Ettore Messina: “Preferirei un basket meno legato al tiro da tre”

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Ettore Messina, head coach EA7 Emporio Armani Olimpia Milano

Ettore Messina, coach campione d’Italia con l’Olimpia Milano, è il primo ospite della serie Meet The Best Coaches, format realizzato da A Better Basketball. Le intervista agli ospiti toccano cinque temi: come è cambiato il loro modo di allenare nel tempo e il rapporto coi giocatori, come sarebbe la loro pallacanestro ideale e come migliorala, il rapporto con social e big data.

Ecco le risposte di Ettore Messina.

Sul modo di allenare

“Il mio modo di allenare è cambiato perché sono cambiate le competizioni e abbiamo molto meno tempo a disposizione. Sono cambiati anche i ragazzi che hanno bisogno di una comunicazione e di un feedback molto più rapidi e precisi. Non avrei mai potuto immaginare di comunicare coi miei giocatori o mandare loro delle immagini via Whatsapp”.

Su come migliorare il gioco

“Quello che farei per migliorare il gioco è allargare il campo adeguandolo alla struttura dei giocatori di oggi, ma da noi in Europa è impossibile per mille motivi. In alternativa, potrebbe essere utile introdurre i tre secondi difensivi. In assoluto, preferirei un gioco con maggior coinvolgimento dei lunghi e meno legato al tiro da tre, ma non mi sento costretto a insegnare nulla che non mi piace”.

Sui social

“Li uso in maniera molto limitata. Ho un account Instagram dove comunico con le persone più care, ho un account X dove non intervengo ma mi interessa per leggere di politica e sport internazionale. Cerco di non leggere i commenti, perché poter scrivere anonimamente quello che vuoi è una porcata del nostro sistema. Capisco però che a un giocatore interessi cosa la gente dice di lui. L’unica cosa che gli si può consigliare è di rimanere il più possibile isolato e sviluppare una forza interiore per cui la capacità di valutarsi onestamente e la fiducia in chi ha vicino sia sufficiente per farsi un’idea. Ma è molto difficile”.

Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.