Doncic in 5′ vale il prezzo del biglietto?

Capita di discutere su quante squadre europee possano competere con le franchigie NBA, autoproclamatesi le migliori del mondo senza scontrarsi con le stesse motivazioni e gli stessi obiettivi di quelle di EuroLeague. Le amichevoli di Preseason, che prestagionali sono per le squadre USA ma non per quelle europee, già impegnate nei campionati nazionali e nei tornei continentali, non sono il giusto banco di prova. Negli ultimi 10 anni ci sono stati 14 incontri tra squadre NBA e formazioni del Vecchio Continente, con un bilancio di 9-5 per i roster americani. Il ritorno di Luka Doncic al WiZink Center di Madrid, però, ha simboleggiato molto più di 40′ di gioco.

Importava relativamente l’andamento della partita e il risultato finale, con Dallas alla terza uscita stagionale dopo la doppia sconfitta con Minnesota e il Real incastrato tra le vittorie in ACB di 48 ore prima e la partita con l’Efes a Istanbul 48 ore dopo. Ha vinto il Real 127-123, ma quello che importava ai paganti del WiZink Center era riabbracciare il figliol prodigo sloveno, festeggiare insieme l’EuroLeague che ha contribuito a conquistare nel 2018 e quella alzata al cielo di Kaunas nel 2023. Un risentimento al polpaccio ha costretto Luka a giocare soli 5′, per la delusione del pubblico madridista. Delusione giustificata?

I biglietti più economici per l’evento erano venduti dal sito ufficiale del Real attorno ai 60€, arrivando sino a 350€ per i pacchetti VIP. Pensare che qualcuno abbia pesato l’investimento per un posto al WiZink Center in base al minutaggio, ai possessi e alle giocate di Doncic è oggetto di dibattito nella stampa spagnola. Sono effettivamente i 5′ (4’59”, per la precisione) una mancanza di rispetto nei confronti degli spettatori? Quanto senso avrebbe avuto rischiare di peggiorare un semplice risentimento per soddisfare il palato estetico di una tifoseria che, stando alle dichiarazioni prepartita e ai costanti messaggi di devozione espressi sui propri social, è destinata a riabbracciare prima della fine della carriera?

Ci si lamenta dei troppi infortuni, dei calendari ipercongestionati, degli impegni sempre più esigenti per il fisico degli atleti professionisti, sulla gestione di uno stress sempre più imperante dovuto all’asticella delle prestazioni richieste e poi si fanno le pulci sui minuti giocati in un’amichevole infrasettimanale di una stagione già iniziata per una squadra e non ancora per l’altra? Si mette davvero sullo stesso piano questo Real Madrid-Dallas e lo Slovenia-USA del 12 agosto, organizzato a Malaga per festeggiare il centenario della Federazione Spagnola, in cui Doncic è stato tenuto precauzionalmente a riposo? Riconoscere due pesi e due misure è sì doveroso, ma deve essere fatto da ambo le parti.

 

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.