Basket Sofa – Au Revoir, Monsieur Parker…

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Se ne va dai parquet un altro piccolo grande pezzo di storia, se amate il basket americano e avete tra  i 15 e i 35 anni. Indipendentemente dalla squadra che supportiate, ma soprattutto se sanguinate in nero-argento, le gesta di Tony Parker, dentro e fuori dal campo, hanno parlato e fatto salire tutti su un giro di ottovolante che ha conosciuto tutto ed il contrario di tutto. Sarebbe stato tutto più bello se non ci fosse stato un ultimo, piccolo, frammento con la maglia degli Hornets, ma quella 9 che verrà issata sul tetto dell’AT&T Center, ben vicina a quelle di Ginobili e Duncan, rappresenta il cervello pulsante, il playmaker, dei grandi Spurs dell’era post Robinson. Tony Parker abbandona questi schermi ed è doveroso, da parte di Basket Sofa, dedicargli un piccolo, ma doveroso, tributo perchè ha rappresentato, seppur con la sua solita faccia mono-espressione (che va molto di moda dopo le recenti Finals) quel concetto di lovin’ basketball che cerca sempre di essere inserito tra queste righe. E as always, enjoy your read…

UN PROVINO, FORSE MEGLIO DUE

Giocare un Nike Hoop Invitational da assoluto protagonista a sorpresa e poi rifiutare una borsa di studio per la pallacanestro da Ucla per rimanere nell’Isef francese, rappresenta appieno la dedizione e la coggiutaggine di Tony Parker. Nei suoi anni a Parigi il mondo Nba lo nota, ma lo tiene a distanza, troppo francese per avere sangue americano, ma si sa che nel paese che più riesce a farsi nemici nel mondo, lo stesso Tony è considerato troppo americano per essere davvero un francese (giudizio che dopo gli allori con i galletti gli avrebbero regalato la Legione d’Onore). Popovich non concede seconde opportunità, ed il primo workout con gli Spurs va così male che, alle non risposte impassibili di Parker, Popovich lo mette alla porta dopo 10 minuti. Tornato nella sua stanza, però, coach Pop finisce, chissà se non per caso, ma dall’Alamo non confermano, su uno dei classici Mix Type delle giocate del ragazzo che ha appena sbolognato. Vale la pena fare un’altra chiamata, stavolta il coach è più paziente di fronte all’insofferenza, il francesino fa vedere di cosa è fatto, e così, dopo le tante preghiere affinchè nessuno lo prendesse come scommessa, con la chiamata n. 28 del draft, gli Spurs se lo portano a casa nell’indifferenza generale. Primo Europeo che finirà nel quintetto rookie della storia come biglietto da visita, se non bastasse l’anello che si mette al dito nella prima stagione. Davanti ha Antonio Daniels, che gli insegna come stare sul campo e sfruttare la larghezza del corpo, ed anche il piccolo Speedy Claxton, ne sarà l’evoluzione della specie.

VITTORIE DENTRO E… FUORI DAL CAMPO

Va bene che non è stato un grosso tiratore, ha saputo guidare l’attacco segnando anche canestri importanti quando serviva, ma soprattutto ha saputo esserci sempre, rialzarsi dopo gli infortuni che hanno tartassato la sua carriera, portando a termine risultati di prestigio, che non serve stare ad elencare. Il rapporto con Manu e Tim, li rende il trio che ha vinto più partite nella storia in Nba, che ha giocato più gare di playoff, creando un divo di quelli da grandi statue. Quello che però anelli e allori non dicono è la dedizione che c’è dietro, nel mettersi in discussione ed evolvere nel contesto di pallacanestro da creare sul campo. Passare dall’essere un playmaker con velocità e attributi ad una macchina lucra-canestri è di sicuro la svolta che permette al gioco di San Antonio di mantenersi ad altissimi livelli nonostante il fisiologico ricambio generazionale degli anni di magra.

Se però il parquet è pieno di vita, il parterre non è male, specie se quella ragazza meravigliosa che sta seduta a bordo campo si innamora di te. Non può che esserci un sì da dire, specie se Eva Longoria è la donna in questione, in un matrimonio tanto idilliaco quanto finito male. Ora Parker ha ritrovato la sua felicità con una nuova famiglia, ma la possibilità di crearsi la propria dimensione dentro e fuori dal campo, è sempre stata la croce e delizia di un ragazzo che, donne a parte, ha rischiato di saltare un europeo per una rissa in un night club di New York tra Chris Brown e Drake, dalla quale gli derivò un’operazione chirurgica per la rimozione di una scheggia di vetro dall’occhio, e che si è comprato una quota dell’Asvel Villurbane – in cui ha giocato durante l’ultimo lockout – insieme al compagno di bevute Boris Diaw. Tutto ed il contrario di tutto, in un giocatore che ha unito estro e genialità e che ha scritto pagine di storia indelebile di una pallacanestro semplice, ma al tempo stesso maledettamente efficace e concreta.