Bologna e Messina: “prima ti amo e poi ti odio (tanto)”

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Ettore Messina

Oggi è uscita un’intervista a firma Walter Fuochi con Ettore Messina, che ovviamente ha spaziato su vari temi inerenti all’attualità, ma non solo. Inoltre c’è stata anche ormai la classica domanda sul suo rapporto con Bologna sponda Virtus. Al momento i bianconeri lo vedono come il nemico giurato e da tale lo trattano, niente di particolarmente sconvolgente e credo che neanche Messina si aspetti necessariamente applausi e petali di rosa al suo arrivo con gli abiti griffati Armani, acerrimo nemico di Zanetti nella lotta tra Olimpia e Virtus sui campi.
Però dall’altra parte il livore che si è creato verso il nemico giurato (una volta paladino) è molto forte additandolo di varie colpe sul modo di porsi e gestire, sebbene non mi sembri che Ettore Messina alla Virtus fosse un’altra persona, con un altro approccio e altri atteggiamenti rispetto ad adesso. Solo che ovviamente quando vince per i tuoi colori è perdonato tutto. Siamo tutti cosi, non è la Virtus, non è l’Olimpia.

Sul piano sportivo mi piace, le belle rivalità fanno bene a tutti e due squadre italiane in Eurolega ne sono un esito di cui esser contenti. Sul piano personale mi suscita anche amarezza, perché a Bologna sono state lasciate correre dicerie su un potere che non ho, come quello di fermare i campionati per il Covid, e si è generato un clima di odio che non pensavo mai di meritare, dopo vent’anni meravigliosi, di vita professionale e non, in quel club e in quella città.

Al clima di odio siamo abbastanza abituati un po’ tutti frequentando giornalmente i social network e se i tifosi virtussini odiano Messina, con magari anche argomenti per farlo, diventa difficile capire come sia possibile che anche alcuni tifosi milanesi negli ultimi tempi sembrino odiarlo molto per i magri risultati della squadra dimenticando una Final Four giocata, uno Scudetto e due Coppa Italia negli ultimi due anni. Invero alcune esternazioni abbastanza gratuite di Messina, soprattutto con i media, non ne hanno aumentato necessariamente la popolarità, ma il livore del tifoso è sempre molto “sui generis”, che sia avversario o anche tifoso. Faccio coming out: il fastidio che mi creano i tifosi di una squadra che aspettano le sconfitte per “dire contro” è assoluto. Questo rimane uno dei modus operandi più controversi, insensati e stucchevoli di tutte le pratiche social possibili. È un mio tarlo ormai da tempo e fatico a capirlo ogni giorno che passa. Ma il prosieguo delle parole di Messina in parte lo spiega:

Minoranze rumorose a presidio di tastiere e siti aggressivi, perché i tanti che incontri per strada sono con te e i pochi haters strillano solo più forte.
Tocca a chi fa un lavoro pubblico, sportivi, politici, artisti, ci s’impara a convivere. E magari a spedire a chi istiga all’odio un paio di sane querele.

Non siamo bigotti, l’odio sportivo è il sale della rivalità, la sana competizione, la voglia di prevaricare l’avversario e “fargliela pesare” quando questo succede rende lo sport bellissimo per chi lo pratica e per chi lo tifa. Ma è davvero necessaria la quantità smodata di odio che si è creata? La risposta è probabilmente no e l’esame di coscienza dovrebbe essere fatto da chi lo ha alimentato spingendo all’estremo la narrativa, sebbene creda che anche il continuare a reiterare il concetto ogni qualvolta Virtus e Olimpia s’incontrino (succederà almeno quattro volte quest’anno fino a un massimo di 11, se non 16 in caso d’improbabile incontro ai playoff di Eurolega), non aiuti affatto. Non sono un fan del “parlare male purché se ne parli”: il tema è diventato abbastanza ridondante, ma probabilmente esisterà finché ci sarà questa rivalità e se non ci saranno più i protagonisti di adesso, quelli di domani troveranno il modo per replicare il concetto. Non mi permetto di giudicare l’odio in sé nella questione, ma un po’ di reciproca misura e maturità potrebbe non guastare. Detto ciò basta attendere quattro giorni per probabilmente essere nuovamente smentiti. Almeno speriamo che sia un bello spettacolo di basket perché, fino a ora negli scontri diretti, di bella pallacanestro se ne è vista ben poca.