Basket Sofa: Il buzzer di Rondo, le trade di LeBron e Fultz

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È stata la settimana delle trattative, dei giocatori che fanno un andirivieni tra squadre in divenire e tasselli mancanti che vanno a rinforzare e rimpolpare i roster. Senza voler scendere nel dettaglio di chi vince e chi perde da quelli che sono stati i movimenti di mercato, la puntata odierna di Basket Sofa va a cercare l’altro, il sommerso, che arriva dalle storie di giocatori, dalle gare della settimana e dalle solite, immancabilmente ironiche, dichiarazioni dei protagonisti. As always, enjoy your read & love basketball…

 

RONDO…NO MORE

Il concetto di ultimo tiro è, nel mondo NBA, sempre relativo alle grandi firme di una squadra, quei giocatori che sono in cima al monte libro paga, che sono considerate stelle ancor prima che uomini. Capita di ricordare spesso le grandi conclusioni a fil di sirena di Jordan, Bryant, James, ma anche il piazzato di Horry o la sospensione di Brandon Roy, perchè quei tiri vanno a bersaglio, la folla va in visibilio e le partite si vincono. Spesso si dimentica di quelle volte in cui il tiro gira sul ferro ed esce, si perde e la frustrazione si abbatte su chi si è preso l’ultima conclusione. Ora per Rajon Rondo siamo nella fase finale di una carriera in cui è stato anche, senza troppi fronzoli, un all star con i fiocchi, specie ai tempi di Boston. Magari date le sue doti di agonista, più che di chirurgo, anche ai Celtics non sarebbe stato lui la prima scelta per l’ultimo tiro, ma in tutte le volte che era capitato, non era mai esplosa la folla. Uno 0/11 sanguinoso, che lo aveva attorniato d’un cono d’ombra a tratti impenetrabile. Poi arriva ai Lakers, si fa male Lonzo, LeBron non è al top e si va a giocare nel vecchio “giardino di casa”, il palazzetto dalle lastre in massello di Boston, e quella palla, dopo un’azione ai limiti del tragicomico, finisce nelle sue mani. Con quella sua faccia da una sola espressione, la sua mano non trema, mette un jumper morbidissimo che regala ai gialloviola la vittoria. Da oggi è 1/12, perchè la vera forza di un giocatore non è mettere quel tiro, ma tornare a riprovarci dopo ognuno degli 11 errori precedenti.

LEBRON GM E LE CONVOCAZIONI ALL STAR MALANDRINE

A pensare male alle volte si fa peccato, ma troppo spesso si dice la verità, senza se e senza ma. Abbiamo passato l’intera settimana a vedere come i Lakers si svenavano inserendo giocatori e scelte per arrivare già ora ad Anthony Davis, senza successo, a come Knicks, Clippers e Houston liberavano spazio salariale per la prossima estate e a quanto le dichiarazioni degli agenti e dei media influenzino la testa dei giocatori. Se nella stessa settimana, i due capitani delle squadre All Star, ed in particolare LeBron James, sono chiamati a scegliersi la truppa per la sfida di Charlotte del prossimo weekend, è davvero impossibile non pensare che ci possa essere del torbido. Delle geniali doti di GM per King James ne abbiamo avuto una prova concreta in quel di Cleveland, ma a Los Angeles di fatto le cose sono cambiate poco, nonostante la presenza di Magic Johnson nella stanza dei bottoni. Le chiamate per la gara delle stelle di tutti giocatori futuri free agent è indicativa della voglia di LeBron di farli sentire parte del suo mondo. Sennò non si spiega perchè i nomi siano gli stessi che sono stati accostati ai Lakers: ci sono Kyrie Irving, per cui si è già più volte parlato di “reunion”, c’è Anthony Davis, e non sarebbe potuto essere diversamente, c’è Klay Thompson, prossimo free agent che ha già strizzato l’occhio ai Lakers, c’è Kawhi Leonard, sogno proibito di qualsiasi truppa dell’Ovest (specie i Clippers) e c’è pure Kevin Durant (che fa dichiarazioni strane che lo portano lontano dalla Baia). Che sia il giocatore più potente della lega è fuori di ogni discussione, che possa decidere in altra sede, proprio per questa sua potenza, anche le trade future, questo è decisamente un comportamento malandrino… Chissà che Silver non possa farci un pensierino…

 

MARKELLE FULTZ A DISNEYLAND… E BOBAN VIA DA L.A.

Senza voler citare la classica storia alla Luke Ridnour, che si è ripetuta per i poveri, per non dire famigerati, Nick Stauskas e Wade Baldwin IV, che sono stati scambiati 4 volte in meno di una settimana e ora saranno tagliati da Indiana, la trade deadline ci ha lasciato con una storia dal sapore amaro, di quelle che fanno riflettere. Markelle Fultz, l’uomo per cui Philadelphia aveva fatto di tutto, è stato ceduto a Orlando, in cambio di un Jonathon Simmons qualunque, neanche di quel Terrence Ross che avrebbe fatto comodo. I problemi di infortuni, quella spalla più o meno problematica, l’incertezza sul ritorno in campo e l’approdo in una squadra che non ha ancora un suo preciso collocamento nella eastern conference, fanno pensare ad un viaggio di un bambino solo, in quel di Disneyland, che trova i cancelli chiusi o peggio, vede la controfigura spogliarsi del costume dei suoi beniamini. Una scena triste, forse anche troppo, ma per fortuna a Philadelphia arriva Boban Marjanovic, il quale non esita a rallegrarci con un video postato sul suo profilo twitter. Sicuramente vi ricorderete la sigla e le immagini de “Il Principe di Bel Air”, in ui Will Smith è sia protagonista visivo che sonoro, bene, ecco che il viaggio lontano dai Clippers è interpretato come quella sigla con le immagini al contrario, che lo portano lontano dalla villa dei sogni e dalla prima classe californiana, per ritornare ai sobborghi della east coast… Solo Boban, anzi, grazie Boban!!!

 

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