Un anno di NBA: gli awards di Backdoor Podcast per il 2019

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Quando è tempo di bilanci è bene fare un fast rewind a quello che è stato, per vedere cosa ci siamo lasciati alle spalle e pensare già al futuro. Il mondo NBA ha conosciuto il primo successo canadese della sua storia, ha visto le rivoluzioni copernicane dei roster e conosciuto una serie interminabile di infortuni, chi è che ha avuto il miglior rapporto tra successi e cadute? Questi i nostri special Award…

SQUADRA DELL’ANNO: TORONTO RAPTORS

Hanno vinto, lo hanno fatto con fortuna – indimenticabile il beffardo canestro sulla sirena di Leonard contro Philadelphia – e poi hanno schiantato anche Golden State, ponendo di fatto fine al ciclo di Curry e compagni. Hanno saputo cementare il gruppo, costruire le proprie certezze attorno ad un leader silenzioso e ad uno come Siakam anche troppo chiassoso. Han preso un adorabile perdente come Lowry e lo hanno portato a divenire uno dei migliori play sul piatto, finendo però a essere spinti di peso dall’uomo della provvidenza, ossia Fred VanVleet. Eroici.

MVP: JAMES HARDEN

Niente storie, il Barba ha cambiato il modo di concepire l’attacco e la difesa in NBA. Costringe le difese a delle contromisure assurde e nonostante questo continua a punirle con singolare efficacia e apparente facilità. Per singolo giocatore e per possessi in cui ha palla nelle mani, non esiste soluzione migliore. Chi vi parla ha dovuto ricredersi – e non di poco – su un giocatore straordinario e unico nel suo genere, anche se al momento non ha ancora un anello.

Doncic
Credits: Twitter Dallas Mavericks

SORPRESA: LUKA DONCIC

Una cosa è essere un grande giocatore, un’altra è imporsi fin da subito quando si passa dall’altra parte dell’oceano, e diventare il perno di una squadra ad una età davvero inimmaginabile. Quello che sta mettendo in scena in questa stagione, ritocca anche lo stupore e la qualità di un anno da rookie con i fiocchi. Sono già stati spesi paragoni importanti e pesantissimi dai grandi del gioco. Questo è Luka Doncic e qualsiasi altro aggettivo sarebbe riduttivo.

DeRozan

LA DELUSIONE: SPURS & DEROZAN

Se Popovich ha mantenuto intatta la sua striscia di annate ai playoff lo si deve a una forza di volontà della squadra grigioragento che ha insaccato un filotto vincente condito al suicidio sportivo di altre squadre, vedi Minnesota. DeRozan doveva essere il nuovo faro per gli Spurs ma si è rivelato un flop incapace di inserirsi in un sistema che non sia preordinato ai suoi isolamenti.

Nets

MOST IMPROVED PLAYER: D’ANGELO RUSSELL

È finalmente tornato il folletto che incantava il parquet e aveva fatto sognare. A Brooklyn ha fatto così bene da meritarsi la chiamata di Golden State, dimostrando che con il giusto spazio e con un contesto importante e non asfissiante come L.A., anche lui ha una dimensione di alto livello NBA.

COACH DELL’ANNO E DIRIGENTE: NURSE & UJIRI

Toronto ha vinto e convinto, il merito è quello di una dirigenza oculata e precisa nell’innestare la giusta squadra facendo anche i dolorosi sacrifici – ma non tanto come nel caso di DeRozan – e affidandola ad un coach magari neanche così esperto e perfetto (che non finisce nemmeno in lizza per il coach of the year award ufficiale) ma che riesce a trasmettere il tutto ai suoi ragazzi. Giù il cappello.