Crespi-Masciadri: un limite da non superare mai

Crespi Masciadri

Com’è possibile che il raggiungimento di un Europeo tanto atteso, costruito e lavorato da lontano, possa portare con sè uno strascico di livore, risentimento e pretestuosità per attaccare una singola persona?
Facciamo un rapido ritorno al 24 giugno 2017, quando l’antisportivo fischiato a Cecilia Zandalisini ci aveva depredato di una legittima qualificazione guadagnata sul campo. Ci eravamo tutti indignati e stretti intorno a quella nazionale azzurra perchè ci sentivamo scippati sul campo e fuori, quando una manciata di minuti dopo la fine del match si nominava la Lettonia come paese ospitante dell’europeo 2019.

È UNO SCANDALO!

Abbiamo gridato tutti affondando le radici in un perlomeno credibile complottismo anti italico. Il diktat di tutte quelle ragazze sul campo, della federazione e anche di un paese che aveva imparato ancor di più ad apprezzare il basket femminile e il senso dell’italianità era: ricompattiamoci e riprendiamo ciò che è nostro.
Il 21 novembre 2018, dopo un percorso tortuoso fatto di fatiche, dubbi, tanti punti interrogativi dettati dal nuovo corso delle azzurre al comando di Marco Crespi, al suono della sirena di La Spezia battiamo la Svezia facendo doppietta con la vittoria in Croazia di qualche giorno prima staccando il biglietto per l’Europeo. È la gioia per l’apporto di tutti gli effettivi, la leadership di Sottana, il talento questa volta al servizio della squadra di Zandalasini, la ferocia agonistica di Crippa e Francesca Dotto in nome della sorella Caterina sfortunatamente assente, la presenza di Penna da Wake Forest e di una sontuosa Andre, senza dimenticare ogni singolo componente di quel gruppo. Anche un simbolo come Raffaella Masciadri, che ha lasciato la maglia della nazionale con una lettera toccante (e che forse meritava miglior palcoscenico) senza giocare nemmeno un secondo.

DEVE ESSERE UNA FESTA, DOVEVA ESSERLO, DOVEVA…

Siamo riusciti, a cinque giorni di distanza, a creare un caso o forse un attacco alla persona, nascondendoci dietro agli ideali più legittimi e insindacabili dei diritti femminili. Il Corriere Della Sera pubblica la lettera di Stefania Passaro, ex capitana della nazionale italiana che potrete leggere interamente qui dal titolo:

«Caro presidente Petrucci bisogna dire basta alla violenza contro le giocatrici di certi allenatori».

All’interno una cronaca dei fatti degna di chi era presente e ha vissuto la scena avendo le proprie emozioni e i propri desideri che, come quelli di Mascia, erano di vedere in campo il simbolo della nostra nazionale per un ultima volta. Sarebbe stato bello, forse giusto in un determinato momento, dare il meritato epilogo alla carriera di un simbolo e in questo probabilmente coach Crespi avrebbe potuto agire diversamente, come evidenziato dal presidente Petrucci che non ha mancato di farglielo sapere. Tutti discorsi che hanno diritto di cittadinanza e aprono il sipario su una legittima e costruttiva discussione che viene buttata nella classica caciara qualunquistica italiana quando nel pezzo vengono citati i diritti sulla donna, le aggressioni verbali e psicologiche che nemmeno riguardano il soggetto in questione, ma vengono usate per fare rumore. Da qui parte una vera e propria caccia all’uomo Crespi che viene dipinto come un umiliatore verbale per le reprimende che ogni coach fa ai propri giocatori durante partite e allenamenti, che siano esse donne (come le compagne di Mascia) o uomini. Si parla di pugni in testa a commenti a sfondo sessuale di “certi allenatori”, pochi giorni dopo che il video di Zelimir Obradovic in aperta invettiva contro Kostas Sloukas, riscuote gli onori della cronaca come l’esempio del vero motivatore che non guarda in faccia nemmeno ai suoi top players.

INFORMAZIONE E BASKET

Giornalisticamente avere un articolo di tale fatta all’interno della pagina che parla della violenza sulle donne è grave (anche con la specifica del coach del giorno dopo), anche perchè tutto quello che ha ingenerato è un attacco all’uomo e non all’allenatore, all’etica e non alla tecnica. Questo non è il modo di parlare di basket, il modo di vivere all’interno di una società, di una squadra (di donne giova ricordarlo) e di unirsi al cospetto di una maglia azzurra che tutti amiamo e vogliamo difendere con le nostre forze. E non cominciamo neanche a pensare al discorso ribaltato, ovvero se Mascia avesse giocato qualche minuto, magari essendo suo malgrado protagonista di un europeo a cui avrebbe partecipato la Svezia, perchè siamo nel periodo ipotetico dell’irrealtà, anche se questa situazione ci si avvicina molto.