Basket Sofa: fantasy All Star Weekend and He Got Game

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Pausa dell’All-Star Game e la nostra rubrica che invece continua, andando a ricordare quello che Charlotte ci ha regalato e soprattutto provando a darne una lettura creativa. Forse nulla di nuovo di quello che potreste aver pensato o udito, ma di sicuro il nostro taglio mordace e privo di pregiudizi potrà creare quella sfumatura diversa che serve ad emozionarci tutti, appassionati ed insonni nottambuli della NBAAs always, enjoy your read and love basketball…
 

ALL STAR HOPES

La stagione sarà un lento declinare in un crescendo di sconfitte che potrebbero, si spera, magari far vedere anche una scelta molto alta al draft, ma i New York Knicks hanno provato a giocare d’anticipo e cedendo qualsiasi cosa potessero, si sono liberati lo spazio salariale pesante per la prossima estate in cui potrebbero – ed il condizionale è legato proprio alla squadra di cui stiamo parlando – firmare due superstar libere sul mercato. La fantasia si è sbizzarrita parecchio, ma due nomi erano già sulla bocca di tutti, ossia Kyrie Irving e Kevin Durant, ma come per i Knicks, questi due sono agognati da tutte le squadre… Eppure quel dialogo nel sottopassaggio prima della gara delle stelle fra i due, e quella dicitura, ben ripresa dalle telecamere, di “due spazi vuoti al massimo salariale” può far pensare e riflettere. Sono una squadra che magari non vince da secoli, ma ha sempre grande seguito e fascino, possono rifondarla avendo anche le chiavi del palazzetto e diventando una sorta di semidei. Se a tutto questo aggiungessero quella cattiveria che stanno covando dentro, Kyrie per il suo ruolo non da prima punta dei Boston, e Kevin per il suo conflitto interiore con lo spogliatoio Warriors, allora davvero quel fantasma birichino di Sprewell e Ewing potrebbe lasciare le lande del Madison Square Garden dopo tanto, forse troppo, tempo.

IT’S RAY: WHAT ELSE?

Non lo ha visto nessuno, anche perchè è un misto tra il trash delle stelle, celebrities che in Europa neanche conosciamo, conditi da qualche ex giocatore o giocatrice della WNBA, ma la sfida delle stelle ha avuto un solo MVP: il 40enne Ray Allen. Tralasciando la forma fisica impeccabile, forse anche migliore di quella degli anni a Miami, e che ormai vive più con la mazza da golf in mano che non con cuoio e parquet, la sua prestazione è stata inenarrabile e più perfetta delle sue conclusioni che lo avevano consacrato Jesus Shuttlesworth in “He Got Game”. Se nella gara di contorno è stato aggiunto anche il tiro da 4 punti, Ray Allen ne ha approfittato per mostrare che la meccanica di tiro è rimasta immutata, che tutto gli riesce come una volta e che se vuole sa ancora far innamorare le platee come quando ha indossato le maglie di Milwaukee, Seattle e Boston. Chissà che qualcuno, in USA o in Europa, riguardando quella serie pazzesca di triple, non possa farci un pensierino.

SUPERMAN, ROBIN E IL FABBRO FERRAIO

Ne abbiamo viste tante di serate del sabato, ma quella di quest’anno ha mantenuto altissimi standard di rendimento. Bella la musica di J.Cole, di cui non si può che essere estimatori. Peccato che la schiacciata che prova finisca sul ferro, ma la sua elevazione è da 10, come la sua musica, tagliente e coinvolgente. Se restiamo nello Slam Dunk Contest, è impossibile non pensare al salto su Shaq di Diallo. La gara era stata avvincente, ma il gran finale del giocatore dei Thunder è superlativo. Schiacciare e finire il movimento proprio come faceva l’ex pivot di Lakers e Heat, è davvero tanta roba: Superman è tra noi. Non lo si calcola perchè nei Boston Celtics, un po’ retro sempre e comunque, il demiurgo Batman è quel Brad Stevens che dalla panchina dispensa saggezza. Ai “Verdi” ecco però che è pronto ad arrivare un Robin ringalluzzito dallo Skills Challenge, che con un tiro da oltre metà campo, causa ritardo nel carrello passaggi, vince la competizione ed esulta come per finali ben più importanti: è Jason Tatum ed attenti ai suoi numeri del suo anno da sophmore. Non saranno patinate le copertine che sta scrivendo, eppure risulta essere spesso l’ago della bilancia tra vittorie e sconfitte: da qui fino a fine anno, può solo crescere. La storia che però fa più piangere è quella di Joe Harris, che sembra essere sempre il ragazzo fuori dal contesto, magari con qualche kilo di troppo, che è in campo per portare legna. Il giocatore dei Nets, con la sua meccanica di tiro, batte i fratelli Curry (cosa non da poco)davvero combattuto e non al ribasso. Abbiamo spesso parlato dei Brooklyn in ascesa, lui può mettere il giusto mattone, per il presente e per il futuro.