Basket Sofa Story – Richie Guerin, Cinderella at the MSG

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La tripla doppia di James Harden da oltre 50 punti nell’era moderna degli eurostep e dei doppi step back, ha aperto la luce su quell’elite esclusiva di giocatori che sono riusciti in tale impresa. Sono pochissimi e i loro nomi sono altisonanti: Wilt Chamberlain, Elgin Baylor, Kareem Abdul-Jabbar, oltre ai più recenti “Barba” e Russell Westbrook. Prima di loro, però, negli anni di formazione della NBA, un ragazzo seppe fare qualcosa di assurdo per i suoi tempi, una storia che vale la pena raccontare sotto l’albero di Basket Sofa, in cui sudore, passione e sacrificio meritano di essere evidenziati, nonostante, alla fine della sua carriera, non siano arrivati mai dei trofei in bacheca. Una storia di cui difficilmente avrete sentito parlare: Richie Guerin e la “notte da Wilt prima di Wilt”.

ARMY AND BASKETBALL

È un ragazzo del Bronx dell’anno 1932, il suo nome è Richard Vincent Guerin, ma per tutti è Ritchie, un po’ per l’etica militaresca e spartana della sua famiglia, un po’ per le sue follie sul campo che si dividono fra i playground e la Mount Saint Michael Academy, una scuola gesuita e cattolica che ferma menti ritte e illuminate, rappresentate dai colori dell’istituto, ossia l’oro della forza e della prosperità nella battaglia della vita che si mescola con il blu della cappella sistina. Richie è un riservista, serve cioè nel corpo dei Marines fin dall’età dei 15 anni e quando è il momento di scegliere il college, opta per la soluzione più vicina a casa, il college di Iona, allenato in quegli anni da coach Jim McDermott. Essere sia un militare che un atleta, in una condizione molto simile a quella che sta vivendo lo scrittore Pat Conroy, playmaker a La Citadel in quel di Charleston (raccontata nell’introvabile e meraviglioso libro “La mia stagione no”), lo costringono a sviluppare presto le sue doti fisiche che sono fuori dal comune. Era un play-guardia che viene utilizzato dal suo coach come centro, dato che a rimbalzo ha percezione sia del posizionamento della palla, ma soprattutto le mani giuste per aprire la transizione. Sono anni di sacrificio, con la chiamata nel 1951, al secondo giro da parte dei Knicks e l’attesa, fino alla stagione 1954 – sempre per il completamento della leva militare – per poter esordire al Madison Square Garden.

COACH PLAYER AND MARAVICH’S TUTOR

Arrivato nella lega, diviene il padrone di New York per quello che fa sul campo: passaggi di rara fattura e bellezza, un artista della palla, che è il miglior rimbalzista dell’intero campionato tra i “non periziati del ruolo” e che sa infiammare il Madison con quelle strisce di canestri che lo fanno sembrare una macchina. Segna, fa giocare i compagni, scrive sul suo taccuino personale un boxscore da 57 a referto che resterà immortale fino ai 60 di Bernard King in una notte di Natale di qualche decennio dopo, ma i successi non arrivano. Solo una volta ai playoff, anni di sconfitte, di convocazioni all’All Star Game e di allori personali, che lui da buon militare, rispedisce al mittente. Di qui arriverà il trasferimento ai St. Louis Hawks, dove incontra Bob Pettit, “Sweet” Lou Hudson, Lenny Wilkens e Cliff Hagan. Con questi si va ai playoff, la macchina d’attacco degli Hawks è qualcosa di sublime, ne mette davvero tanti a referto a ogni allacciata di scarpe, ma l’anno che si fa davvero sul serio per provare a vincere, lo scontro nella semifinale del regionals contro i Baltimore Bullets spegne i sogni di gloria di Guerin.

Piccolo dettaglio. Per vicissitudini più varie, cosa frequente in quegli anni, gli Hawks erano rimasti privi di allenatore e così ad un militare scelto viene chiesto di orchestrare la squadra, dentro e fuori dal campo. Guerin diventa un coach/giocatore ante litteram, nominato coach dell’anno alla sua prima esperienza, con tanto occhio e tanta voglia di lavorare. Durerà poco, ma con colpi di fiamma non indifferenti, come una prestazione da oltre 30 punti, conditi dai soliti assist e rimbalzi, a 37 anni suonati contro i Lakers pluricampioni nell’anno 70/71. Il suo erede, quando la franchigia è appena stata spostata ad Atlanta, sarà la sua ultima scelta, Pete Maravich, da cui non aveva forse molto da imparare, ma che lo prese a modello per come doveva stare sul campo.

2/25/1962: THE NIGHT

Perché vi racconto di Guerin? Per la sera del 25 Febbraio 1962, in una delle classiche sfide dei New York Knicks contro i Philadelphia Warriors di Wilt Chamberlain. Per l’uomo che dominava la lega – tranne quando giocava contro Bill Russell – e che in quella sera comunque chiuse con 67 a referto, la prestazione di Guerin sarebbe stata la dimostrazione di come realizzare un qualcosa di epico, ben oltre le sue classiche triple doppie. Gara che s’infiamma dopo un primo tempo fatto di più spingardate che non di highlights. Guerin accumula tanti rimbalzi in avvio, gestisce la squadra con maggior piglio, è in una serata magica, la difesa di Philadelphia lo sfida al tiro, pessima idea se prende ritmo. Nella ripresa è un demonio, aggredendo il ferro, buttandosi dentro con coraggio e rialzandosi dopo ogni colpo subito. I Warriors iniziano il raddoppio sistematico su di lui ed ecco uscir fuori la sua vena di assistman. Dietro la schiena, tra le gambe, schiacciato o fucilate varie: non è irridente, anzi è essenziale. I suoi numeri, a fine gara, diranno 50 punti, 11 rimbalzi e 13 assist, per un 149-135 Knicks che sarà una delle poche consolazioni della stagione newyorkese, eclissato poi dal centello che l’ex Globetrotters rifilerà alla squadra della grande mela solo 7 giorni dopo.

Perché esistono giocatori che han vinto anelli da panchinari, che hanno titoli e trofei in bacheca meritati, e di cui sentiamo parlare più spesso, ma altri, come Guerin, che magari di allori ne hanno avuti ben pochi, ma con sacrificio e sudore si sono ritagliati un posto nel cuore, molto più importante di quello nelle statistiche della storia, di tutti coloro che amano la pallacanestro.