Baskonia – Olimpia, profondo biancorosso: il GamePlan

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Foto di Savino Paolella

Pesante sconfitta dell’Olimpia Milano su campo del Baskonia. La squadra di Ivanovic si impone per 88-73, conducendo fin dalla palla due e non perdendo mai il controllo della partita. Grande prestazione di Howard e Moneke (rispettivamente 26 e 19 punti), ben spalleggiati da Marinkovic. Nelle file di Milano solita grande serata offensiva di Shields e Mirotic che predicano nel deserto e che danno quell’idea di da soli sull’isola. 

Che partita ti gioco

In fase di presentazione della sfida la prima cosa che saltava all’occhio era la distanza tra le due squadre a livello di filosofia. Difficile trovare due squadre più agli antipodi di queste per modo di giocare e tipologia di partita a loro consona. 

Il Baskonia è una della squadra con il PACE più alto (quarta con 72.7) e in top 10 per offensive rating (nona con 114.9 su 100 possessi). Vive di ritmo, talento offensivo e ama correre, a maggior ragione sul proprio campo. L’Olimpia è l’esatto opposto. Quattordicesima per offensive rating (111.3 punti su 100 possessi) e penultima a livello di PACE con il solo Olympiacos che gioca  a un ritmo più basso. 

In fase di preparazione era lecito aspettarsi un piano partita da parte di Milano che provasse in ogni modo a tenere basso il numero di giri del motore basco, invece la squadra di Messina ha assecondato una partita di questo tipo finendo in un terreno da cui non poteva venire fuori. Non tanto per mancanza di uomini (Milano ha parecchio talento diffuso), quanto per una disabitudine a giocare quel tipo di pallacanestro.

Difficile pensare che lo staff tecnico milanese avesse in mente quel tipo di partita. Molto più probabile che il messaggio non sia passato causa la spaccatura ormai evidente tra allenatore e squadra.

Howard

Nell’analizzare la partita del Baskonia si deve obbligatoriamente partire dalla prestazione di Markus Howard. 26 punti e un controllo totale sulla partita, nonostante Messina abbiamo provato a mandargli contro i suoi difensori migliori. Ne Hall ne Shields hanno minimamente fermato la vena offensiva del giocatore americano.

L’idea iniziale di Milano è di farlo marcare da Hall e sulle sue uscite cambiare sempre (in diverse occasioni cambio con Shields). Togliere in ogni modo il tiro e costringerlo a mettere palla a terra, spingendolo contro gli aiuti e sfruttando la sua taglia ridotta per rendergli difficile il tiro nei pressi del ferro.

Idea giusta ma vuoi per il talento del giocatore, vuoi per gli accorgimenti di Ivanovic, l’Olimpia non riesce mai a mettere un freno. Blocchi stagger per farlo uscire, ma solo dopo avere sfruttato Howard come bloccante. Aumentare in maniera esponenziale il numero di scelte che la difesa avrebbe dovuto fare, andando a lucrare su qualsiasi errore o scelta in emergenza provocata dalla sua pericolosità offensiva.

Quel vantaggio non sfruttato

Miller-McIntyre-Howard-Sedekerskis-Marinkovic-Kotzar da un lato, Napier-Hall-Shields-Mirotic-Melli dall’altro. Milano parte con un netto vantaggio fisico a livello di quintetto e con l’idea di isolare sempre l’uomo di Howard per sfruttare il mismatch difensivo e fisico, soprattutto nelle situazioni di post-up. 

Idea giusta che però viene vanificata dalla brutta esecuzione di Milano e dalla sua lentezza nel entrare nei set offensivi. La scelta difensiva del Baskonia è quella di non raddoppiare mai ma di rimanere con la singole coverage, staccando però il lato debole in maniera accentuata e far vedere l’area piena all’attaccante. A costa di prendere tiro dalla posizione di guardia o dall’angolo, ma togliere la direttrice verso canestro.

Milano però non attacca mai realmente questa situazione, faticando a generare vantaggio e a creare la linea di passaggio prima che Howard riuscisse ad andare davanti e togliere la ricezione. Se Howard difensivamente non paga, in attacco tutto quello che fa viene raddoppiato come efficacia.

Quintettone, disastri e Moneke

Messina ripropone il quintetto con tre lunghi che tanto aveva fatto discutere nei primi mesi di questa stagione. Soluzione che adotta nel secondo quarto e nella seconda parte del terzo quando la partita scappa via difensivamente. Ancora una volta la coppia Mirotic-Voigtmann produce disastri in serie, dando sempre due bersagli difensiva da attaccare a un attacco con tanti ottimi attanti e tanti ottimi giocatori nell’attaccare palla in mano anche dalle ali.

Il giocatore del Baskonia che più di tutti approfitta di questi accoppiamenti è Moneke. Utilizzato come prima opzione offensiva nei momenti in cui Howard si riposa, iniziava le azioni come bloccante per le uscite di Marinkovic, aprendosi poi per tirare o attaccare dal palleggio.

La contemporanea presenza delle torri milanesi ha sempre offerto la possibilità di giocare dei pick and roll con gli uomini designati ad attaccare gli anelli deboli difensivi e lui ha sfruttato i suoi mezzi atletici per andare al ferro o creare separazione per il tiro.

Alla fine chiude con 19 punti e 27 di valutazione. Tutti nei due parziali decisivi per la vittoria del Baskonia.

Attacco si – difesa no

Nonostante la prestazione non scintillante, Milano ha offerto una prestazione offensiva discreta per quelle che sono le sue attitudini difensive. 18-16-21 i parziali nei primi tre quarti (gli unici che ha senso valutare visto che nell’ultimo quarto la partita era in ghiaccio). Ha sofferto le scelte difensive del Baskonia di intasare l’area e di concedere il tiro da fuori, passando sotto i blocchi di tutti i pick and roll, punendo solo a fasi alterne queste scelte.

Quando ha ribaltato il lato, complice la difesa del Baskonia che non passerà di certo alla storia, ha generato tanti tiri aperti. Così come ha prodotto ottime cose quando ha giocato i pick and roll laterali ad angolo vuoto attaccando dal lato di Howard e Theodore. Tante buone soluzioni che però non hanno avuto continuità ben oltre i meriti della difesa.

Il punto dolente però è stata la difesa, solitamente ancora delle squadre di Messina, colata a picco nella sfida con il Baskonia. Milano non ha mai messo insieme degli stop difensivi in serie per cambiare il trend della partita, subendo sempre le iniziative dell’avversario.

Sia nella versione con i tre lunghi, sia con la versione con Mirotic, Napier e Voigtmann, Milano ha sempre regalato mismatch da sfruttare. Il roster al completo non ha mai avuto un equilibrio tra attacco-difesa necessario per la riuscita di una stagione europea. Il rientro di tutti gli effettivi, o almeno dei big, ha permesso si a Milano di alzare il livello offensivo ma allo stesso tempo ha esposto quelle lacune a livello di equilibrio mai trovato. Peccato mortale, cestisticamente parlando, se sei a marzo.