Eurocup: post Metropolitans-Reyer, l’analisi della partita

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Boulogne-Venezia

Quella della Reyer in terra parigina era una missione quasi impossibile. Le assenze di Daye, Vitali e Theodore e l’aggiunta del taglio di Victor Sanders, rendevano la trasferta francese un match a coefficiente di difficoltà massimo. E il campo non ha perdonato.
Gli uomini di De Raffaele hanno abbandonato l’Eurocup in maniera abbastanza netta, con i padroni di casa che hanno avuto la meglio dando due vigorose spallate alla partita: una a cavallo tra primo e secondo quarto (13-0 di parziale, dal 9-13 al 24-13) e una nella terza frazione (20-3 di break, dal 47-37 al 67-40 che ha mandato i titoli di coda in anticipo).

Tanta, troppa differenza di condizione fisica e prontezza anche mentale, ben evidenziata da una cifra: la distanza tra i punti segnati in contropiede e direttamente da rimbalzo offensivo è stata esattamente pari al divario finale, ventuno punti, ventinove per il Metropolitans, otto per la Reyer.

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Soprattutto sotto le plance sono arrivati i problemi per i Veneziani: tredici punti raccattati dalla spazzatura per Hunter e compagni, zero assoluto, non solo in termini di punti ma anche di opportunità costruite, per Venezia. Responsabilità condivise un po’ da tutto il reparto lunghi reyerino, ma impossibile non cominciare dalla cattiva serata di Mitchel Watt, testimoniata da un dato: nei suoi quindici minuti abbondanti di campo, Metropolitans ha catturato l’enormità del 50% di rimbalzi offensivi disponibili. Un numero veramente ingestibile per chiunque. Figlio sia di responsabilità di individuali del lungo ex Caserta, ma anche delle scelte di accoppiamento difensivo fatte dallo staff di Venezia.

Qui, ad esempio, vediamo un paio di casi in cui Watt viene semplicemente battuto dal suo diretto avversario (Halilovic in questo caso), che prima gli toglie un rimbalzo da sopra la testa per poi segnargli due punti troppo facili nel prosieguo dell’azione e poi lo batte nella ricerca della posizione a rimbalzo, costringendolo a spendere un fallo.

Come detto, però, c’è stata a monte anche una scelta di accoppiamenti difensivi che non ha aiutato Watt. La Reyer, infatti, ha scelto di non mandarlo mai sulle piste di Vince Hunter, preferendo tenerlo sull’altro lungo in campo di Metropolitans. Che spesso è stato Tomer Ginat, giocatore pericoloso dietro l’arco e che, quindi, finiva per tenerlo lontano da canestro.

Questo, unito alle difficoltà di Jeff Brooks nel contenere lo stesso Hunter a rimbalzo, ha creato la tempesta perfetta.

La problematica di gestire la posizione di Watt lontano da canestro è tornata anche sulle situazioni di pick&roll, dove la Reyer ha deciso di fare uscire con degli show molto pronunciati il proprio centro, quando in marcatura su Halilovic, lungo, al contrario di Ginat, senza capacità di tiratore, che dunque non rappresentava una minaccia in pick&pop per una conclusione dalla lunga distanza. Il problema è che la palla da quei pick&roll è uscita troppo velocemente o in maniera troppo profonda, mandando al bar la difesa veneziana.

Dicevamo, poi, del contropiede. Venezia ha concesso ben sedici punti da situazioni di campo aperto agli avversari, un numero davvero troppo alto per pensare di competere e vincere la partita. Ai punti lasciati per errori e palle perse, se ne sono assommati diversi causati da cattivo bilanciamento a rimbalzo offensivo. Che su tiro sbagliato ha lasciato la difesa scoperta e in sotto numero.

Errori e mancanze costate care a una Venezia che, comunque, probabilmente era arrivata in condizioni davvero troppo rimaneggiata per pensare di poter fare la voce grossa in questo playoff.

n.fiumi
Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata. Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.