Cantù: quello che in gara 2 con Trieste non deve riaccadere

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Credits: Pall. Cantù.

Quello che per Cantù non doveva accadere in gara 1 di finale playoff è invece successo: 72-65 per una Trieste corsara, che ha così messo vento in poppa nell’attesa di scatenare la bora sul parquet di casa. Se già prima per l’Acqua San Bernardo era un dovere sfruttare al meglio il fattore campo (accresciuto dai 6.087 spettatori presenti martedì al PalaDesio), ora c’è l’obbligo di impattare giovedì sera la serie per non mettere l’organizzata squadra di coach Christian nella favorevole posizione di giocarsi due volte il match-ball per l’A1 al PalaTrieste, con i suoi 6.736 seggiolini che certo non rimarranno a loro volta vuoti.

Al netto degli oggettivi meriti degli avversari, perché la sfida torni in perfetto equilibrio occorre soprattutto che Cantù non faccia riaccadere certe situazioni viste in gara 1. E attenzione: quel 9/40 nelle triple è certo un dato da migliorare (e che quasi certamente sarà migliorato, perché imbattersi in una serata ancora più storta da oltre l’arco è davvero difficile), ma guardare a quello come al principale fattore della sconfitta in gara 1 significa solo guardare il dito del tiratore ignorando la luna (rigorosamente arancione) di una difesa quanto meno sconclusionata nella prima metà di gara.

La prima immagine da cancellare e non replicare è quella di Hickey che vaga per il parquet alla ricerca di Ruzzier (11 punti, 6 assist) e, dopo averlo finalmente trovato, gli lascia sistematicamente quel metro abbondante per tirare, penetrare o scaricare un assist. Che la difesa non sia il punto forte del folletto americano (16 punti, 4 assist) è ormai cosa acclarata e forse tanto vale farsene serenamente e definitivamente una ragione, mettendo questa volta in atto da subito la contromossa che in gara 1 ha permesso il rientro dopo l’intervallo: quella di utilizzare l’agile fisicità di Nikolic (11 punti, 5 rimbalzi), come già avvenuto nei quarti contro Cividale con la marcatura su Redivo, per disinnescare la centralina di gioco avversaria (alias Ruzzier). E poi naturalmente applicarsi tutti sui cambi difensivi come soprattutto nel terzo quarto abbiamo visto fare a Young (11 punti, 4 assist, 3 stoppate) per mantenere la pressione sugli esterni e a Bucarelli (12, ma con 3/8 dal campo) per rendere un po’ meno facili i mismatch ai lunghi di Trieste, che nel terrificante inizio difensivo canturino si sono invece addirittura ritrovati più volte da soli nel colorato (10 punti per Vildera, 7 per Candussi).

Difendere bene, come recita il vecchio manuale del basket, significa poi attaccare meglio: quello che infatti è accaduto sempre nella terza frazione tra punti in transizione e tiri in maggiore fiducia, con la tripla del 52-51 di Hickey che ha fatto ruggire il PalaDesio e sperare i tifosi biancoblu in un vincente cambio d’inerzia. Illusione poi smontata dalle esperte giocate di Filloy (11 punti, 4 assist) e dal talento di Reyes (top-scorer con 19 punti), ma anche dall’affanno offensivo in cui sono tornati gli uomini di coach Cagnardi, quasi tutti con le pile scaricate più dalla tensione accumulata per la falsa partenza che dalla stanchezza fisica per il successivo tentativo di rimonta.

Impietose alla fine le statistiche individuali come quelle di squadra (22/65 dal campo per Cantù contro un peraltro non trascendentale 29/67 di Trieste), che – vale la pena ripeterlo – hanno però trovato radici in quei break regalati a Trieste nei due quarti iniziali (15-25 e 32-46 i rispettivi parziali, inframezzati dal 24-41 che è stato il maggiore vantaggio esterno). In una sfida già ad alta tensione per natura, l’ansia di rientrare in partita si è infatti subito trasformata per capitan Baldi Rossi (8 punti, con un quasi incredibile 0/7 da oltre l’arco) e per i suoi compagni in una lunga sequenza di errori anche nei tiri aperti: se questo non riaccadrà in gara 2, significherà che anche tutto il resto probabilmente non è riaccaduto. E ci saranno anche maggiori possibilità che sul tabellone del PalaDesio si accenda un altro risultato. (Paolo Corio)