Coronavirus: l’NBA salva gli Stati Uniti?

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Credits to: Madison Square Garden (parte sx della foto) : Di Ganley894 di Wikipedia in inglese - Trasferito da en.wikipedia su Commons., Pubblico dominio, https-//commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2516367.jpg

Il mondo dello sport americano ha avuto la funzione chiave di “reality check” per la nazione intera. Nello specifico quel fatidico Mercoledì 11 Marzo, momento in cui l’NBA decide di sospendere la stagione alla luce di uno dei giocatori – Rudy Gobert – risultato positivo al test.

Negli Stati Uniti, fino ad allora, la stragrande maggioranza della popolazione aveva relegato COVID-19 ad una semplice influenza che riguardasse solamente la Cina e l’Italia. C’è un proverbio, mai come in questi giorni attuale che recita:

Fish rots from the head down.

Qui in America infatti, il governo federale ha lavorato assiduamente durante i mesi di Gennaio e Febbraio per ostacolare i test e per minimizzare la questione virus. Trump a più riprese parlava di una comune influenza, di una messa in scena dei democratici e altre menzogne insensate. Il 28 Febbraio il presidente americano era ancora convinto che il virus sarebbe scomparso per miracolo, la citazione è la seguente:

The virus will disappear one day like a miracle.

Tutt’oggi, il messaggio dalla Casa Bianca dipinge una situazione rosea, sostenendo che il virus è “under control”.

L’NBA apre la via

E dunque – in un clima surreale in cui i vertici del governo Americano minimizzano il tutto – il mondo dello sport fa piombare la nazione intera in quella realtà che tutti preferiremmo ignorare. Il primo passo è quello del commissioner NBA Adam Silver. Alla luce di Rudy Gobert, risultato positivo al test, l’intera lega si ferma, ufficialmente per un periodo di 30 giorni. Immediatamente le squadre che hanno giocato contro gli Utah Jazz fino ad una settimana prima vengono messe in quarantena. Nei giorni a seguire, praticamente tutti gli sport americani si fermano: NHL, MLS, MLB, Nascar, PGA, Wrestling, etc. La NCAA Basketball in un primo momento aveva scelto di disputare il tanto blasonato torneo “March Madness” a porte chiuse. Tuttavia, solamente 24 ore dopo la retromarcia e la cancellazione totale della competizione. Da notare che in questo caso si parla di stop definitivo, non di una semplice posticipazione.

Durante lo scorso fine settimana altri due giocatori della NBA risultano positivi al coronavirus: Donovan Mitchell – compagno di squadra di Rudy Gobert e Christian Wood, dei Detroit Pistons. La modalità del contagio risulta ancora da chiarire: in un primo momento si dava per scontato che Gobert avesse contagiato il compagno di squadra, anche alla luce del suo comportamento puerile prima della diagnosi. Gobert infatti era solito scherzare riguardo COVID-19, toccando i microfoni e dispositivi di registrazione audio dei cronisti.

Coronavirus NBA: Gobert, “untore” o contagiato?

A seguire, innumerevoli fonti riportano che Gobert era solito scherzare anche nello spogliatoio, toccando indumenti e oggetti appartenenti ai compagni di squadra. Tuttavia, si è fatta strada nelle ultime 48 ore la possibilità che il contagio fosse avvenuto il sabato precedente a Boston, quando i Celtics ospitavano i Jazz. Proprio in quei giorni infatti era esploso un caso di contagio ad una conferenza nella bella cittadina del Massachusetts in cui almeno 51 partecipanti alla conferenza della compagnia Biogen sono poi risultati positivi al test.

Rudy Gobert a seguito della diagnosi si è ufficialmente scusato con il mondo della NBA e con la nazione intera. La NBA ha utilizzato questo avvenimento di risonanza nazionale come veicolo per educare la popolazione riguardo il rischio di contagio e su cosa fare per evitarlo. Bisogna riconoscere che l’idea di dare una “seconda opportunità” è parte fondamentale della cultura d’oltre oceano ed è bello vedere Gobert e l’intera NBA adoperarsi per informare la popolazione ed in un certo senso sopperire alle lacune evidenti del governo federale Statunitense.

Mark Cuban – proprietario dei Dallas Mavericks – ha rilasciato un’intervista a caldo in cui commenta la decisione della NBA di sospendere la stagione. Cuban dimostra una grande leadership, sottolineando a più riprese la necessità di ascoltare gli esperti e parlando dell’impatto economico dello stop sportivo sui soggetti più deboli come i lavoratori negli stadi. Cuban non ha dubbi nell’affermare che assicurerà sicurezza economica per tutti i dipendenti diretti o indiretti dei Mavericks che verranno colpiti dalla crisi inevitabile. Staremo a vedere se gli altri presidenti della NBA seguiranno l’esempio.

Con il mondo dello sport giocato in pausa indeterminata, la scena è ora tutta per la NFL. Lunedì 16 Marzo partiva infatti il “legal tampering period”, ovvero 4 giorni prima dell’inizio ufficiale del mercato estivo in cui le squadra possono legalmente parlare con giocatori ancora sotto contratto. Ovviamente tutti gli occhi sono puntati su Tom Brady, per la prima volta alla venera età di 43 anni senza un contratto nel mercato estivo. Mentre aspettiamo la decisione del GOAT, la lista dei giocatori che hanno cambiato casacca e altri movimenti interni sta crescendo di ora in ora.

Approfitto di questo spazio per dedicare un pensiero all’Italia. Mai come in questi giorni mi sento orgoglioso di essere italiano: ce la faremo e ne usciremo tutti più forti. Forza italiani!

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