De Raffaele: “Impossibile essere sempre al top, serve gestire”

Walter de Raffaele è stato ospite del nostro podcast Backdoor One to One, per parlare della sua carriera, delle vittorie, delle sconfitte e in questo interessante passaggio, si è parlato di come si gestisce un gruppo in stagioni da 60-70-80 partite e come sia cambiato il ruolo del coach.

Beh, innanzitutto c’è molto meno tempo per allenarsi. Su questo non c’è dubbio, perché tra il ritmo delle partite e i viaggi c’è poco tempo per allenarsi. Quindi la parte di prestagione, dove si struttura un sistema, diventa importante perché poi durante lastagione ci sono solo una serie di accorgimenti, di miglioramenti che si cerca di fare in quel singolo o al massimo due allenamenti che si hanno a disposizione nelle due partite, che però poi servono per preparare la partita successiva. Delle volte non c’è neanche il tempo di preparare la partita successiva quindi si deve andare su dei concetti già acquisiti e accettare anche degli errori dovuti alla mancanza proprio di tempo.


Detto questo, naturale che sia legati, con così tante partite, anche al tema infortuni e quindi la gestione sia del roster che delle partite è legata anche a quelle che poi sono le valutazioni fatte insieme allo staff relativamente agli impegni dei vari giocatori, alla possibilità di dargli un turno di riposo e quindi anche tutta la gestione è legata un po’ a questi ritmi che, ripeto, con le varie trasferte diventano dei ritmi incessanti.
È diventato impossibile performare sempre al top, era impossibile performare anche per 40 partite, ma è ancora più impossibile performare al massimo per 70 partite. C”è un’illusione e una pretenziosità sotto questo aspetto che dovuta naturalmente al fatto di non conoscere, ma chi sa conosce perfettamente il fatto che un atleta, così come un gruppo, non può rimanere per 8, 9, 10 mesi sempre sulla cresta dell’onda. Per forza, con i ritmi delle partite, dei campionati e con l’incidenza degli infortuni, ci sono sempre dei momenti di up and down.


Noi ci avvaliamo di Synergy Sports Technology per analizzare le partite di cui parliamo. Tu che rapporto hai con le analytics? Walter De Raffaele, utilizza le analytics per valutare la propria squadra, per preparare le partite e studiare gli avversari?

Non sono un fanatico delle statistiche, anche di quelle avanzate, ma sono uno molto curioso che cerca di sapere, conoscere sempre cose nuove, però credo che le analytics diano comunque delle indicazioni molto importanti.
Personalmente, hai citato Synergy, ma se ne potrebbero dire altri, lo utilizzo molto sia in fase di preparazione della partita, sia anche in fase di mercato proprio per l’analisi dei singoli giocatori. Sulle statistiche avanzate, invece, sono ancora abbastanza tra virgolette lontano, nel senso che è una conoscenza che è iniziata da non tantissimo tempo, ma cerco di utilizzare i vari elementi come i tre fattori che possono dare indicazione sia sulla prestazione della squadra: quello che può essere  un’incidenza di determinate zone di tiro o tipi proprio di tiro, così come l’incidenza dei vari set all’interno di un quarto o con i vari quintetti. Sono molto curioso, credo che poi la componente realtà sia comunque sempre preponderante, quindi cerco di mantenere un equilibrio, di non andare né nell’eccesso, né però nell’ottusità di non utilizzarle, perché credo sia uno strumento non indispensabile, ma necessario.

 

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Ideatore di www.backdoorpodcast.com e giornalista per NBA ed NFL su Fox Sport, oltre che autore del libro American Dream -un infiltrato alle NBA Finals" e fondatore del canale YouTube SM Padel.