Belinelli, una Coppa Italia che sa di fonte della giovinezza. O forse no…

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Marco Belinelli, autore di una Coppa Italia da protagonista (fonte: Facebook Virtus Bologna)

Giudicare un giocatore dal passato, così come dal potenziale futuro, rischia di essere un esercizio di stile. Anche perché è innegabile che Marco Belinelli, 37 anni tra un mese, sia stato di gran lunga la guardia italiana più forte di tutti i tempi, e ci scusino Antonello Riva, Carlton Myers e Gianluca Basile. Meglio guardare il presente.
Il bolognese è nel periodo conclusivo della sua straordinaria carriera, ma, come dimostra la recente Final Eight di Coppa Italia, può essere ancora decisivo. Se la Virtus avesse battuto Brescia in finale, l’ex San Antonio sarebbe stato meritatamente l’Mvp della competizione, con numeri record in attacco.

 

A impressionare, oltre al punto a minuto abbondante, le percentuali in tre sfide così ravvicinate e senza ritorno: 55% da tre punti, con un’incredibile 74% di true shooting (stats: Hack a stat). Grazie a Instat, scopriamo che il 48% dei tiri tentati a Torino dall’ex campione Nba viene dall’uscita dai blocchi, marchio di fabbrica ma non certo un tiro ad alta percentuale.

Come vediamo nel video, la sua capacità innata nello sfruttare a suo vantaggio spazi minimi pur senza avere più lo scatto di un tempo, rimane un punto forte. Sia da hand off, sia in uscita pura da stagger, situazione tattica dove è uno dei pochissimi giocatori rimasti a saper sia tirare che fare ricciolo.

La Coppa Italia però ha dimostrato pure che Belinelli, anche questo Belinelli, è un lusso che la stessa Virtus fatica a permettersi. Il suo apporto offensivo è innegabile, dal suo ritorno in Italia: in EuroCup, competizione vinta dalle V nere l’anno scorso, la guardia di San Giovanni in Persiceto ha contribuito con un offensive rating migliore. Con lui in campo, la squadra segnava 4 punti di media in più ogni 100 possessi. E in questa statistica l’azzurro (ex?) continua a primeggiare anche in questa stagione, una stagione che con possessi ridotti e palle perse praticamente inesistenti, lo vede protagonista dell’attacco di Scariolo nonostante la fiducia nei suoi confronti sia stata ondivaga.

Il tiro fuori equilibrio rimane il marchio di fabbrica di Marco Belinelli (fonte: Facebook Virtus Bologna)

Nelle tre partite di Coppa Italia Bologna ha segnato con lui 144 punti ogni 100 possessi, statistica onestamente che fatica a trovare precedenti anche con un campione di partite limitato. In campionato, la cifra rimane altissima: 121.6, che scendono a un comunque ottimo 117 in Eurolega. Numeri che parlano da soli: nella massima competizione europea, a quasi 37 anni, il vincitore della gara da tre punti del 2014 (nell’albo d’oro succede a Kyrie Irving e precede Steph Curry e Klay Thompson…) ha una percentuale di true shooting del 55%.
Dove sta allora l’inghippo? Ovviamente in difesa. Belinelli, anche nei suoi anni migliori, non è mai stato un buon difensore. Ottimo senso dell’anticipo, ma anche limitata mobilità laterale e un po’ di sana pigrizia le sue caratteristiche di una carriera ormai ventennale ai massimi livelli. Nessuno immaginava che lo sarebbe diventato a fine carriera, insomma.

Nel video, con la parziale giustificazione del +25, perde Candi sulla rimessa e gli concede il “suo” tiro.
Le statistiche in questa stagione dicono che alla Virtus, pur con quei numeri in attacco, non conviene tenere Belinelli in campo. È chiaro che è una provocazione e che le statistiche avanzate non dicono tutto quello che accade sul parquet, ma…
Andiamo quindi di freddi numeri: in LBA con lui in campo la Virtus sui famosi 100 possessi subisce 116 punti, con un saldo di +5 punti. In generale, la statistica difensiva scende a 103 e senza di lui addirittura ben sotto quota 100, con un +10 di net rating. Significa che banalmente tenere Belinelli in campo costa a Scariolo 5 punti, senza ovviamente considerare in che situazioni e su che punteggio… Va peggio in Eurolega, dove la Virtus ha un defensive rating (pessimo) di 112.5 e lo peggiora ulteriormente con il numero 3 nei cinque in campo: 121, anche se in questo caso il saldo del net rating V e di quello di Belinelli è quasi pari (attorno al -9).
Su questo ha giocato Alessandro Magro, che ha vinto partita e Coppa.

La regola era: attaccare sempre Belinelli (e Teodosic…)in uno contro uno, a qualsiasi costo, con gli altri quattro ad allargare il campo per accentuare la sua difficoltà nel reggere anche solo due palleggi. Lo hanno fatto Massinburg, Della Valle e soprattutto Petrucelli. Quest’ultimo non ha avuto alcuna pietà: Brescia ha adattato in un giorno i giochi per isolarlo su un quarto di campo contro l’ex Spurs, anche per ridurre il patto di eventuali aiuti. I risultati hanno dato ragione a Magro e alla sua praticità molto simile al mismatch hunting Nba.

Un componente dello staff di una delle squadre di serie A, che preferisce rimanere anonimo, spiega: “È impensabile sviluppare un attacco tipo Nba dove giochi quel tipo di vantaggio fin da inizio azione come accade nei playoff, però è una situazione che si deve prevedere quando le partite contano. E Magro lo ha fatto alla perfezione”.

Marco Belinelli al tiro (fonte: Facebook Virtus Bologna)

È molto difficile riuscire a prevedere cosa succederà nei prossimi mesi, e se Scariolo deciderà di rinunciare sia a Belinelli che a Teodosic per evitare gli isolamenti o se invece cercherà qualche adeguamento per mantenere produttivo l’attacco. Ma la Virtus ha un elefante nella stanza che si chiama rinnovo. Entrambi sono stati tra i migliori giocatori dello scorso decennio ma – al di là della questione puramente salariale – difensivamente rischiano di essere una tassa difficilmente sostenibile per le ambizioni di patron Zanetti.