Banchi: “La mia Virtus? Distribuito le responsabilità diversamente”

La Virtus Bologna è una delle squadre più calde e in forma di questa prima parte di stagione in Europa. Le Vu Nere hanno dominato il campionato italiano fino allo scorso weekend, in cui è arrivata la sconfitta a Cremona, e in EL avranno questa settimana l’occasione di prendere il primo posto al Real Madrid nella sfida del WiZink Center. Quali sono, quindi, i segreti di questo inizio così sfavillante, soprattutto se confrontato con le aspettative e il subbuglio del pre-campionato? Noi abbiamo già provato a dare le nostre risposte, ma chi meglio di coach Luca Banchi può fare il punto della situazione in casa bianconera?

Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Banchi prima di tutto ha voluto spiegare cosa significhi rappresentare una realtà d’eccellenza come quella della Virtus Bologna. Non la prima con cui il coach italiano si mette a confronto, vista anche l’esperienza di diversi anni fa all’Olimpia Milano. In entrambi i casi, Banchi ha sentito (e sente) addosso un grande peso di responsabilità nel doversi dimostrare all’altezza del blasone dei due club e dei loro investitori.

Grazie a due imprenditori come i signori Armani e Zanetti, il basket è tornato ad avere grandi squadre e grandi giocatori. Ho avuto il privilegio di lavorare due anni a Milano e ora a Bologna dove ti misuri con l’eccellenza. Ogni giorno, quando vado in ufficio, vedo chi è passato di qui: Porelli, Peterson, Messina, Bucci, Brunamonti, Sugar Richardson e altri. E mi chiedo cosa devo fare per esserne all’altezza

Inizio di stagione sfavillante, come dicevamo prima, per la Virtus Bologna. Tuttavia, Banchi ci tiene a non far alzare troppo gli entusiasmi, ma anzi a prepararsi: dopo questi momenti di gioia e esaltazione, arriveranno anche momenti più difficili. Lì i bianconeri dovranno farsi trovare pronti, perché il giudizio definitivo sulla squadra potrà essere dato solo dopo essere passati anche attraverso le difficoltà.

Il mio vissuto mi dice che non sarà sempre settembre e ottobre, le stagioni sono lunghe e stressanti. Ci saranno altre sconfitte, quindi rimetto il giudizio perché è quando si minano gli equilibri che si testa la consistenza.

Il protagonista assoluto di questi primi mesi in casa Virtus è stato Toko Shengelia. Il georgiano sta vivendo il momento di forma migliore della sua carriera, e a testimoniarlo c’è il premio di MVP di EL ricevuto nel mese di ottobre. Un riconoscimento più che meritato, per un giocatore che nella scorsa stagione e in estate ha dovuto affrontare molte difficoltà. A partire dalle tante voci di mercato, che Shengelia ha rifiutato scegliendo di rimanere a Bologna.

Ha passato un’estate tormentata con i club che lo hanno cercato. La carica con cui è arrivato dopo il Mondiale non è stata scalfita. La Virtus ha fatto un grande investimento su di lui e lui su Bologna. La sensazione è che ami giocare qui.

Insieme a Shengelia, anche altri giocatori hanno fatto notevoli passi in avanti. Uno tra i tanti è Alessandro Pajola. Il playmaker italiano da anni rappresenta una componente fondamentale del roster bianconero, ma ora sembra aver raggiunto una fase successiva della propria evoluzione. L’obiettivo? Crescere sempre di più e diventare ancora più simbolo della Virtus Bologna di quanto già non sia.

Pajola come Beli rappresenta l’essenza del club. È bello pensare che il suo gioco sia in evoluzione. Ho visto pochi con il suo spirito competitivo, il suo sforzo difensivo è encomiabile. Sarei orgoglioso di contribuire al miglioramento di Pajola e al suo diventare uomo simbolo.

Arriviamo ora alla domanda da cui siamo partiti: quali sono i segreti della sua Virtus Bologna? Come può Banchi aver cambiato così tanto in così poco tempo? La soluzione, per il CT della Lettonia, è nell’aver messo in pratica una pallacanestro leggermente diversa, pur apportando poche modifiche alla squadra. Pianificazione di Sergio Scariolo alla base, esecuzione di Luca Banchi nella forma definitiva.

La squadra è cambiata poco, con l’idea di redistribuire le responsabilità. Belinelli, Hackett, Dunston e Toko sono leader per definizione, esperienza, talento. Il disegno, pianificato da Scariolo e dal club, prevede una pallacanestro diversa. Magari meno spettacolare, ma più affidabile in difesa.

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.