Virtus-Fortitudo: dieci (più uno) Derby da ricordare pt-1

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Derby

Dopo oltre dieci anni, mercoledì il palcoscenico della Serie A tornerà ad accogliere il Derby di Bologna.

Virtus e Fortitudo di nuovo avversarie al massimo livello (in mezzo ci sono stati due scontri diretti in serie A2 nella stagione 2016/2017). In un teatro speciale per l’occasione (la nuova, seppur temporanea, Segafredo Arena), con una partita che offrirà mille storie collaterali da raccontare e avrà anche intrecci di classifica non secondari, essendo la Virtus attualmente prima solitaria e la Pompea sorpresa della stagione a inseguire nel gruppo delle terze.

Una storia, quella del Derby, più che cinquantennale, con la prima sfida ufficiale giocata nel 1966 che vide la vittoria della Virtus targata Candy sulla Fortitudo Cassera per 73-66. Da lì altri 104 scontri ufficiali. Che hanno regalato emozioni a non finire. Immagini iconiche. Attimi indimenticabili. Gioie e dolori estremi per entrambe le fazioni.

Ripercorriamo assieme i dieci (più uno) momenti rimasti indelebili nella storia di questa eterna rivalità.

10+1 – Il Derby di Morettovic

Le tante storie di Derby rendevano difficile racchiudere in soli dieci episodi tutti i ricordi immortali. Per questo abbiamo dedicato un “+1” a una partita che ha un posto speciale nel cuore di molti tifosi virtussini. Stagione 1994/1995. La Virtus Buckler insegue quello che gli americani chiamerebbero Three-Peat. L’epopea Danilovic è cominciata con due scudetti e con lei sono partite le Guerre Stellari cittadine che contrassegneranno il decennio. Da una parte Alfredo Cazzola, dall’altra Giorgio Seragnoli. Siamo all’alba del periodo più fulgido per la Bologna cestistica. Quella stagione vede la prima stracittadina il 30 ottobre, alla decima di campionato. C’è un però: la Virtus ci arriva senza Sasha Danilovic, squalificato per due giornate in precedenza. Di là c’è una Fortitudo trascinata dal duo Djordjevic-Esposito, che sente l’odore del sangue e vuole fare il colpaccio. E per venti minuti accarezza il sogno, chiudendo il primo tempo avanti 50-44. Non ha fatto i conti, però, con Paolo Moretti. Che in quel giorno diventa l’eroe inatteso. Lasciando lì la partita della sua vita, probabilmente. L’ex Verona timbra 26 punti, con 6/11 al tiro, 14/16 ai liberi e undici falli subiti, trascinando i suoi a una insperata vittoria per 85-81. Portando proprio Sasha Danilovic a parlare così a fine gara: “Non è vero che Danilovic vale mezza Virtus. Vedete? Moretti oggi è stato più di Danilovic…”

10 – I Grandi Freddi

Come ogni rivalità che si rispetti, un posto d’onore è sempre riservato alle grandi, in termini di punteggio, vittorie. La prima sberla epocale, in termini temporali, la prende la Virtus il 5 marzo 1989. Derby di ritorno in campionato. Manca Sugar Ray Richardson squalificato. Per le VNere è un momento non semplice e la Fortitudo dilaga, per di più fuori casa, 102-70, coi 28 punti di Vincent Askew. I bianconeri se la legano al dito. Vinceranno otto dei successivi dieci Derby giocati e restituiranno il favore del -32 con gli interessi. 101-60 il finale della gara di ritorno negli ottavi di Coppa Italia 1993/1994, il 16 settembre 1993, con 24 punti di Danilovic. Il più grande divario mai registrato in un Derby.

9 – Vukcevic spalanca l’oblio Fortitudo

E’ l’ultimo Derby giocato in serie A ad oggi e, manco fosse un film, con un epilogo al cardiopalma. Stagione 2008/2009, Derby 103. La Virtus La Fortezza di Earl Boykins e Keith Langford va ospite della Fortitudo per lo scontro di ritorno in campionato. I bianconeri veleggiano nelle prime posizioni del torneo, i biancoblù non troveranno mai la quadra di una stagione da incubo in cui finiranno per retrocedere, nonostante la presenza in squadra di giocatori come Huertas, Strawberry e Papadopoulos. La partita è equilibrata e l’Aquila gioca meglio. Tiene il naso avanti, ma non chiude i conti. A 10″ dal termine DJ Strawberry segna il libero del +2. Sulla rimessa virtussina Huertas nega la ricezione a Boykins e allora il possesso decisivo è per Dusan Vukcevic. Palleggio lungo il campo, incrocio verso sinistra, arresto e tiro da tre punti improvviso sulla faccia dello stesso Strawberry. Solo rete. Sotto le facce impietrite della curva fortitudina. Un momento simbolo tanto per la Virtus quanto per la Fortitudo, che da lì inizierà la sua caduta verticale, finalmente terminata l’anno scorso con il ritorno in serie A.

