NBA, Anthony Davis: pensieri, opere e omissioni

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Davis

Ci ha pensato Rich Paul a innescare le voci di mercato che stanno rimbalzando sui social, muovendo la grossa macchina delle congetture e delle possibili trade. A ben 18 mesi dalla naturale scadenza del contratto, l’agente di Anthony Davis – ma anche di LeBron James solo per citare il primo della lista – ha sganciato una bomba mediatica di difficile soluzione per i New Orleans Pelicans e per le possibili pretendenti. Che “unibrow” voglia vincere è un diritto legittimo e chiaro quasi come l’impossibilità che ciò possa avvenire nella città del jazz. Di qui a dire che però la trade si farà entro il 7 febbraio o a fine stagione, nonostante le mille voci e supposizioni di queste ore, è cosa ben diversa.

QUOTES

AD ha chiesto di essere inserito in una trade che lo porti in una squadra che possa competere per vincere qualcosa di importante.

Laconico, stringato come solo i 140 caratteri di Twitter sanno essere, ma incisivo. Rich Paul ci ha pensato bene e ha scelto il momento adatto, quando New Orleans bazzica nella parte medio-bassa della lega, con un 22-28 di record non invidiabile, col suo assistito che stanotte non era neanche in campo nella sconfitta contro gli Spurs e proprio quando i media si stanno accorgendo di come il “compagno di reparto” Jahlil Okafor stia aggiustando le sue percentuali. Fanno specie le dichiarazioni, in tardo pomeriggio – per le latitudini europee – di coach Alvin Gentry, che sottolinea come il ragazzo, finchè il suo destino non sarà deciso, voglia continuare a far parte dell’organizzazione dei Pelicans e stare in campo. Non sappiamo come la pensi a riguardo il GM Dell Demps, ma la situazione da qui fino al momento della trade, qualsiasi esso sarà, si fa spinosa: come muoversi?

 

TRADE MACHINE: CHI, QUANDO E COME…

Senza voler fare un discorso di chi abbia opportunità, è chiaro che sono due aspetti che devono essere considerati nelle ipotesi di scambio: il pedigree effettivo della squadra post trade, ossia se questa sarà in lizza per il titolo, nonché una questione economica. Proprio da questo secondo aspetto vale la pena partire. Solo i Pelicans, con il rinnovo del contratto, potrebbero offrire a Davis il massimo salariale da circa 250 milioni di dollari. Visto che questa possibilità sembra scartata dal lungo, allora il discorso si fa interessante anche per quelle squadre che sono magari sotto traccia ma che possono arrivare a cifre poco sotto quella citata. La prima che viene in mente è di sicuro New York, con i Knicks che però in primo luogo dovrebbero provare a tenere Porzingis in estate, ma soprattutto dovrebbero sperare di beccare la prima scelta alla lottery – ipotesi non peregrina dopotutto – e fornire quindi a New Orleans una nuova stella (magari Zion) più un blocco giovane fatto dei vari Knox, Hezonja, Cornet per poter ripartire. Fattibile? Più no che sì se la scelta dipende solo dal giocatore, visto che comunque i Knicks, anche con una coppia di lunghi di altissimo profilo, potrebbero non arrivare ai ranghi più alti della Eastern Conference.

Allora ecco che il ranking del team fa il suo. Boston sarebbe la squadra ideale per prenderlo subito e dargli concrete possibilità di lottare quantomeno per il titolo a Est. Peccato che non possa effettuare la trade entro il 7 febbraio, perché ha a roster Kyrie Irving che ha già esercitato la “Rose Clause” al momento della sua estensione post contratto da rookie. L’attuale regolamento vieta di avere due giocatori che hanno esercitato tale opzione nello stesso team, per cui, o “Uncle Drew” viene inserito ora nella trattativa, oppure bisognerà aspettare luglio, quando Boston sceglierà se rifirmare Irving (con nuovo contratto) o lasciarlo andare, liberando comunque la casellina per prendere Davis, con il sacrificio di un ottimo giocatore (Brown, Horford o Rozier) e forse anche di Tatum, ma mantenendo comunque un gran bel nucleo.

Se però si aspetta l’estate, nonostante possano farlo già adesso, ecco che i pretendenti più prepotenti sembrano essere i Los Angeles Lakers, che a conti fatti sono gli unici che potrebbero prendere Davis già entro il 7 febbraio. Il punto riguarda quale sarà il destino di Walton sulla panchina gialloviola e quanto peserà LeBron, assistito dallo stesso agente di Davis, sulla trattativa. Le speculazioni interne dicono che sul piatto dovrebbero essere messi sicuri Lonzo e Kuzma, altri fantasticano (ma anche no) aggiungendo anche Ingram, ma questo comunque farebbe un danno al progetti losangelino della gestione Magic Johnson. Il sacrificio vale la candela?

Ipotesi più remota e scartabile quella che porta altrove il buon Davis: i Clippers sembrano essere proiettati a lasciare il cap per prendere Kawhi Leonard nella free agency, San Antonio dovrebbe muoversi per tempo adesso, inserendo DeRozan che è in rampa di lancio e che solo ora ha finito di ambientarsi all’Alamo, Toronto metterebbe sul piatto tanti giovani di prospettiva di nessun impatto attuale, mentre Golden State, in estate, qualora servisse ancora qualcosa a Steve Kerr, dovrebbe piazzare sull’aereo per New Orleans Klay Thompson e Draymond Green. Last but not least, ci sarebbe Chicago, città natale di Davis, che però dalla sua può mettere la nostalgia ed un quintetto di giovani agguerriti con Markkanen e Lavine: basterà per il #cominghome?

LAST THOUGHTS AND THE TRUTH…

Il fatto che un agente, a 18 mesi dalla scadenza, crei un disastro a New Orleans e generi queste trade options in quantità industriale è un fenomeno tanto odioso quanto impossibile da frenare. Doveroso rispettare le ambizioni del giocatore,ma qui si trapassa un limite che con la correttezza sportiva ha ben poco a che spartire. Innanzitutto ben si deve considerare che questa decisione costerà a Davis una trentina di milioni di dollari sulla sua prossima estensione contrattuale, visto che solo i Pelicans potevano arrivare al massimo. Scelta opinabile e dettata dal solo fatto di voler vincere, cosa che il buon Kevin Durant conosce bene e che gli consente di commentare stigmatizzando la bufera mediatica con un “Not serious things”.

Non vorremmo poi essere nei panni di coach Gentry o nel GM Demps quando, magari passata la trade deadline, fino a fine stagione, si porrà la scelta su far giocare o meno il ragazzo, che magari potrebbe infortunarsi e far perdere di valore la trade ed il futuro della squadra. Ed il ragazzo in carriera qualche piccolo problemino fisico lo ha accusato. Scelte di sicuro interessanti, ma vale la pena andare ancora oltre: ipotizzando che neanche in estate arrivasse quell’offerta giusta per convincere i Pelicans a rifondare nel giusto modo, cosa succederebbe al buon Davis da separato in casa nell’ultimo anno di contratto? Un nuovo caso Kawhi Leonard all’orizzonte? Ecco perché, anche al netto di tutte le possibilità, Paul Pierce chiude il cerchio con un canonico ed ironico

“Su coraggio, stiamo a vedere cosa succederà ad Anthony Davis. Sono davvero curioso di sentire tutte le vostre proposte sull’argomento”.

Non è un caso che la bandiera dei C’s sia soprannominato “The Truth”.

 

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