Hack a Stat: le Final 4 nei numeri

Bentornati su Hack a Stat! Tra venerdì e domenica si sono giocate le Final 4 nelle quali ha prevalso il CSKA Mosca di Itoudis. Andiamo ad analizzare le singole partite con l’ausilio di qualche numero.

Quando si vuole analizzare una partita utilizzando anche statistiche avanzate, gli strumenti migliori sono i 4 Factor. Come spiegato da Dean Oliver, questi quattro dati evidenziano i maggiori fattori che hanno portato al risultato finale. Essi sono: la percentuale di tiro (si utilizza perciò la eFG%, che tiene conto del diverso peso del tiro da 3 punti), i viaggi in lunetta (si calcola il rapporto tra tiri liberi tentati e tiri dal campo tentati), le palle perse (si usa la TO%) e infine i rimbalzi offensivi (per i quali si usa la OR%). A questi quattro dati ho aggiunto l’Offensive Rating per avere anche un dato relativo all’efficienza offensiva complessiva.

Partiamo dunque con la prima semifinale.

EFES – FENERBAHCE

Il Fener è arrivato a queste Final 4 nelle peggiori condizioni possibili: all’infortunio di Lauvergne si è aggiunto quello di Datome, privando quindi Obradovic di alternative nel reparto lunghi, limitato ai soli Melli e Vesely come giocatori veri, Duverioglu per dare fiato e Kalinic sacrificato come 4 di emergenza. Non stupisce quindi quel quasi 40% di rimbalzi offensivi catturati dall’Efes: tenendo conto della ottima prestazione al tiro della squadra di Ataman (57% da 2 e 44% da 3), catturare il 40% circa di rimbalzi in attacco garantisce un’alta efficienza offensiva. Dominio a rimbalzo che si è ripetuto, per gli stessi problemi, sotto il canestro del Fener: in quel caso l’Efes ha catturato 84% dei tiri sbagliati, un dominio totale che non ha concesso praticamente mai seconde chance alla squadra di Obradovic. Qualche secondo tentativo non avrebbe fatto male a Melli e compagni, visto che hanno tirato con il 29% da oltre l’arco.

Detto della lotta a rimbalzo, la sfida più eclatante è stata però tra le guardie; la prestazione totale di Larkin è stata talmente incredibile che gli è valsa un PER di 52. Chiaro, il PER sulla singola prestazione lascia il tempo che trova, ma quel valore fa capire l’importanza del contributo di Shane nella partita. Dall’altra parte, Sloukas non è stato altrettanto incisivo. Il 70 in Offensive Rating fa capire come il play greco non abbia saputo gestire come al suo solito l’attacco della sua squadra.

Chiaramente è un peccato non aver avuto il Fenerbahce a ranghi completi: ne sarebbe uscita con molta probabilità una semi finale spettacolare, visto anche lo stato di forma e convinzione dell’altra squadra di Istanbul. In realtà abbiamo assistito ad una partita di certo non a senso unico, ma che dal terzo quarto ha avuto un chiaro padrone, ovvero l’Efes, mentre Obradovic cercava disperato una line up che desse una scossa alla partita. Comunque una bella partita.

CSKA – REAL MADRID

La seconda semifinale è invece stata molto combattuta. Una partita fatta di parziali, decisa da quello finale del CSKA.

Il Real è rimasto in partita, andando anche in vantaggio di 14 punti, pur tirando con il 29% da 3 punti. Tra le sue fila, c’è da evidenziare la prova di Causeur: 135 di Offensive Rating e la sensazione che il francese salga di livello nei momenti importanti di stagione, dato che, come nella scorsa edizione delle Final 4, si è fatto trovare subito pronto e produttivo. Purtroppo però a Laso sarebbe servito anche Llull: il play spagnolo ha faticato moltissimo nella partita, tirando 1/10 da oltre l’arco; sì, quell’unica tripla segnata aveva un peso specifico importante, ma anche le 3 consecutive sbagliate durante il parziale finale del CSKA hanno pari peso specifico, dato che avrebbero fermato il parziale avversario.

Dall’altra parte De Colo, Rodriguez e Clyburn sono stati un rebus irrisolvibile per la difesa avversaria: 23 punti a testa per i primi due e 18 per il terzo, che hanno anche saputo prendersi tanti falli avversari (e in questo anche Higgins è stato una faina) per generare diversi tentativi ai liberi (notate l’FTA Rate). La squadra di Mosca infatti ha attinto moltissimo dalla lunetta (34/42, circa un terzo dei punti segnati).

Certamente anche questa è stata una bellissima partita.

CSKA – EFES

Ciò che ha fatto l’Efes in questa finale è rimarchevole. A parte essere riuscita a rimanere in partita fino alla fine contro una squadra più attrezzata, questa era la situazione dei tiri realizzati all’intervallo dalle due squadre:

La squadra turca aveva meno del 40% al ferro e da oltre l’arco, mentre il CSKA aveva il 50% al ferro e il 67% (!) da 3 punti. Eppure il punteggio recitava +2 Mosca all’intervallo. Merito dei 10 tiri liberi realizzati e di una buona propensione al rimbalzo offensivo dell’Efes, che ha corretto diversi errori al tiro in 2 punti e qualche palla persa di troppo del CSKA.

Nel secondo tempo ovviamente le percentuali del CSKA sono lievemente calate e più volte l’Efes si è avvicinato nel punteggio, ma la squadra di Ataman non è mai stata in grado di dare la zampata finale per agganciare e superare la squadra moscovita. Questo anche perché ogni riavvicinamento dell’Efes corrispondeva ad un canestro avversario, anche forzato o ad alto coefficiente di difficoltà.

Dopo la virgola in tiri dal campo realizzati, in questa finale Higgins è tornato quello della stagione regolare (una stagione che lo aveva messo tra i papabili per il titolo di MVP): la guardia americana è stata fondamentale sia con 20 punti realizzati, che per aver limitato (o cercato di limitare) gli esterni avversari, che arrivavano in uno stato di forma impressionante. Larkin è stato pazzesco in entrambe le partite, mentre Micic in finale ha faticato enormemente: 2/9 dall’arco, ma in generale una gara non da lui. Questo sopratutto per via della difesa impostata dal coach avversario; Itoudis ha enormemente rispetto i due esterni di Ataman, partendo con un quintetto meno offensivo del suo solito, con Hackett in cabina di regia e Kurbanov in ala. I due giocatori sono tra i migliori difensori del CSKA e piazzati prontamente su Micic e Larkin ne hanno limitato subito l’efficacia (almeno per il primo). A quel punto per il serbo è stato difficile trovare il ritmo partita.

Una partita quindi vinta con una grande prova offensiva, ma vinta anche nel lato difensivo.