La cavalcata di Bologna e l’enigma della Sfinge di Milano (W.Pedrazzi)

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Bologna
@ Backdoor Podcast


“E il mio maestro mi insegnò
com’è difficile trovare
L’alba dentro l’imbrunire”.
(Prospettiva Nevski)

Sono giorni stentati, isolati, a volte tremendi, in cui ci ritorna spesso alla mente quel verso enigmatico e geniale del Maestro Franco Battiato… Quando tutto sembra cristallizzato nell’immobilità del tramonto di quello che ancora avevamo da sognare e sperare, fermi, nell’unico intento della sopravvivenza. E quel vento che in questi giorni ha respirato l’aria di primavera, tenendo il cielo alto e terso, per noi che non riusciamo più a volare, a staccarci da terra. Un vento che sa di lontano. Che ci ha portato via, lontano, un amico carissimo, fratello al quale ci univano comuni radici, due ragazzi di quindici anni portati su un campo da basket, per sfogare e stemperare giovanili furori, da un allenatore di quelli speciali, di quando gli allenatori erano ancora facenti funzione di padri putativi sociali dediti non soltanto all’insegnamento dei fondamentali del basket ma anche ai valori della vita. Giorgio Fustinoni, è il fratello che se ne è andato, facendo risorgere in noi quella rabbia che pensavamo la vita avesse domato, per l’ingiustizia di un buio che ci nega perfino l’ultimo abbraccio. E non importa se molti di voi non lo avranno conosciuto: avete tempo e mezzi per la ricerca di una vita dedicata allo sport, e al suo insegnamento, e non solo. Quanto a noi, fino a quando qualcuno, generosamente o incoscientemente, ci concederà il privilegio di uno spazio per scrivere, anteporremo sempre il sentimento, anche alla ragione. Ed è per questo che a Giorgio, fratello di basket, generosissimo maestro di sorrisi, quest’oggi dedichiamo il nostro settimanale delirio. E’ tutto quello che possiamo e ci rimane da fare.

Prima di avventurarci alla ricerca di qualche squarcio di un divenire, in questo triste imbrunire.

A cominciare dalla Virtus Bologna.
Che intanto in EuroCup non ha ancora perso. 19 vittorie su altrettante battaglie. Anche quando sale il livello dello scontro. Come ieri sera, primo match di semifinale contro l’Unics Kazan, ad alta intensità agonistica ed emotiva, con il club russo che oggi è “amministrato” da Claudio Coldebella, console guerriero proprio di quella VNera di gloria infinita nei primi anni ’90, oltre che vice di Sasha Djordjevic sulla panchina dell’Armani Jeans nella stagione 2006/07.
Una battaglia cruenta. Con la Segafredo che dopo aver sprecato un vantaggio di 12 punti (50-38) si è ritrovata praticamente a disputare un supplementare negli ultimi 5′ (64-64) imbrigliata dai feroci raddoppi dei cavalieri del Volga. Allora, quando calavano le forze, nel corpo a corpo finale, nessuno più poteva contenere il genio di Milos Teodosic, che è esploso con 11 punti in quei minuti fatali, e assist, e perfino un sacrificio fisico esemplare. Lo hanno preso proprio per questo, direte, per imbucarne 27 quando conta. Per portarsi 1-0 in semifinale di EuroCup, per tentare tra meno di 70 ore il colpaccio a Kazan e conquistare la finale (probabilmente contro il Monaco?), e poi… l’Eurolega. La filiera del talento.
Anche se a noi piace ricordare l’impatto, ormai costante, di Alessandro Pajola: “Avete qui il nuovo Jim Morrison“, ha detto di lui, ironicamente ai giornalisti, Sasha Djordjevic, che vuole sempre tenere basse le ali dei suoi giocatori, per un ragazzo che di suo è già in “punizione” a vita, costretto come è da suo padre a leggere un libro al mese. A compensazione culturale del fatto che il ragazzo, dopo la maturità al liceo scientifico, per dedicarsi al basket ha deciso di non iscriversi all’Università. Severo ma giusto! Il padre.

Ma tracce di un divenire le abbiamo trovate anche anche in Massimo Bulleri che alla quarta vittoria consecutiva ha preso a bastonate i corvacci neri che gli volavano in testa, riportando Varese fuor dal pelago agitato della retrocessione, nel gruppo selvaggio di sei squadre (insieme a Varese anche Fortitudo, Pesaro, Trento, Brescia e Cremona) che si contendono l’ultimo posto dei playoff. Particolarmente ineccepibile e probante la vittoria del Forum, nonostante i falchi pellegrini dalle stridule grida al biscotto.
Insieme al Bullo ci piace, poi, evidenziare il costante divenire anche di Michele Ruzzier: una volta che la società gli ha messo a disposizione lo straripante talento, per ora prevalentemente atletico, di John Egbunu ad allargargli l’orizzonte, lui a fare il playmaker non ha più paura di nessuno. Nemmeno del Chaco Rodriguez.
Tornando agli allenatori, nemmeno possiamo dimenticare, soprattutto di questi tempi di carestia, l’umile quanto importante ed efficace coltivazione del radicchio trevigiano da parte di Max Menetti.
Senza dimenticare due come Pino Sacripanti e Matteo Boniciolli che hanno disputato la finale Coppa Italia di A2. Napoli e Udine? Dove il basket ha radici che devono rifiorire.
Insomma, ci sono cose, ragioni, motivi, per cui ancora sperare.