Basket Sofa – Anthony & Bennett, WestBrink e i drammi di NY

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Puntata di intermezzo di Basket Sofa, nella quale ci prendiamo il giusto tempo per riflettere su questo periodo di mid-season in cui la NBA viene un po’ messa in naftalina dal SuperBowl imminente e dalla successiva March Madness della NCAA. Dunque, in attesa dei fuochi d’artificio e delle mille trattative impossibili che stanno rimbalzando sulla rete, vale la pena godersi il meglio, o forse anche il peggio, della settimana, con un sorriso in più e senza la pressione delle grandi partite. Un inciso veloce ma doveroso, anzi due: “Good Luck ‘Dipo” perchè il giocatore di Indiana è quel classico campione che prima di tutto è un bravo ragazzo, sperando che l’infortunio possa essere meno grave del previsto e si possa tornare a vederlo saettare sul campo; “Harden MVP!!!” perchè se domini le partite, anche tirando con basse percentuali, ma alla fine le porti a casa, con una squadra che alle volte non ti aiuta, allora davvero non puoi che meritare quell’alloro. As always, enjoy your read…

 


THE IMPORTANCE OF BEING… ANTHONY

Di nome e di fatto, le cronache americane hanno risuonato il nome Anthony in molti dei tabloid sportivi. Per Carmelo sembra essere giunto il capolinea della carriera con il taglio da parte dei Bulls dopo la trade di qualche giorno fa. Per la cronaca, Houston ha addizionato al suo roster Faried, che magari non è nè la superstar da mega contratto di qualche anno fa, ma neanche un brocco, quindi “bella presa!”. Per il prodotto da Syracuse, al momento out of service, solo una chiamata dell’amico LeBron potrebbe farci avere una nuova pagina di basket e di classe. Staremo a vedere.

E se le sliding doors del basket sono una costante delle nostre puntate, sta facendo parlare di sè un altro Anthony, ma che di cognome fa Bennett, che magari se la gioca con tanti altri per il maggior “bust” delle prime scelte, ma che dopo un pellegrinaggio nel vecchio continente, al ritorno a casa, in G-League, negli Agua Caliente Clippers, sta mostrando scampoli di quel talento che era valso una scelta così alta. Nell’ultima gara 36 e 8 rimbalzi, tiro da tre punti senza un domani, se queste sono le premesse…
Ps. Proprio per i Clips un giocatore come lui potrebbe davvero far comodo alla rotazione di coach Doc Rivers.

MELA BACATA: I NEW YORK KNICKS DELLA DISCORDIA

Non avranno la squadra più forte del lotto, sono in ricostruzione con Cornet e Knox futuribili, perderanno in estate Porzingis e stanno ancora mordendo le proprie dita per aver snobbato Doncic. I Knicks stanno perdendo terreno e lo stanno facendo in maniera memorabile, visto che in tante gare, non da ultima quella contro Houston – record pareggiato di punti (61!) al nuovo Madison Square Garden, solo Kobe prima di lui – si arriva a giocarsela con discrete chances per poi perdere in volata. In questo contesto, la scelta di mettere sul piatto per uno scambio Hardaway jr e Courtney Lee appare sensata, non invece il battibecco neanche troppo sommesso tra coach Fizdale e Kanter, sempre nell’occhio del ciclone.

“Cosa si potrebbe fare di peggio, perdere peggio le partite?”

Ha tuonato il coach che non ha molto apprezzato la netta scollatura dalla squadra, dal punto di vista emotivo, di Enes Kanter, troppo mediatico e social, quasi come una superstar di una squadra vincente. Basterà un buono scambio o qualche altro giovane di talento a portare la barca verso nuovi porti?

 

IL MURATORE E L’UOMO INVISIBILE

Il siparietto è stato degno di quello famoso che coinvolse Mourinho e l’AD del Catania Pietro Lo Monaco. Si sono sfidati nella gara tra Thunder e Trail Blazers, ma evidentemente non si vanno proprio a genio: parliamo di Russell Westrbrook e Jusuf Nurkic, che non hanno risparmiato le parole nel post gara, affidandosi a Twitter per implementare la cosa. Il buon play con il numero 0, ha dichiarato di non sapere nemmeno chi fosse il suo avversario, snobbandolo grandemente in un’intervista post gara. Piccata, la risposta del giovane lungo di Portland, che magari non vincerà il premio di giocatore più migliorato, ma concorre alla pari di tanti altri per questo scettro, che, ironizzando sul cognome del suo avversario, lo ha ribattezzato “Westbrink” per i tanti mattoni che vengono sparati sul ferro, con percentuali bassissime, dal prodotto di UCLA. Davvero siamo alla guerra dei giardinetti?

Lakers

 

REST OF THE WEEK

Il nostro paragrafo random ci porta prima di tutto in California, dove da qualche giorno il buon Kawhi Leonard ha comprato una mega villa da film americano. Sarà questo un segnale che il “King in the North” che da quando è di nuovo infortunato sembra aver riacceso i pensieri di fuga, come agli Spurs, si stia preparando ad unirsi alla cerchia di LeBron per combattere al vertice dell’Ovest?

Restiamo in casa Lakers e analizziamo l’ultima settimana, in cui anche se senza LeBron, si sono presentati problemi di natura ben più ficcante delle sconfitte. Lonzo Ball è stato tanto bistrattato, ma senza di lui circolazione meno fluida e più minuti per Rondo, che contro Okogie magari omette di difendere e non becca canestro, se però gli avversari sono Steph e Clay, le cose vanno diversamente. Occhio anche a JaVale, che ha rischiato di subire da Wiggins una schiacciata che gli sarebbe costata anni e anni di terapia: per fortuna l’ex Cavs la inchioda sul ferro.

Concludiamo con il buon Pop, che dispensa parole di elogio, a suo modo, per coach Brett Brown, in un interscambio di convenevoli che alla fine è fruttato solo ai 76ers la vittoria, mentre le tensioni in casa Pistons si fanno sempre più cocenti, e se Reggie Jackson prova a fare il simpatico con Blake Griffin, e questi neanche gli accenna un cambio di espressione, allora è chiaro che nella Mo Town qualcosa non gira a dovere…

 

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