne passano pochi, con assieme la capacità innata di metterci sempre la faccia in tutti i momenti, anche nei momenti più difficili. A me piace ricordare sempre l’infausta serie di Milano contro Sassari in cui dopo la vittoria in gara 5 garantì il ritorno a casa in gara 7 facendo seguire le parole ai fatti. Anche se poi con quel pubblico che lo aveva acclamato in quella e altre situazioni, ha avuto qualche problema. È poi affare di questi giorni la dichiarazione di Jasmin Repesa, tornato a Milano con il Buducnost, che ha manifestato il suo dispiacere per come è finito il suo rapporto con l’ex stella milanese. La reazione social del giocatore è stata chiara nella sostanza.  Dopo Milano c’è stata Atene, sponda Panathinaikos che fu di papà Nando, poi un’infruttuosa esperienza a Gerusalemme e infine una Virtus dall’amore mai nato con l’impressione che ancora una volta si fosse al punto di non ritorno.

Poi arriva la chiamata dell’Estudiantes…
Un pò poco per il Gentile che abbiamo conosciuto quando una nazione lo vedeva come la grande speranza del proprio basket, ma anche un’occasione (l’ennesima) per ripartire. Lontano dalla ribalta, dalle attenzioni e dalle conseguenti critiche che ogni tanto si è tirato addosso, ma con la possibilità di concentrarsi solo sul basket e su (ad esempio) un movimento di tiro che confrontando i video dei tempi di Treviso sembra stato rubato da un qualche potere soprannaturale. Si è parlato poco di lui in questa stagione, quasi perdendolo dal radar e poi arriva la partita più sentita nella capitale spagnola, quella che vede l’Estudiantes quasi sempre sconfitto al cospetto dei campioni d’Europa e d’un tratto il suo nome torna, prorompente come solo alcune figure sanno essere.
25 punti, 11-18 dal campo, 3-5 ai liberi, 5 rimbalzi e 19 di valutazione con annessa vittoria per gli azzurri, segno che Alessandro ancora sa bene come si gioca a basket e come si possa essere anche decisivi in un campionato come l’ACB.

Tanto entusiasmo, un pizzico di patriottica felicità e un sentimento di fondo:

No, questa volta davvero non mi freghi.

Sperando che questa non sia ancora una casualità, ma la normalità per un giocatore e una personalità che divide e per la quale non rinunceremo mai a sognare in grande.