La nuova Aquila Trento e la “Craft mentality”

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Che Aaron Craft fosse un giocatore speciale, un leader, un soldato che vuoi sempre avere al tuo fianco in battaglia era chiaro fin dai tempi del college dove in quel di Ohio State faceva felice coach e compagni con le sue giocate difensive e la sua ineguagliabile grinta. Un atleta con quelle caratteristiche non poteva dunque trovare una squadra migliore dove accasarsi, anzi, dove fare ritorno come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista. Il credo dell’Aquila Trento ormai da diversi anni è quello di essere “duri a morire” e l’ex Buckeyes ha sposato in pieno questo pensiero, lo ha fatto suo, lo ha per certi versi amplificato portando in dote una mentalità vincente oltre che combattiva.

Partiamo dunque proprio da questo concetto, in che modo Craft sta cambiando le sorti della sua squadra? Possiamo riassumerlo con un’immagine, un motore di un’auto che sai che può darti grandi prestazioni ma a cui manca la benzina per poter partire e cominciare a correre. Ecco, Aaron in queste poche settimane dal suo ritorno alla corte di coach Buscaglia è stato proprio questo, una vera e propria iniezione di fiducia. Non è certo un giocatore da grandi statistiche, da numeri da capogiro, ma è chiaro a tutti che quando lui è sul parquet qualcosa di buono accade sempre. Poco importa se non si è ancora visto il Craft “realizzatore”, quello ammirato nella sua prima esperienza trentina per intenderci, attualmente il suo pensiero sembra rivolto a studiare i compagni. A ogni time out, a ogni pausa, o durante un tiro libero lui non perde mai occasione di parlare con i compagni spiegando movimenti, incitando e talvolta rincuorando i suoi compagni di squadra.

IL PENSARE POSITIVO

La sua positività ha contagiato tutti e giocatore dopo giocatore tutti sono ritornati ad avere convinzione dei propri mezzi, come abbiamo già detto Craft è un playmaker dalle grandi letture ed i primi a beneficiarne sono stati gli altri due “cavalli di ritorno” Dada Pascolo e Devyn Marble, che dopo il suo arrivo hanno cominciato a macinare canestri. Si attendeva in maniera ormai quasi impaziente una grande risposta da parte di questi due giocatori tanto dal cominciare a chiedersi se sarebbero mai tornati quelli di un tempo. Ma non erano i soli ad essere in difficoltà, l’intera squadra sembrava la brutta copia di quella ammirata nelle ultime due finali scudetto: tutto girava male, i buoni tiri non arrivavano più e anche la difesa, grande sicurezza della squadra di Buscaglia cominciava a scricchiolare pericolosamente. L’immagine della squadra dura a morire cominciava a sbiadirsi, il palatrento non era più un fortino difficile da abbattere arrivando addirittura a subire 30 punti di distacco contro i russi dello Zenit. L’arrivo di Craft ha permesso di mettere a posto per prima cosa proprio la difesa, seppur Aaron non sia un gigante è dotato di grande forza fisica e mani estremamente forti e veloci che gli permettono di poter accettare cambi difensivi contro avversari che lo superano anche di molto in altezza.

DIFENDERE E DIFENDEREMO

In una difesa concettualmente costruita sulla grande interscambiabilità di ruoli dove tutti cambiano su tutti l’arrivo di Craft è stato un vero e proprio toccasana. Il numero di palle rubate è aumentato, le classiche “palle sporche” che nella versione “pre Craft” andavano spesso a vantaggio degli avversari adesso vedono premiare la maggior parte delle volte i trentini e questo fa una grande differenza per una squadra che fa proprio della difesa la principale arma anche per guadagnare fiducia quando si proietta in attacco. Parlando di attacco un altro giocatore che sta beneficiando della ritrovata fluidità offensiva è il portoghese Beto Gomes che nelle ultime gare sembra non riuscire più a sbagliare un tiro dalla lunga distanza oltre a divertirsi e divertire con le sue roboanti schiacciate su taglio backdoor. Ovviamente il campione di partite per poter giudicare se l’Aquila può tornare a fare la voce grossa in Italia e in Europa  è ancora troppo ristretto per dare un giudizio definitivo ma sicuramente negli occhi dei giocatori adesso c’è una luce totalmente diversa, la consapevolezza di poter essere una squadra di alto livello sembra essere tornata, solo il tempo può dire se in maniera definitiva o estemporanea.