Basket Sofa: tra Jazz, angeli e una trade che farà parlare…soprattutto Kuzma

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Kuzma

Quando ci sono delle trade estive, specie quando blocchi di giocatori si spostano da una squadra all’altra con la velocità di uno schiocco di dita, le previsioni dei cosiddetti ‘esperti’ la fanno da padrone e i commenti si sprecano. Solo però quando i grandi botti del mercato sono andati a buon fine (o nel caso dei Lakers sfumati) è possibile vederci lungo. Se poi ci sono i giocatori a parlarne, la faccenda si fa ben più interessante. Come avrete facilmente inteso ci stiamo riferendo alla mirabolante serie di scambi tra i Pelicans e i Lakers, che ha portato più di una unit nella città del Jazz, con il solo Anthony Davis a finire a Hollywood Boulevard. Ne è valsa la pena? Fu vera gloria?

 

LAKERS: ALTERNATIVE AL LIMITE

Anthony Davis doveva essere il primo pezzo del mosaico estivo. Se gli obiettivi comunque cozzavano con un roster che aveva già LeBron – non bruscolini- e Kuzma alla fine non è arrivato né Paul George né Kawhi Leonard, ma si è ripiegato su DeMarcus Cousins, che magari avrà le ossa rotte, ma il suo lo porta. Ora come possano coesistere nello stesso reparto lunghi lui e AD? Suddividendosi i minuti AD, DmC, Kuz e LBJ (che negli ultimi anni giocava da 4 spesso e volentieri) appare un rebus non troppo semplice per Vogel, che comunque ha scelto con la società di rinnovare anche JaVale McGee, che nell’ultimo anno e mezzo comunque si è fatto un duro e sporco onesto lavoro di fabbro in vernice.

Sembrava comunque che la squadra dovesse essere uno spartito spezzato, invece comunque la dirigenza gialloviola ha sistemato il reparto esterni, con Avery Bradley e Danny Green, non di primo pelo ma esperti e soprattutto tosti in difesa, aggiungendo contornisti come Dudley, Cook e Daniels, che con Rondo ed il secondo dei fratelli Antetokoumpo formano una truppa che a Ovest comunque dovrà sgomitare, ma che può fare bene. Ne è però valsa la pena di rimuovere mezza squadra su cui avevi investito e non poco, per avere un solo pezzo del puzzle in un ruolo in cui – ad oggi- ti ritrovi pieno ed oberato?

IL JAZZ DEI PELLICANI

Bignè e Jazz, in una città francese ma in pura salsa piccante del sud americano. New Orleans può cadere, rialzarsi e vivere nuove fasi, quando si tratta di basket poi, la squadra espleta in maniera perfetta lo spirito della comunità. Prima scelta presa, Zion Williamson, che magari avrà avuto quel problemino al ginocchio dopo pochi minuti dal suo ingresso sul parquet, ma che sarà pronto per il training camp. Via Davis, che era il simbolo della squadra ma a cui una non contender stava stretta, via Payton e Randle, si riparte da Holiday – forse il giocatore più sottovalutato della Lega – e da un nucleo nuovo, giovane ed interessante, che innanzitutto non avrà paura di niente e nessuno. I Pelicans hanno preso il lavoro degli ultimi 5 anni dei Lakers (e D-Fenders) e ora ne godranno i frutti. Ball, Ingram, Hart a cui si sono poi aggiunti Redick, Melli e Favors, nonché la ri-firma di J. Okafor, li rendono interessanti per il presente e soprattutto per il futuro.

La dirigenza si è mossa alla grande, sono completi in ogni reparto e hanno tanto pericolosità in attacco quanto solidità in difesa. Una musica tutta da comporre quindi, magari da cementare e assemblare ma che può davvero rompere gli equilibri in quella maledetta conference ovest in cui a voler ben cercare si fa davvero fatica a trovare una squadra debole, con buona pace solo di Memphis e Phoenix, forse. Pelicans vincitori? No di certo, tocca aspettare l’amalgama e il come l’innestarsi di gruppi e personalità diverse saprà coniugare le doti ed i punti deboli di tutti, eppure i pareri sono unanimi, nel guardare lontano e vedere un titolo che si possa davvero spostare in una città che – di sicuro- lo festeggerebbe in maniera unica, con un sound diverso e con qualcosa di singolare, che non si trova in nessun altro luogo al mondo.

KUZMA: UNA SENTENZA AFFILATA

Kuzma è l’uomo a metà dei Lakers, quello che era il pezzo pregiato della young unit, e che ora, proprio per come si è strutturata la squadra, sembra essere stato retrocesso ad un ruolo di sesto uomo, o qualcosa di simile. Pescato nel late draft, aveva stupito tutti per sacrificio, dedizione e modo di concepire il basket, ma anche e soprattutto per la schiettezza nell’affrontare compagni, avversari e giornalisti. Ecco che quindi la sua voce profetica torna puntuale a ronzare su questa trade, sui suoi ex compagni di quella Summer League memorabile e a dire cose che di solo da un front office come quello dei Lakers si sentono poco. Il suo non è il classico commento di Lavar Ball, ma le parole per Lonzo ed Ingram sono da rimarcare:

Dopo la trade ho sentito i ragazzi, erano al settimo cielo. È vero che se si chiude una strada non è detto che la nuova sia migliore, ma me lo auguro, anche perché lì avranno meno pressione. Non lo hanno detto, né lo potevano dire, ma ovviamente in un ambiente come quello losangeleno c’è tanta pressione, così come a New York ad esempio. La squadra ha tradizione, i tifosi sono abituati a vederla vincere e quindi al primo errore scatta la critica. Ora a New Orleans, possono essere se stessi, avere spazio e minuti per giocare la propria pallacanestro, crescere e diventare delle star.

Stima e rispetto per i compagni, ma l’intervista ad ESPN continua e la domanda sull’ambiente Lakers, nei giorni della trade e in quelli successivi, sfugge. Kuzma non si scompone e continua con la sua semplicità a dare sfoggio di grande lucidità:

Va fatto un tipo di ragionamento su due fronti, su quello che costruisci da solo e vorresti tenere e quello che invece puoi creare con le opportunità del mercato. Quando il mercato è iniziato, il front office ci aveva assicurato che non avrebbe ceduto nessuno di noi, in quanto eravamo un giovane gruppo di giocatori con tanto potenziale. Quando hai la possibilità di prendere un talento generazionale come Davis, può succedere di tutto, quindi nonostante avessero fatto tanto per creare quel gruppo non era così remota la possibilità di una trade.

Così è se vi pare.