Basket e Decreto Crescita, quali gli effetti?

E' Milos Teodosic uno dei primi acquisti da "Decreto Crescita"?

È stata, fin qui, un’estate di mercato piuttosto movimentata. Da una parte Milano, impegnata nella fondazione del nuovo corso targato Ettore Messina, con la firma, su tutte, di Sergio Rodriguez. Dall’altra la Virtus Bologna, protagonista del colpo Teodosic. In mezzo una Venezia attenta a confermare il gruppo scudettato con aggiunte ad hoc, Sassari ambiziosa per continuare il cammino incredibile percorso quest’anno e dietro tutte le altre. Capeggiate da Brescia, prima squadra a chiudere il roster per la nuova stagione.
Ma è stato anche un mercato in cui si è andato a inserire, a fine giugno, il cosiddetto Decreto Crescita. Una manovra di governo che, fra le altre, ha visto l’entrata in vigore di una disposizione che potrebbe avere, e già ha avuto, effetti da non sottovalutare nelle strategie di mercato odierne e future delle squadre italiane.

Foto di Alessia Doniselli

COSA SIGNIFICA?

Vediamo intanto il disposto della legge, per sommi capi. Di fatto il provvedimento permette alle società che ingaggeranno atleti, italiani o stranieri, residenti almeno negli ultimi due anni fuori dal nostro paese e che si impegnano a prendere residenza in Italia per almeno due anni (ergo, contratti minimo biennali), di usufruire di uno “sconto” IRPEF sostanzioso. La tassazione standard non verrà applicata sull’intero reddito imponibile, ma solo sul 50% di esso.
Detta così può sembrare cosa da poco, almeno per chi non ha grande dimestichezza con la materia fiscale. Aiuta allora passare a un esempio pratico che rende il tutto più lampante.

Due esempi di tassazioni effettuati su un ingaggio annuale netto di un milione di euro e uno di duecento mila. Il calcolo dell’IRPEF con il vecchio sistema è basato su un’aliquota al 46% dell’imponibile.

Intanto una necessaria precisazione: le cifre relative alla vecchia tassazione sono indicative e non dettagliate al centesimo (sarebbero da valutare, squadra per squadra, le imposte regionali, ad esempio). Servono più che altro a dare una misura a grandi linee dell’effetto che avrà l’entrata in vigore della legge. Ma comunque non ci si distacca particolarmente da questi numeri.
Inoltre, il decreto crescita prevede, per chi usufruirà dello sconto, il pagamento di una cifra ulteriore pari allo 0,5% dell’imponibile.

Le due tabelle da sole sono abbastanza esplicative della situazione e del risparmio connesso per le società: su un ingaggio annuale netto da un milione di euro ci sarebbe un risparmio di circa 400.000 euro. Circa 80.000 su uno da duecento mila.
Ora, è chiaro che il provvedimento vada in direzione calcio. Ma di fronte a queste cifre è lecito chiedersi se d’ora in avanti vedremo qualche tipo di cambio di rotta da parte dei club di serie A, specialmente quelli più ambiziosi e con più disponibilità di cassa.

E’ Milos Teodosic uno dei primi acquisti da “Decreto Crescita”?

QUANTO RISPARMIA LA VIRTUS SU TEODOSIC

Alla base di questo ragionamento, infatti, ci sono contratti pluriennali, che ben sappiamo non essere particolarmente in voga nel basket europeo, quello italiano in particolare. Prendiamo però, per esempio, la firma citata in precedenza di Milos Teodosic da parte della Virtus Bologna. Diamo per buona la cifra di cinque milioni di euro di ingaggio netti in tre anni. Facendo un paio di calcoli, il risparmio sul triennio, per la società di Massimo Zanetti, sarebbe pari a circa due milioni di euro.
Ragionamento che si potrebbe estendere alla firma del Chacho Rodriguez a Milano. E, in generale, a tutte le acquisizioni pluriennali che vedremo da qui in avanti, relative ad atleti che arriveranno avendo giocato all’estero almeno negli ultimi due campionati.

Insomma, per una volta la politica sembra essere venuta in soccorso al nostro sport. Anche riparametrando i calcoli su ingaggi più vicini a quelli normalmente elargiti in serie A, i numeri sarebbero molto favorevoli. E, ragionando velocemente, si potrebbero anche immaginare un paio di effetti positivi correlati, oltre a quello immediato di rendere più competitive le squadre italiane sul mercato.

Il primo, quello di avere depositati in Lega contratti più realistici, ossia con dichiarata la cifra effettivamente percepita dal giocatore. E non quella al netto di premi e diritti di immagine, componente delle remunerazioni che quasi sempre fa rima con nero. Questo perché, chiaramente, gli sgravi verranno applicati solo sui contratti regolarmente registrati in Lega.
Il secondo, iniziare a vedere un numero di accordi pluriennali maggiore, con una conseguente crescita della progettualità dei club, incentivati a lavorare di più sui propri giocatori, invece di buttarsi a capofitto sul mercato alle prime sconfitte. Ovviamente, infatti, un giocatore tagliato e che dovesse lasciare la residenza italiana farebbe perdere alla società la possibilità di ottenere lo sconto.
Considerazioni gettate lì e forse premature. Ma che in un futuro neanche troppo lontano potrebbero essere d’attualità.