Barcellona anno uno: scelte di Pesic e utilizzo di Pangos

Circa nove mesi fa mi interrogavo sul fatto che il 2017/18 fosse una specie di anno zero per il Barça, un anno quasi del tutto fallimentare che poneva la dirigenza di fronte all’obbligo di ripensare in larga parte il roster per provare a raggiungere gli obiettivi prefissati. L’estate, come ipotizzato, ha rivoluzionato la rosa ed è stato aggiunto talento funzionale sia tra i piccoli che tra le ali, l’adattamento però non è dei più facili. Il record di 4-2 potrebbe far pensare che l’integrazione tra i nuovi e i giocatori rimasti sia a buon punto, invece, se escludiamo la partita, persa, con il Real, il record complessivo delle squadre incontrate è 6-24, molte di queste vittorie non sono state convincenti e c’è un problema di fondo che coinvolge il modo in cui è costruito il roster, le convinzioni di Pesic e la direzione, tendenzialmente opposta a tali convinzioni, in cui si sta dirigendo il basket europeo e, più in generale il basket mondiale. Andiamo con ordine.

 

LE SCELTE DI GIOCO

Il roster è infinito e qui una mia breve introduzione aiuta a capirlo. Si può giocare piccoli o molto piccoli aprendo il campo, ad esempio con Oriola e Singleton come lunghi, o addirittura per alcuni tratti Singleton-Claver oppure giocare molto fisici con Claver-Singleton coppia di ali e un lungo d’area senza raggio di tiro. Il dodicesimo e tredicesimo sono Smits e Pustovyi, due giocatori/armi tattiche potenzialmente in grado di cambiare partita con le loro caratteristiche, rispettivamente energia e wingspan. Per essere il primo anno di un ciclo il campionario di volti tattici disponibili è decisamente troppo ampio per passare con fluidità dall’uno all’altro, perciò Pesic ha saggiamente deciso di operare scelte ben precise.

Il Barça ha un ottima difesa, dovuta all’elevato wingspan e al fatto che non concede seconde opportunità. Però l’attacco non è altrettanto buono, pur non avendo ancora affrontato le migliori difese d’Europa

La scelta più evidente è quella del quintettone, quindi Claver sempre in campo con altri due lunghi, di cui uno tra Tomic e Seraphin e uno tra Singleton e Oriola, mentre tra gli esterni Pangos e Heurtel non giocano mai insieme. Pesic sa di rinunciare a molto con queste scelte ma, da allenatore espertissimo qual è, sa anche che prima è necessario trovare un linguaggio comune e, possibilmente, un tesoretto di vittorie che allenti la pressione sulla squadra e scacci il fantasma della scorsa stagione e solo successivamente si possono avviare esperimenti per aumentare la versatilità della squadra o trovare modi di giocare più funzionali a questo determinato gruppo. Guardando alla sua storia di allenatore non deve stupire che abbia scelto, restando nella sua comfort zone, delle lineups molto fisiche; grazie a Hack a Stat, possiamo scoprire che la scelta sta pagando nel controllo dei tabelloni, il Barcelona infatti è straprimo per percentuale di rimbalzi totali catturati, con il 55.9%, suddiviso in 36.9% offensivo (secondi) e 77% difensivo che è un dato spaventoso, ma un po’ attenuato dal fatto che le squadre affrontate non disponevano di pacchetti di lunghi irresistibili

COSA SI STA PERDENDO?

La risposta facile è Kevin Pangos (tranquilli ci torneremo), mentre la risposta completa è “la profondità del reparto esterni”. Con un rapido calcolo possiamo analizzare i 180 minuti a partita disponibili negli spot esterni. 20 vengono presi da Claver, 40 sono distribuiti in egual modo tra Pangos e Heurtel e ne rimangono solo 60 per Kuric (il miglior attaccante in questo inizio di stagione, ma non un creatore di gioco e anche il peggior difensore sugli esterni della squadra) e tre dei glue guy/difensori migliori d’europa Hanga (che solo questa settimana è tornato a pieno regime e quindi potrà incidere su queste scelte) Ribas e Blazic che probabilmente meriterebbero tra i 20 e i 28 minuti a testa. Si può capire con facilità che questa rotazione non fa esprimere alla squadra il suo pieno potenziale, perchè con così tanti giocatori che amano giocare vicino al ferro manca spazio per le penetrazioni.

Mentre Pangos gradisce attaccare il centro con la palla, Tomic predilige che l’area sia attaccata dal lungo, in modo che se gli aiuti lo costringono ad uno short roll, come in questo caso può avere in visione entrambi gli angoli per servire i tiratori o i tagli nello spazio che si apre dietro la linea dell’aiuto, che per essere efficace dev’essere poco sotto la lunetta.

