Beware of the Bears: il basket danese fa la storia

Attenti agli orsi!
Non siamo a Yellowstone e nemmeno in una remota foresta russa. Gli orsi in questione sono pacifici, giocherelloni e tifano per Bakken. Più precisamente siamo ad Aarhus, città costiera della Danimarca dove il basket, a dirla tutta, non ha mai riscosso molta fortuna in quanto lontana dai grandi mercati cestistici europei. Tanti illustri solisti, alcuni con doppia nazionalità come il ben conosciuto Alan Voskuil, il venerando David Andersen con tanta NBA ed Eurolega alle spalle, ricordando i lampi abbaglianti di virtussina (bolognese) memoria di Drejer prima del precoce ritiro. Ma torniamo ai simpatici plantigradi di Aarhus. In origine sono i Skovbakken (letteralmente “quelli della collina boscosa” per dirla all’anglosassone), fanno il loro esordio nel 1953, e vincono subito il primo campionato nazionale edizione 1958.

Per vedere un nuovo trionfo bisogna però aspettare un bel pò, perchè la grande sete dura quasi 40 anni con il titolo del 1997 a cui segue la virata sul nuovo nome. L’esigenza nasce da una tournée negli Stati Uniti:

Che facciamo ci presentiamo con questo nome da aspirapolvere tedesco? No Way.

I danesi ne scelgono uno allegro che richiama proprio i celebri animali che popolano i grandi parchi nazionali statunitensi. Quindi Bakken Bears, con tanto di mascotte che, tuttora, allieta le gare alla Arena. Niente aggressività quindi, Orsi che ricordano più un misto tra NapoOrsocapo, Yoghi ed il Baloo di Mowgli, insomma un prodotto per famiglie. Ed è quello che accade alla Vejlby-Risskov Arena, dove il pubblico non abbonda, ma è sempre entusiasta e divertito.

HYGGE POWER

Del resto sport, competizioni e vita sociale vengono sempre vissuti, nella piccola monarchia parlamentare, con lo spirito dello Hygge. Complessa la traduzione di questo termine nella nostra lingua, più agevole forse spiegarne l’essenza. Una sorta di sentimento di felicità interiore, frutto di piccole magie quotidiane. Atmosfera da candele profumate, a cui potete aggiungere (secondo preferenza) una Harboe Bear Beer, magari con la versione strong da 12°, ideale per comprendere il relax e la serenità che si respirano alle partite degli uomini di coach Steffen Wich.

LEGO…ERGO SUM

Il palazzetto da 2000 posti è confortevole a dall’aria deliziosamente retro, con stile essenziale nordico e un richiamo al passato grazie al muro mattonato che la fa da padrone dietro i due canestri tali da farli sembrare degli enormi Lego. Spot perfetto per il celebre giocattolo e gloria nazionale danese, il cui nome arriva dalla crasi dei termini “leg godt”, ovvero “gioca bene”. E giocano bene eccome i ragazzi di coach Wich. In patria sicuro, magari con meno fortuna in Europa.
Aarhus annusa l’aria delle manifestazioni FIBA con discontinuità all’ inizio del nuovo millennio. Poi la scelta, dal 2013, di provare l’avventura ogni stagione. Non esattamente una cavalcata, come immaginabile, per i Bears che inanellano più sconfitte che vittorie in Eurochallenge (poi FIBA Europe Cup), con la piccola soddisfazione di un successo contro Nymburk.

Niente scalfisce però Bakken, ricordate sempre lo Hygge.
Si tenta quindi il grande salto con l’iscrizione alla Champions League. Eliminati, nelle qualificazioni, in due partite, gli estoni di Tartu c’è l’approdo alla regular season. Il girone è proibitivo con corazzate come Monaco e Banvit (entrambe alle F4), Aris e Nymburk che rendono impossibile la scalata anche per i coraggiosi orsetti arrampicatori. Tredici sconfitte, con una sola grande impresa.
Bakken ospita Francoforte. Due anni prima avversari in Eurochallenge e in Danimarca non c’è storia, un massacro. Aria di rivincita che prende piede nella gara del 15 novembre 2016: Akoon-Purcell ne mette 24, Diouf ne aggiunge 17 e i tifosi di casa si godono il successo, l’unico della competizione. Con il gusto, impagabile per ogni danese, di mandare KO il temuto rivale teutonico, guidato nell’occasione dal “danese” Shavon Shields.

JIMI AT AARHUS

Vibrano di gioia i celebri muri mattonati, anche se non al livello raggiunto durante l’incursione di Jimi Hendrix nel leggendario concerto del 1970, tenutosi proprio nell’arena cittadina di Aarhus.
Torniamo al basket. In campionato è una marcia inarrestabile dietro l’altra: quattordici titoli (dopo quello del ’58) in ventun stagioni, altro trionfo nel 2017 (in finale 4-1 contro Horsens IC) e il 2018 si apre con la coppa nazionale intascata (l’undicesima) con disinvoltura contro Copenhagen. Ma è l’atmosfera europea che esalta ed ingolosisce gli “Orsi” come nemmeno il profumo di miele. Ci si illude nelle qualificazione di BCL con Groningen, vittoria in Olanda e crollo casalingo al ritorno. Ma lo Hygge non li abbandona. Si torna in FIBA Europe Cup che diventa una gioiosa scalata per i Bears.

In regular season secondo posto nel gruppo, davanti alla ben più ambiziosa Saratov. Va ancora meglio nel turno successivo arrivando primi nel girone precedendo Minsk (battuta poi non senza patemi da Avellino negli ottavi) e Bar (anch’essa ai quarti). È il momento dei playoff, per l’appuntamento con la storia, che i danesi non sbagliano.
A Ventspils è festa vera per gli “Orsi”: si chiude a più 20 senza mai soffrire. Gli eroi sono tre: DeVaughn Akoon-Purcell, ala prodotto di Eastern Oklahoma State e mai nei radar di squadre europee anche di medio livello. È suo il miracolo con cui Bakken piega Bar in overtime nella gara che gira le sorti della stagione europea dei campioni di Danimarca.
Sono decisivi anche Michel Diouf (16 con 9 rimbalzi per l’ex Fuenlabrada) e Jaye Crockett, solido mestierante visto in anche in Italia a Tortona, Forli e Trapani che chiude la gara con 17 punti e 12 rimbalzi. Il ritorno è di pura amministrazione, con sconfitta indolore che regala la nuova eccitante puntata.

Ai quarti tutti si aspettano Sassari. La sfida con la Dinamo diventa invece un appuntamento mancato dal sapore manzoniano, ovvero “non s’ha da fare come direbbero i “Bravi”. Nel 2016 doveva essere il preliminare di Champions, prima della modifica effettuata dalla FIBA. Poi il Banco di Sardegna affonda nel piccolo borgo di pescatori transalpino di Le Portel, subendo una storica, quanto clamorosa, rimonta da Hassell e compagni dopo il comodo più 17 dell’andata. E da settimana prossima sarà storia e festa per entrambe le squadre, l’Hygge non ti abbandona mai.