Basket Sofa – NBA non più così viCina…

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La politica deve restare fuori dai campi da basket, questa è una regola non scritta, eppure la libertà dell’uomo di poter esprimere le proprie opinioni è un diritto inalienabile dell’essere umano: qualsiasi cosa che lo neghi va assolutamente respinto. Finita la retorica di etica e diritto, la puntata settimanale di Basket Sofa si dedica ad un affaire come quello cinese che oramai è uscito fuori dai gangli della cronaca sportiva, investendo senza troppe problematiche la politica, i rapporti USA-Cina e scomodando anche il passato dei grandi personaggi americani, non riassumibili solo nelle storie da oscar in celluloide.

MOREY SERVE, YAO RISPONDE: PING-PONG

Negli anni in cui la guerra fredda incombeva, e non solo, la famosa “partita di ping pong” permise di aprire una breccia nella cortina di ferro del paese di Mao. Da allora si sono fatti passi da gigante e se si pensa che il padre della rivoluzione popolare qualche anno fa era in ballottaggio con Michael Jordan come uomo del secolo scorso, si capisce perchè, anche al netto della speculazione economica, la NBA in Cina è un affare e un interesse importante. Poi a ciò si aggiunga che mentre il Giappone, grazie alla cultura del baseball, ha saputo imporre i propri atleti anche nella MLB, i cinesi hanno alcuni sport di nicchia, in cui disciplina e dedizione maniacale riempiono il medagliere alle Olimpiadi, ma si tratta di sport individuali per lo più, il basket non è in questi canoni, fino a Yao Ming, l’uomo che cambia ogni cosa.

Si può finire ad un All Star Game da infortunati? Chiedere a Yao, che lo avrebbe meritato anche per il campo, ma che a maggioranza assoluta era il primo nelle preferenze con un’intera nazione che credeva in lui. Se Wang Zhizhi o Ji Jianlian non hanno percorso le sue orme è solo per una differenza di talento, ma quando il pivot dalle mani e dal cuore d’oro era sul parquet, quella sua cultura e quella sua differenza si facevano sentire ed in positivo. E non è un caso che sotto la sua gestione la China League sia diventato un campionato di grande rispetto, dove i campioni americani vanno a rilanciarsi e non solo a svernare. Se a questo ci aggiungiamo che in Cina si sono inventati una lega universitaria e il draft annuale, si capisce di come l’America influenzi quel mercato. E i China Games di qualche giorno fa dovevano essere l’ennesimo suggello di questa corrispondenza di amorosi sensi.

Poi invece Morey – GM dei Rockets che proprio in Cina, grazie all’ex Yao, hanno costruito un impero anche solo con la maglia di Harden con gli ideogrammi – se ne esce con una frase da “Free Hong Kong” ed ecco che le belle intenzioni svaniscono, il paese intero si rivolta contro la cultura americana e se non si chiudono le frontiere poco ci manca. Bandite le sfide dalla tv nazionale, Yao che prova a dire al Gm di chiedere scusa e l’intervento a gamba tesissima di Adam Silver che prima parla di libertà di opinione, autogol pazzesco che fomenta la folla dato il filo rosso di quelle latitudini, poi dice che non ci deve essere nessuna possibilità che tali scuse vengano formulate. Il boicottaggio stile USA-URSS sembra essere dietro l’angolo.

IL RESTO DEL MONDO…

Non sono arrivate le parole di Trump, che avrebbero potuto chiarire il punto di vista statunitense, ma di certo non si è rimasti inerti, anche nel mondo dei giocatori NBA. LeBron James ha alternato diversi punti di vista, prima contro i manifestanti, bacchettati come poco informati sui fatti, poi ha fatto un passo indietro, definendosi egli stesso poco informato, poi passando ad un silenzio sulla vicenda che gli sono valsi il piccato commento anche della moglie dell’ex pugile Mohamed Ali, che lo ha tacciato di disinteresse verso questioni importanti. A LeBron di sicuro però non sarà andata a genio la piazzata al vetriolo di Enes Kanter, che con “I’m more than an athlete” – frase tanto cara al “Re” – ha ancora una volta mostrato il suo pensiero, che come sempre è rivolto alle minoranze e alla politica antisistema.

Non va dimenticato che il governo di Erdogan – che da recente cronaca ha sfondato le linee siriane alla ricerca di curde – contro cui Kanter si è opposto, gli continua a negare il passaporto ed il visto per tornare in madrepatria, dove è formalmente accusato di essere un terrorista e passibile di essere incarcerato o forse anche peggio. Ecco perchè le opinioni contano e se il lungo dei Celtics si opponesse in difesa sul campo come lo fa in campo politico-sociale, non parleremmo di lui come di un pivot splendido in attacco quanto inefficace in difesa, ma questa è un’altra storia…

La recente questione cinese impone comunque una riflessione finale sull’importanza del mondo social e del contesto economico, culturale e politico in cui ci si parametra. Le parole di Morey, forti ma non isolate, è come se avessero tolto il velo di Maya su un argomento che è considerato scomodo e quindi non trattabile. La reazione cinese, preventivabile, è in rotta di collisione con la quotidiana di una potenza economica mondiale che sta uscendo ed in maniera egregia e massiccia, dal proprio mondo e dai propri confini. La polemica e la chiusura adottate sono figlie, forse, di un passato non ancora sistemato e che crea i suoi problemi, ma di sicuro non è la pallacanestro a doverli risolvere. Nè impedire che il campionato più bello del mondo venga trasmesso a quelle latitudini, servirà a cambiare qualcosa… Sperando sempre che quell’I love this game possa portare tutti ad una maggiore calma e a superare le divergenze in atto.