Eurocup: apologia dei cani di Bursaspor

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In un mondo logico e razionale, giocare da cani non dovrebbe essere un complimento. L’animale più fedele e riconoscente alle cure di noi esseri umani, per quanta dedizione alla causa e abnegazione possa mostrare, rimarrà sempre subordinato alle attenzioni dell’uomo per poter sopravvivere. Giocare da cani: sbattersi, impegnarsi ma con qualità infima; senza nulla di cui rimproverarsi, se non gli evidenti limiti coi quali si è stati generati. In un rovesciamento tragico o comico (a seconda della prospettiva da cui lo si guarda) degno dei migliori scrittori teatrali dell’Atene classica, una banda di cestisti in canotta biancoverde ha deciso di non rifiutare l’etichetta affibbiata loro nel corso dell’anno. Underdogs, sottovalutati. Intrusi al ballo di fine anno. Agnelli sacrificali all’altare delle superpotenze di Eurocup, col mirino puntato al bersaglio grosso sponsorizzato Turkish Airlines. Do you believe in miracles? No, non scomodiamo l’Avvocato. Questo non è un miracolo. Una grande impresa sì ma, come ribadito dagli addetti ai lavori, un format del genere portava inevitabilmente a una conclusione simile. La speranza di tutti gli appassionati italiani è che questa improbabile parabola sportiva conosca una fine dolceamara. Non ditelo a loro. Non ditelo ai bulldogs. Non ditelo al Frutti Extra Bursaspor.

SCALATA, REDENZIONE O PARADOSSO?

Cercate una squadra dalla grande tradizione, con un palmares ricco e zeppo di trofei nazionali ed europei, con una storia ricca di annate di culto e giocatori che hanno riscritto gli annali della pallacanestro del Vecchio Continente? Bene: state alla larga da Bursa. La sezione cestistica della polisportiva Bursaspor viene fondata solamente nel 2014: gli investimenti sono sin da subito ingenti, consentendo la rapida scalata della squadra dalla terza serie alla Basketbol Süper Ligi. La buona annata interrotta dal Covid vede il Frutti Extra concludere il campionato in nona posizione: il roster guidato da Perry Jones e Gabriel Olaseni raggiunge per la prima volta i lidi europei, guadagnandosi la partecipazione all’Eurocup 2020/2021. All’esordio, il record di 3-7 non consente di qualificarsi alle top16. Non che in patria si raggiungano risultati esaltanti: il nono posto è una costante, ma date le vicissitudini finanziarie di altre società l’accesso all’Eurocup non viene precluso. Il cambio di format della competizione, tuttavia, fornisce speranze anche a squadre come Bursaspor, con evidenti lacune a roster rispetto ad avversari oggettivamente più forti e quotati. Inserita nel gruppo della Virtus Bologna e della Reyer Venezia, i risultati rispecchiano fedelmente la realtà: 8-10, settimo posto su dieci, accoppiamento apparentemente proibitivo con il Partizan di Punter e Obradovic. L’intreccio, a questo punto, conosce un ribaltamento inatteso.