8 – I Derby del sorpasso

Ci sono due serie di playoff che nella storia della Fortitudo hanno lasciato il segno. A quasi dieci anni di distanza una dall’altra. La prima, ricordata come il Derby del Sorpasso, risale alla stagione 1987/88. Quando ancora la vincente della A2 giocava il primo turno di playoff in serie A. La Virtus finisce sesta e la Fortitudo, marchiata Yoga, vince la A2. L’attesa in città è spasmodica, resa ancora maggiore dal fatto che i bianconeri saranno praticamente senza Roberto Brunamonti, appiedato dal mal di schiena. La Fortitudo non si fa cogliere impreparata e sfrutta l’occasione. Domina gara uno in casa e chiude i conti nella successiva, mettendo a segno un colpo epocale, trascinata da un George Bucci che viaggerà a 20 punti di media. La seconda arriva nella stagione 1996/1997. Per la Virtus sono anni difficili, in cui ricostruire una squadra segnata dalla partenza di Danilovic verso gli Stati Uniti. La Fortitudo, invece, cresce esponenzialmente. Le due squadre si incontrano in semifinale di playoff. La Teamsystem ha un Carlton Myers debordante, mentre la Virtus paga un Komazec a mezzo servizio. Non c’è storia. La F vince gara uno, domina gara due e deborda nella finale gara tre in cui Myers esplode con 44 punti (record di segnature in un Derby). In quel momento la leadership cittadina è saldamente in mano ai biancoblù.

7 – Pozzecco, Tanjevic e il sigaro

Poteva mancare Gianmarco Pozzecco in questa classifica? Il Poz si prende la sua fetta di Bologna il 16 novembre 2002. In casa Fortitudo c’è una squadra di talento (oltre a Pozzecco troviamo Basile, Delfino, Van den Spiegel) che si fermerà in finale scudetto (la terza consecutiva, con la striscia che arriverà a sei in seguito) solo di fronte alla Benetton Treviso. La Virtus, invece, vive la stagione che vedrà l’epilogo nella radiazione conseguente al crack finanziario del presidente Marco Madrigali, che solo un paio di anni prima festeggiava il Grande Slam con la squadra di Ginobili e Marko Jaric. La VNera, quell’anno, manda comunque in campo una squadra con del talento (Charlie Bell, Antoine Rigaudeau, David Andersen, Alessandro Frosini), che infatti fa partita di testa per tre quarti sul campo dei cugini. Salvo poi crollare negli ultimi dieci minuti. La Fortitudo si impenna sugli assist di Pozzecco (14 alla fine per lui) che all’ennesimo canestro di Kovacic da lui imbeccato mima il gesto del sigaro sotto la faccia di Boscia Tanjevic, allora allenatore virtussino. L’esclusione dal trionfo europeo del 1999 la sgarbo mai digerito dal Poz. Un match come quello il palcoscenico migliore per vendicarlo.

6 – Ginobili e una rimonta da sogno

“Ten of the most shocking minutes anyone in the Paladozza Arena had ever seen”. Così recita il report della gara sul sito di Eurolega. Stagione di grazia, almeno in casa Virtus, 2000/2001. Bravura, e un po’ di fortuna, hanno mandato a indossare la casacca con la VNera sul petto una delle squadre più forti che il basket nostrano abbia mai testimoniato. Ginobili, Jaric, Rigaudeau, Abbio, Smodis, Griffith, Frosini, David Andersen. Un insieme di talento saggiamente diretto da Ettore Messina. Che in quella stagione infrange ogni record. Nella semifinale dell’Eurolega allora targata ULEB, quando ancora si avevano due competizioni separate, la Kinder incrocia le armi con i concittadini. Primi due match casalinghi vinti abbastanza tranquillamente dalla Virtus a Casalecchio, vittorie consecutive numero quattordici e quindici nella competizione. Serie che si sposta al Paladozza, dove il popolo Fortitudo vuole spingere la sua squadra all’epica rimonta. E per tre quarti gara tre è quasi una non competitiva. Myers è il trascinatore di una F che domina l’incontro ed è saldamente a +18 dopo 30′. Ha fin lì giocato una buona partita anche Andrea Meneghin, che in estate è stato l’oggetto del contendere delle due sponde bolognesi. Firmato dai rivali, la Virtus ha dovuto ripiegare su un argentino in arrivo da Reggio Calabria. Che di lì a poco si sarebbe visto cadere addosso ulteriori responsabilità per il ritiro improvviso di Sasha Danilovic (già, quella squadra doveva avere nel motore anche lui inizialmente). Meneghin vive una delle rare partite felici della sua stagione che sarà, a tutti gli effetti, un fallimento. Ma lo sport, spesso, sa essere crudele. In quella che sembra, finalmente, la sua serata, Manu Ginobili decide di prendere il proscenio. Apre l’ultimo quarto con dieci punti consecutivi. Che in un attimo fanno cadere il gelo sul Paladozza. La Fortitudo improvvisamente si ferma. Tripla di Rigaudeau. Gancio di Griffith che poi schiaccia in contropiede. E’ una mareggiata che si ferma solo dopo un parziale di 25-1. E la ferma, ironicamente, proprio una tripla di Meneghin. Inutile. Perché Ginobili e la Virtus hanno appena riscritto la storia di quella serie, chiudendola, e regalando all’epica dei Derby la più incredibile delle rimonte.

(continua)