Datome e Milano: questo matrimonio s’ha da fare!!! (di Werther Pedrazzi)

0
977
Datome
Foto di Alessia Doniselli

Verrà? Non verrà? Ma si, che verrà!

Verrà Gigione, e la squadra sarà al completo, nel suo nome.

E dove altro potrebbe andare, se non a Milano.

A meno di un’ora di volo dal suo regno sardo.

Verrà Gigi Datome, capitano azzurro, campione multifunzione, uomo strategico in campo e nello spogliatoio, quel leader tecnico ed umano che è l’unica tessera che è finora sempre mancata al mosaico ambizioso di una società e di una squadra nata per vincere e che ancora non ci è riuscita, almeno rispetto alle intenzioni e alle aspettative.
Può un uomo solo cambiare le prospettive?

Si.

Se si chiama Gigi Datome, e se inserito nel ruolo giusto.
E quel ruolo è lì che aspetta. Mettere nel cuore della squadra, tatticamente intercambiabile tra l’ala piccola e l’ala forte, un giocatore dalla resistenza, flessibilità ed esperienza come quella del capitano azzurro è come rinforzare l’impianto con una putrella di cemento armato. A garanzia di certi improvvisi e inspiegabili cedimenti del recente passato.
Si tinge d’azzurro il cielo sopra Milano. Perché si è fatto un poco più scuro e incerto quello sul Bosforo. A Istanbul si è spezzato il patto…

Finché tu allenerai non avrò altro coach all’infuori di te.

e

Finché io allenerò tu sarai il mio giocatore di riferimento.

Ma adesso che Zeljko Obradovic ha deciso di prendersi un anno di riposo e di ripensamento, tra uomini d’onore il vincolo reciproco è sciolto.

Ci piace immaginare che come Obradovic disse per Nik Melli (“Se non ci andava da solo a New Orleans ce lo avrei portato io”) sia proprio lui a spingere Datome tra le braccia di Ettore Messina. Per inalterata e lunga stima. Zeljko, il recordman degli allenatori europei con 9 Eurolega vinte con cinque squadre diverse (Partizan, Badalona, Real Madrid, Panathinaikos e Fenerbahce) e il prode Ettore che ne ha vinte quattro (2 Virtus Bologna e 2 Cska). Vai Gigione! Cche, comunque, vai a cadere bene.
Certo ci sono ancora cose da sistemare. Intanto Datome avrebbe un altro anno di contratto al Fener, e di sicuro, o probabilmente, a Milano chiederà un contratto triennale, logico, due più quello che non farà a Istanbul… L’imperativo categorico per la società e il giocatore è uno soltanto: venirsi incontro!!!

Perché?

Semplicemente perché se non dovesse succedere avrebbero sbagliato entrambi, Milano e Datome.
E avrebbero sbagliato, entrambi, perché in un panorama di incerte ripartenze l’arrivo di Gigi Datome all’Armani sarebbe come una luce in fondo al tunnel.

Che è troppo buio, il tunnel, e in più i manovratori sono ciechi. E zoppi, anche. Come ci dice un campionato che, nonostante la promozione (incauto acquisto?) di Torino, è per il momento ancora a 17 squadre. E noi che le cose ce le dimentichiamo dal naso alla bocca, stranamente ci ricordiamo la sicumera della Legabasket quando più di un mesetto addietro, nel pieno del ripiegamento, contrazione e decremento economico generale, senza capire che il tempo a venire sarebbe stato, tranne poche eccezioni, quello della sopravvivenza, trionfalmente dichiarava:

Dalla serie A2 sono disponibili a salire in serie A società come Ravenna, Verona, Derthona, Forlì, Napoli, Scafati, pare anche Trapani.

Con Udine, ultima in ordine di tempo che si è riservata una risposta a giorni. Hanno offerto la Serie A quasi fosse un torneo ad inviti, hanno risposto tutte: no, grazie. Dovendo mettere sul tavolo 500.000 euro di garanzia ancor prima di “incominciare” a pensare di rinforzare la squadra. Con la maggior parte degli sponsor che hanno anche altri problemi cui pensare. Realismo contro improvvisazione.

È sempre stato il problema.

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui