Basket Sofa – La dura legge dei coach e i “valigia in mano”

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Con  l’approssimarsi dei playoff si tirano parecchi bilanci specie nelle squadre che devono reinventarsi in vista del futuro. Si fa la cosiddetta pulizia della cantina, ma spesso si è costretti anche a prendere qualche buona bottiglia invecchiata che si doveva lasciare per una buona occasione che di fatto non è mai arrivata. Altri invece, anche al netto di una buona annata, decidono di mandare in malora il proprio raccolto senza un preciso motivo. Arriva così Basket Sofa in versione Sliding Doors per le tante situazioni in divenire che si accavallano, specie in vista dell’imminente Draft che, dopo il torneo NCAA, rappresenta il prossimo momento di gloria per le squadre che non devono più scendere sul parquet. As always, keep lovin’ basketball and enjoy your read…

LA PANCHINA CHE SCOTTA…

Rifondare, ancor prima di avere un progetto tecnico, anzi ricrearlo. La parola “resilienza” sembra essere sconosciuta alle squadre NBA, perchè troppo spesso si tende a prendere le squadre più per il loro coach che non per il “materiale umano” che c’è a disposizione. Prendete Sacramento, che in un anno ha visto esplodere Fox, Hield e Cauley-Stein sotto la guida di coach Joerger, che magari è difficile da pronunciare ma che, ovunque sia andato (anche in leghe sconosciute) ha sempre fatto bene. Ebbene, dopo scelte discutibili sul mercato, Vlade Divac prolunga il suo contratto con la franchigia californiana come Executive Chief, mentre il coach che ha riportato i Kings in alto, a poche vittorie dai playoff, viene silurato senza troppi patemi. Ah, per la serie “a volte si può far peggio”, sembra che il favorito sia Luke Walton, travolto dall’uragano LeBron e messo nel tritacarne Lakers assieme finanche al dimissionario Magic Johnson. Il “re” ora avrà pieni poteri? Intanto si parla di Jason Kidd come nuovo traghettatore gialloviola.

Non il solo: Memphis quest’anno, con Jackson, tra i migliori rookie, che si è infortunato presto, nonchè con la trade di Gasol, ha deciso di provare un percorso di rebuilding fatto di giovani di (belle?) speranze. Eppure, la stagione deludente ha fatto propendere per un cambio sul legno, con Bickerstaff salutato e senza troppi patemi. Stessa sorte, ma sinceramente prevedibile, quella di coach Larry Drew, che non guiderà i Cavs l’anno prossimo: pesano e non poco le parole che volevano Cleveland ai playoff ad inizio stagione mentre (con Sexton in netto calo) alla fine il record è stato molto più che deficitario. Anche Phoenix aspetta di sapere chi sarà il prossimo coach, intanto sceglie James Jones come uno degli advisor a metà tra il campo e il societario.

Chi invece non cambia è Chicago: Paxson ha calmato l’ambiente dopo una stagione in cui, Lavine a parte, tutto è andato storto. Boylen resta al timone, una chance tutto sommato meritata se si considera che i cavalli di razza sono rimasti ai box tutto l’anno per infortunio, ma se il primo nome sul taccuino è quello di Derrick Rose (che PURTROPPO con l’infermeria ha un conto sempre aperto) non sembra che i Bulls abbiano davvero intenzione di fondare un nucleo che possa affermarsi ad Est. Squadra in bilico sembra essere Charlotte, al cui plenipotenziario MJ non è andata giù la mancata piazza di post season: molto dipenderà anche da cosa resterà nell’armadio.

GIOCATORI CON LA VALIGIA PESANTE…

Partiamo da Kemba Walker: giocherebbe da star in qualsiasi delle squadre playoff, forse fatta eccezione per chi ha Curry o Harden in cabina di regia. Ancora una volta numeri in progressione e squadra che non lo segue, sembrerebbe essere arrivata l’ora di dire basta al progetto Hornets e di provare la grande scalata ai piani alti. In North Carolina sperano che si possa ripartire da lui, ma in pochi ci credono davvero.

Mike Conley, assieme a Lillard e Lowry, è tra i playmaker più sottovalutati della lega, ha esperienza, poche gare ai playoff ma ha sia il fisico che la mano giusta per ambire ad una contender. Ha parlato chiaramente nel trambusto di una Memphis che deve ripartire da zero, dichiarandosi non disposto a fare la chioccia ai giovani in una squadra perdente. Parole forti e mai lasciate a caso, chissà chi saprà credere in lui.

Se Boston è una contender poco importa, Kyrie Irving salvo dei playoff assurdi non ne farà parte la prossima stagione, in un rapporto logorante che di fatto ha relegato i Celtics nella aurea mediocritas dell’Est. Gli scontri con coach Stevens, le luci della ribalta che fanno un giro abbastanza strano sulla squadra in biancoverde sembrano portarlo verso altri lidi e forse la destinazione New York appare davvero quella giusta per affermarsi.

Una “Honorable Mention” per Kawhi Leonard e Kevin Durant, altri due che con tutta probabilità saranno tra i protagonisti da sabato e almeno per un mese, forse più. Il primo, nonostante la stagione a Toronto da superstar, sembra aver glissato con troppa leggerezza alle domande dei giornalisti, quasi che il titolo di King in the North non gli bastasse, ed ecco quindi che qualche alleanza può essere buona per le prossime battaglie. Durant invece, sempre rimanendo in clima GoT, sa bene che i nemici possono essere anche nella stessa casata, e le tensioni con Draymond raccontano ancora nuove pagine. Il suo futuro dovrebbe essere lontano dalla Baia, ma quell’etichetta di “violino non solista” che gli è stata appiccicata addosso da quando è ai Warriors potrebbe andare stretta. Soluzioni? Pensieri che possono inficiare i playoff? Staremo a vedere…