LA QUESTIONE PANGOS

C’è poi la questione Pangos, ovvero uno dei primi 10 giocatori dell’Eurolega dello scorso anno secondo i premi di fine stagione, per me anche primi 5 ma sono decisamente di parte, che ad oggi gioca solo 20 minuti di media. Inizio ammettendo il mio errore di valutazione, credevo che il canadese fosse più importante per il sistema di flusso dello Zalgiris di quanto il sistema fosse utile al giocatore, o meglio, ritenevo Pangos un giocatore di livello tale da generare, per il suo solo modo di attaccare in transizione, un attacco di flusso, letture e movimento senza palla. Invece, mentre l’attacco dello Zalgiris continua, con alterne fortune ad essere sostanzialmente buona salute, Pangos si è schiantato, in qualche caso proprio letteralmente, contro una batteria di lunghi o troppo lenti e statici, al punto che spesso non partecipano neanche alla transizione, ma necessitano di palla in post basso per avere un senso tecnico all’interno dell’attacco (Tomic e il disastroso Seraphin) oppure, Singleton e, in parte, Oriola, lunghi utilissimi per spaziare il campo e per verticalità difensiva, ma incapaci di leggere i vantaggi e gli spazi creati in attacco.

Il classico pick and pop Pangos-Jankunas, al di là del fatto che la difesa del Fener abbia preparato la partita, stiamo parlando della semifinale dello scorso anno, in particolar modo su questa situazione possiamo notare come l’occupazione degli spazi, da parte dello Zalgiris, sia ottimale per lasciare un quarto di campo allo sviluppo del gioco a due.

Aggiungiamo che tre dei quattro lunghi della rotazione, escluso Tomic, hanno una visione di gioco che, con tutta la diplomazia di cui sono capace, posso definire solo enormemente limitata, con un rapporto assist/palle perse, per tutti e tre, minore di 0.7. Pare evidente che il gioco di passaggi e vantaggi che si addice così bene al canadese non è replicabile, in questo momento a Barcellona. Per terminare va considerato che il Barça praticamente non gioca con blocchi lontano dalla palla, anche perchè prevedono una certa conoscenza reciproca per sfruttare gli spazi vantaggiosi che si creano, quindi la convivenza con Heurtel è ancora più difficile del previsto, perchè utilizzare Pangos come tiratore sugli scarichi, oltre a non sfruttarlo a pieno, costringe a lasciare in panchina un’altra guardia, come Blazic o Ribas che come tiratori piazzati valgono Pangos, ma in difesa portano un contributo decisamente più sostanzioso di quello del canadese.

In questa azione offensiva contro il Darussafaka vediamo condensati buona parte dei concetti espressi. Primo, rispetto all’azione dello Zalgiris tutti e cinque gli attaccanti sono sul lato forte a inizio azione, si spostano lentamente e Claver, ma soprattutto Singleton stringono lo spazio a centro area con il loro posizionamento. Secondo, Tomic che si apre ai tre punti è perfettamente inutile e quindi toglie pericolosità alla collaborazione eliminando un possibile sviluppo in mezzo angolo dell’azione (Jankunas è una sentenza da quella posizione). Terzo, alla fine si crea comunque un vantaggio grazie all’uno contro uno di Pangos ma Singleton (che fa bene tante altre cose) è un lettore sotto media e forza il tiro invece di servire Kuric con spazio dietro l’arco.

In sostanza, al momento va tutto bene perchè il livello di talento è stato sufficiente per superare avversari non irresistibili. Però se davvero questa squadra vuole fare un percorso dopo la regular season e iniziare un ciclo di stagioni ad alto livello, Pesic deve trovare il modo di far coesistere tutto il talento offensivo che ha, perchè contro le migliori squadre d’Europa è necessario avere in campo contemporaneamente più giocatori in grado di creare vantaggi e il post basso di Tomic è sicuramente un’opzione valida ma non sempre affidabile, mentre quello di Seraphin probabilmente non è nemmeno valido.

Per concludere l’ultimo problema contro le squadre “da final four” è che nei finali, se non si vuole avere la coppia Heurtel-Pangos c’è la necessità di avere in campo Kuric, per aprire il campo e garantire un certo peso in attacco, ma allora è anche necessario schierare un esterno che possa difendere sull’esterno avversario più pericoloso per poter nascondere Kuric su quello con caratteristiche da handler meno sviluppate. Per esempio in un finale con il Real chi mettereste su Llull se i tre esterni fossero Heurtel-Kuric-Claver? Mi pare evidente che si debba trovare uno spot per Hanga o Blazic, se no i finali clutch saranno un incubo da qui a maggio, sia in Eurolega che in ACB

Impazzisco per le point forwards, mi piacciono i giocatori lituani, sperate non ne esca mai un Lituanoglu. Alleno per poter chiamare le difese come le sorelle di Coach Carter. Speaker del podcast 3 and P, con cadenza variabile parlo dell’Olimpia Milano sul mio blog, Wizardmove