NBA: all that Jazz!

378
jazz

La musica degli Utah Jazz suona forte in testa alla Western Conference!. Reduci da 10 gare vinte consecutivamente e forti di una coesione che permette loro di giocare a memoria perfino senza Mitchell (chiedere a Doncic), la squadra di Coach Snyder si trova addirittura oggi davanti allo showtime losangeleno. La partenza non brillantissima (4W-4L) è stata allontanata da una serie di performance strabilianti nelle quali i 7 super titolari di Quin Snyder hanno mostrato sul campo il credo cestistico del loro allenatore: transizioni dalle ali, presenza nel pitturato e precisione dall’arco.

Utah Jazz's Quin Snyder and Donovan Mitchell win NBA monthly awards - Deseret News

L’attacco è la nuova forza

La scelta di Coach Snyder è figlia, ovviamente, dell’ormai indiscutibile leadership di Donovan Mitchell – il cui mega rinnovo al quarto anno ne certifica il profilo di volto della franchigia – ma anche di fattori apparentemente minori come l’avvento dell’anarchico Jordan Clarkson, trasformato, da una parte, in un game planer a protezione della propria metà campo, dall’altra, in un assaltatore offensivo. E’ anche grazie a loro se i vecchi mantra pressing/difesa asfissiante vengono ora appaiati da varietà/qualità/sorpresa dell’attacco; peculiarità quasi inedite nello Utah quanto alcune delle loro statistiche avanzate (+7.6 di Net Rating, 114.6 di OffRtg e  107 di DefRtg).

Utah Jazz have had their eye on Jordan Clarkson for a while and will give him some freedom on the court - Deseret News

I ragazzi di Snyder rappresentano così il gotha del basket per efficienza in entrambe le metà campo assieme agli incontrastabili gialloviola californiani; i complimenti di Steve Kerr, che ipotizza per Utah un futuro simile a quello dei suoi vecchi Warriors, sono contestualmente motivo di orgoglio e attestato di stima. Principale artefice dei successi di Utah è ovviamente la premiata ditta Mitchell/Gobert. E’ sui loro giochi a due che si fonda gran parte dell’attacco dei Jazz. Da lì partono le varie opzioni offensive di Utah sia che esse si concludano con una conclusione sotto il ferro a chiusura dei loro pick and roll, con un floater dalla media o con la ricerca di uno dei molteplici tiratori spot up dall’arco.

Le armi stagionali

I Jazz, secondo gli ormai storici mantra del coach, vanno piano e ragionano molto su ogni singolo possesso, limitando così le transizioni avversarie. Alla classe di Ingles, adattatosi definitivamente al ruolo di sesto uomo alla veneranda età di 34 anni,  si affiancano Royce O’Neale e la novità Georges Niang quale valvola di sfogo fra i 3 & D player.  Oltre a loro, la presenza per 16 minuti a partita del rientrante alla base Derrick Favors  oltre al già richiamato apporto di Clarkson ergono a protagonista una panchina finalmente focale. Le fulminee transizioni e gli uno contro uno dei vari Mitchell, Conley e Clarkson, assieme all’autorità nel pitturato del francese, sono il segreto malcelato dello splendido campionato  dei Jazz accanto alla spaventosa quanto inedita attitudine a colpire da fuori, che eleva i Jazz – col 39.7% di squadra!! – al secondo posto di tutta la NBA su ben 42 tentativi a partita.

Breathe easy, Utah Jazz fans: Mike Conley can (maybe) still play

Meritevole di menzione  nei successi Jazz è anche e soprattutto Mike Conley, le statistiche del quale aumentano di giorno in giorno e la cui regia è tornata sopraffina così scacciando la ruggine e le nubi degli esordi nella terra dei mormoni. Le numerose incursioni che cozzavano nella restricted area vengono adesso sostituite da velocità nel giro palla, assist agli esterni e da una mano calda come non mai in carriera. In calo , ma possibile arma futuristica allorquando recupererà totalmente dall’infortunio al polso, Bojan Bogdanovic, determinante assenza negli ultimi playoff e senza dubbio altro importante violino della orchestra Jazz.

Dove possono arrivare i Jazz

Per ragionare sul futuro di Utah, bisogna anzitutto partire dalla fine della vecchia postseason, nella quale, Lakers a parte, nessun team ha dato a vedere certezze incontrastate. In fondo, se i Nuggets hanno fatto loro lo scalpo giocandosela poi alla pari con LeBron nulla può impedire ai Jazz di sognare un simile percorso, attendendo con fiducia – vista l’età tuttora giovane dei suoi dominanti leader Mitchell e Gobert – la fine dell’epoca gialloviola col prescelto al timone di comando.

Second Utah Jazz player has coronavirus after Rudy Gobert 'careless' in locker room, ESPN says

Se la Eastern Conference ha smosso molteplici stelle ed è tornata elite con tante squadre ipoteticamente in grado di darsi battaglia, ad ovest la situazione potrebbe rivelarsi favorevole alla truppa di Snyder. Denver ha perso in Grant una pedina fondamentale, Doncic è sovente gemma isolata, Golden State e Phoenix sono in faticoso riavvio, Spurs e Houston sono prossime al rebuilding e Portland è frequentemente improponibile in difesa. E’ arrivato il momento di tornare a suonare un po’ di Jazz? Solo il resto della stagione ce lo potrà dire, per adesso godiamoceli!.

Lucio Di Loreto
Pazzo di NBA sin dalle sfide epiche Lakers/Celtics anni 80! DJ, Byron Scott, Isiah, Kevin Johnson, Vinnie Microonda, John Stockton, Sir Charles, Grant Hill e il Run TMC i miei idoli. Dopo turbolente esperienze scolastiche ho maturato la passione per la scrittura, forse per rivalsa verso le "odiate" professoresse del passato..collaboro infatti da 20 anni su fanzine, blog, pagine FB e siti internet per quel che concerne jazzfusionprog, cinema e sport USA!