Eurocup: piovono triple al Paladozza, Virtus ok col Maccabi

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Continua a rimanere immacolata la stagione della Virtus Bologna. Quinta partita ufficiale e quinta vittoria per gli uomini di Djordjevic che passano una serata tutto sommato tranquilla contro gli israeliani del Maccabi Rishon Lezion. Finisce 96-77 con sedici triple a segno per la Segafredo che si stacca in conclusione di terzo quarto e poi dilaga negli ultimi dieci minuti.

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Dalla pagina Facebook Virtus Segafredo Bologna

LE CHIAVI DELL’INCONTRO

  • Sulla carta era la partita più morbida del girone, quindi per la Virus c’erano anche obiettivi che andavano oltre il risultato. In particolare per quanto riguarda la gestione dei minutaggi di alcuni giocatori. Markovic finora aveva giocato 33′ di media, Weems 32. I minuti del play serbo sono stati contenuti a 28, mentre l’esterno americano è stato tenuto addirittura a riposo, sembra per un piccolo infortunio;
  • Questo è stato possibile anche perché Alessandro Pajola ha giocato un’altra solida partita. Prima doppia cifra in carriera, due triple a segno e in generale la sensazione di un giocatore che in attacco, suo storico tallone d’Achille, comincia ad essere più a suo agio;
  • 21 punti, anche se con percentuali da rivedere (8/19) per Frank Gaines, che nelle ultime partite era sembrato un po’ in crisi, soprattutto di fiducia, quasi con ansia di trovare il canestro che, puntualmente si erano tramutata in cattive scelte. Djordjevic gli aveva chiesto maggior relax alla fine dell’ultima partita e la cavalcata di stasera può essere stata utile per fargli recuperare un po’ di quella calma che sembrava aver perso;

IL MOMENTO DECISIVO

La Virtus scappa nella seconda metà di terzo quarto. Con il Maccabi rientrato in partita con i canestri di Jordan Swing, sono le triple di Stefan Markovic a scavare il solco decisivo. Ne arrivano tre, intervallate da una di Pajola, a firmare un parziale di 21-10 che manda i bolognesi sul 71-59 alla terza sirena. Da lì in avanti la partita praticamente diventa una corsa in discesa verso il quarantesimo.

Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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