Le opere teoriche riguardanti il genere identificano l’eroe tragico come un personaggio che, consapevole dei propri limiti, contribuisce alla propria disgrazia in modo solamente parziale: razionalmente riconosce che avrebbe potuto fare meglio, ma il destino è governato da forze oscure, soverchianti, ingestibili anche dal sistema più ordinato ed equilibrato. Difficile definire quanto l’exploit di Bursaspor alla Stark Arena di Belgrado sia merito della squadra turca, demerito degli uomini di Obradovic, gravati da una pressione ai limiti dell’ingestibile e ancora troppo acerba per vincere una competizione così gravida di variabili, o favorito dal tanto demenziale quanto spettacolare tabellone a eliminazione diretta dei playoff di Eurocup. La sera del 20 aprile si inscena la catarsi dei cani turchi. La vittoria della settimana successiva nel catino altrettanto bollente dell’esaltante Cedevita Lubiana (picco di forma raggiunto con un paio di settimane di anticipo rispetto al necessario) e il dominio nel principato d’Andorra, rintuzzando la rimonta del Morabanc trainato da Miller-Mcintyre, passano colpevolmente in secondo piano. In attesa dello scontro finale nella città emiliana, è tuttora difficilmente giustificabile la presenza del Frutti Extra Bursaspor. Di animali, sui palcoscenici, se ne sono visti storicamente pochi. Anche solamente evocati, ci si è limitati ai cavalli, ai leoni, tutt’al più a qualche mostro marino. Per i cani non c’è spazio. Che siano bulldog o pitbull. Almeno sino a oggi. La rivincita dei reietti. Scorri la composizione del roster e i dubbi persistono. Qualche extracomunitario pieno di talento che non ha mai mantenuto le attese e la continuità in periodi di tempo un minimo prolungati. Giocatori ordinati, mai sopra le righe, che hanno fatto della costanza di rendimento la propria fortuna ma sempre assestatisi su livelli medi. La consueta combriccola di giocatori locali che riempiono il roster più per ragioni geografiche che per meriti cestistici. Una squadra nella norma, tutto sommato. Lontana dalle sirene degli eccessivi proclami, ma neanche protagonisti annunciati di disastri clamorosi. Il bello e il brutto dell’Eurocup odierna, tuttavia, permette anche alla mediocrità e all’anonimato di raggiungere il quarto d’ora di warholiana celebrità. La bravura è, nell’arco delle ventiquattro ore, far coincidere questo happy (quarter of an) hour col momento della distribuzione degli allori. In questo caso, Bursaspor ha saputo infilarsi nelle pieghe della competizione come nessun altro.

SUL CADAVERE DEI LEONI FESTEGGIANO I CANI…

La regia ordinata di Derek Needham, ex playmaker della Reggio Emilia finalista sconfitta da Sassari, che veleggia a 13 e 5 assist di media col 50% da oltre l’arco. L’esperienza e il QI cestistico di David Dudzinski, occulto direttore d’orchestra quando la palla transita nei pressi del pitturato. La capacità di punire la pigra difesa perimetrale di Onuralp Bitim, unico reale gioiello d’esposizione della collezione turca del Frutti Extra con qualche speranza di poter scalare i gradini della consacrazione (l’essere nato il 31 maggio 1999 a Kadikoy e i 198 cm di altezza lo hanno già reso materia di competizione mercantile tra Fener e Efes). Omer Uktu Al e Metin Turen, corpi anatolici con cui far rifiatare gli alpha del canile. Queste le costanti da inizio stagione. Poi ci sono loro: le reali ragioni per cui Bursaspor si trova a giocarsi l’accesso alla prossima Euroleague. L’ottimo inizio di stagione di Allerik Freeman non è passato inosservato: i 20 di media con cui ha mantenuto in linea di galleggiamento il Frutti Extra nel girone di andata hanno convinto il CSKA a investire su di lui, prima che i ben noti eventi extra cestistici abbiano consigliato l’esclusione delle squadre russe dalle competizioni continentali. Come sostituire l’unico vero motivo di interesse dei biancoverdi di inizio stagione? Semplice: l’esplosione di un paio di afrocaraibici (ci perdonerà Sconcerti per il prestito etnologico…) già presenti a roster e l’aggiunta dell’attuale capobranco.

Immaginarsi questo Andrew Andrews non era minimamente concepibile a inizio anno. A maggior ragione considerando una carta d’identità non più verdissima e il chilometraggio visibile oltre il volante. Eppure, chiedere alle difese serbe, slovene e andorrane se le proprie retine abbiano esaurito di esalare fumi in seguito alle prestazioni incendiarie del prodotto di Washington. Immaginarsi questo Kevarrius Hayes non era minimamente concepibile a inizio anno. I flash mostrati anche nella sciagurata annata canturina erano destinati a rimanere tali: momenti in cui la protezione del proprio ferro e i voli a convertire le alzate degli esterni alternati a istanti di pura isteria e demenza cestistica, nei quali pareva prelevato dal parcheggio dell’arena e spedito sul parquet senza essersi mai allenato con coloro che indossano la stessa canotta. Eppure, l’MVP delle semifinali è stato lui, in grado di silenziare il pick ‘n roll di Hannah e di punire le scelte difensive di Andorra, facendosi trovare al posto giusto al momento giusto nella vernice del Morabanc e mostrando movimenti spalle a canestro degni di nota. In attacco, di conseguenza, le veci del partente Freeman sono assolte. In difesa, piuttosto? Come ridistribuire gli equilibri? Un americano naturalizzato portoricano. Inizio di annata agli iconici Cariduros de Fajardo, ritorno in febbraio all’Unics Kazan, trasferimento a marzo in maglia Frutti Extra: il 2021/2022 di John Holland ricalca un percorso quantomeno imprevedibile. Eppure, se mercoledì sera si sentirà ringhiare qualcuno a palazzo, non cercate sugli spalti. Saranno delle treccione in costante fibrillazione sul campo da gioco, impegnato a difendere su qualsiasi portatore di palla della Virtus e, tempo di sbattere le palpebre, su tutti i giocatori interni di Scariolo, a digrignare i denti e attentare alle caviglie dei virtussini. L’energia di Holland è contagiosa, endemica, pandemica. Costringe ogni suo compagno a scalare un paio di marce per non rischiare di venir travolto dall’impeto e dagli istinti animaleschi del compagno alla prima interruzione. Continua a essere inspiegabile? Continua a essere inspiegabile. La ragione, dato che il campo non offre spiegazioni comprensibili, sono da ricercare in cabina di comando.

… MA I CANI RESTANO CANI.

Tre vittorie nelle ultime quattro gare di regular season. Percorso immacolato in postseason. L’accoglienza delle simpatie e del sostegno dei neutrali. Non sappiamo quali siano gli ingredienti segreti della pozione magica, ma coach Dusan Alimpijević è stato nominato COY nonostante un record negativo in stagione regolare. Primo nella storia della competizione. Capire quali corde abbia toccato per trasformare una banda di randagi in una pattuglia di cani da slitta nelle bufere dell’Eurocup è ancora un mistero avvolto nella nebbia. Capo allenatore del Bursaspor dal novembre 2020, il coach serbo ha raccolto, è il caso di dirlo, i Frutti di una lunga coltivazione. Dopo un paio di raccolti scarsi, da febbraio a inizio maggio la stagione ha prodotto primizie ora invidiate da tutta Europa.

Vabbè, il Partizan passa senza problemi. Chi incontrerà al prossimo turno?

Il Cedevita, in gara secca, la può vincere questa Eurocup. I folletti americani sono infuocati, Blazic è un two-way dalla qualità impressionante. E vai a vincere tu a Lubiana…

Ma vuoi mettere Andorra che l’anno prossimo rischia di giocare nei più grandi palazzetti d’Europa ma, nel fine settimana, calcherà i parquet della seconda divisione spagnola? Neanche l’Atalanta di Mondonico in Coppa delle Coppe!

Ormai è fatta: anche se perde, ma tanto non perde, la Virtus ha centrato l’obiettivo. L’anno prossimo sarà EL: troppo più forte di Bursaspor. Va bene che sono arrivati fino a qui, ma tutte le favole sono destinate a finire, prima o poi.

No, questa non è una favola. È una tragedia greca, dove il rovesciamento e gli eventi principali non sono rappresentati esplicitamente, sul palco, davanti agli occhi dello spettatore. Sono narrati da qualche anonimo messaggero. Ci si limita a riportare nei minimi dettagli, privati da qualsivoglia enfasi e coloritura retorica, il ribaltamento degli schemi e dei disegni architettati in precedenza. Perché i cani non sono animali degni di rappresentazione sul nobile proscenio. Troppo brutti, troppo rozzi e banali. Non ditelo a Alimpijević e compagnia, però. Non è che non vi ascolteranno. Non capiranno proprio la vostra lingua. Woof woof, Frutti Extra Bursaspor. Qualunque cosa voglia dire.