Euroleague: Baskonia, una squadra fatta di materiale duro

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Vitoria per il basket europeo è un luogo molto particolare, negli ultimi anni è stata tappa di passaggio per molti giocatori, quelli più interessanti si possono identificare principalmente in due categorie: la prima contiene coloro che da giovani promettenti, o spesso non più tanto giovani e neanche tanto promettenti, sono diventati giocatori NBA o di alto livello europeo, Calderon e Garbajosa sono due prodotti delle giovanili, Nemanja Bjelica invece è arrivato a 22 anni e ne è uscito a 25 per firmare un triennale con il Fenerbahce; la seconda, di più recente formazione è invece costituita da giocatori intorno ai 30 anni, con una carriera spesso in declino, che cercano in terra basca un luogo da cui ripartire, con alterne fortune, Bargnani e Budinger per fare due esempi recenti e anche abbastanza dolorosi.
La gestione del Baskonia, insegna, o dovrebbe insegnare, che gli errori di valutazione esistono e sono problematici per chiunque, ma se alle spalle c’è una società solida che lavora sui giovani, vi si può sopperire con minor sforzo rispetto, per esempio, a quelli di un Barcellona.

STAGIONE 2017-18 – L’ANTEFATTO-

In questo caso l’errore di valutazione è stato enorme: la scelta errata dell’allenatore. Chiaramente la mia è una considerazione a posteriori, perchè mai avrei pensato ad agosto che Pablo Prigioni avrebbe potuto dimettersi prima dell’inizio di novembre. La vicenda è complicata, noi, dall’ esterno, non sappiamo, e forse neanche i diretti interessati sanno, se Prigioni davvero non fosse pronto per allenare a questo livello o semplicemente qualcosa sia andato storto nelle prime settimane. Di sicuro i suoi giocatori che si sono recati a casa sua per chiedergli di ripensare alle dimissioni e che per bocca del faro della squadra, Shengelia, lo hanno sollevato da ogni responsabilità “non è colpa di Prigioni se non abbassiamo il culo per difendere” non la pensavano così. Sta di fatto che dall’assunzione di Pedro Martinez come head coach in poi il record recita 16-10 in Eurolega, settimo posto e seed guadagnato ai playoff e secondo posto in Liga ACB con 21 vinte e 6 perse.

LA SQUADRA

La rotazione degli esterni è a cinque, due appartengono alla categoria degli ex NBA tornati in Europa alla ricerca di un nuovo inizio per la loro carriera, Huertas e Beaubois, entrambi hanno innalzato le proprie prestazioni nella serie contro il Fenerbahce, nello specifico Huertas ha giocato una buona serie soprattutto in gara 3 e francamente gli ci voleva poco per migliorare rispetto al resto della stagione, mentre il francese ha veramente dominato il terzo atto e finchè ha potuto ha cercato di trascinare i suoi in gara 4.

Come si rende a parole un 4/7 da 2 e un 4/6 da 3 con questo dominio mentale sulla partita? Meglio un video.

Completano il reparto due veterani esplosi tardi come Jason Granger, al rientro dall’infortunio e il tiratore ex-siena Matt Janning assieme al playmaker classe ’95 Luca Vildoza, ottimo rimbalzista considerata la taglia, l’ennesimo elemento pescato dalla scuola Argentina da parte del Baskonia. E per citare qualche precedente bastano i nomi di Scola, Nocioni e Oberto.
Le ali sono, un altro argentino come Patricio Garino buon difensore ma incappato in una pessima stagione al tiro e il lettone Timma che pensavo fosse giunto all’anno della, comunque tardiva, esplosione e invece ha giocato una stagione mediocre in cui ha dato pochissimo apporto a rimbalzo.
Quello dei lunghi è il reparto più interessante e talentuoso, sicuramente la stella della squadre è il georgiano Shengelia, inserito da Euroleague nel primo quintetto della manifestazione, ma l’elemento che gli permette di essere così efficace è il tedesco Johannes Voigtmann. Il suo 59% da tre in stagione permette di aprire il campo al post basso del georgiano, spesso contro un avversario meno fisico di lui.

Voigtman ha veramente una doppia dimensione, qui prende un rimbalzo in testa a Vesely e poi sul ribaltamento attacca dal palleggio come un esterno.

Ai due si aggiunge Poirier, uno dei giocatori più sottovalutati di tutta la competizione, sia per l’efficacia delle sue ricezioni sul roll che per i tempi di aiuto difensivi e solidità a rimbalzo e l’acerbo 22 enne senegalese Diop che ha mostrato grandi margini di miglioramento in stagione. La squadra è chiaramente a trazione interna, infatti è prima in regular season per rimbalzi totali con il 51.8% e difensivi (72.1%).

FINALE DI STAGIONE

Purtroppo per loro, e anche un po’ per noi, diciamocelo, perchè è una squadra troppo bella per non stare simpatica, il turno di playoff li ha visti costretti a fronteggiare l’avversario più scomodo possibile. Il Fenerbahce, infatti, ha dimostrato, di possedere sia un organico in grado sia di imbrigliare i lunghi e nello specifico Shegelia, con il tandem Vesely-Melli, sia di attaccare gli esterni del Baskonia non sempre ineccepibili in difesa. Infatti l’OffRtg di 117,5 è rimasto tale solo grazie a gara 3 e a un paio di partite surreali del pluricitato Beaubois, mentre il DefRtg che in stagione era 112,2 è diventato 125,5. A conferma di quanto detto, il dato a rimbalzo offensivo dei turchi recita 37.6%, mentre quello difensivo 70%.

Qui vediamo entrambi i problemi, Vildoza si fa battere (addirittura sul fondo) Diop, che era già pronto al classico raddoppio ai tre punti, cerca di recuperare commettendo fallo e comunque Vesely batte la rotazione di Shengelia a rimbalzo. Bonus track che non c’entra nulla, ma non ha resistito, la bellezza del tempo del blocco verticale portato da Melli sul lato debole che libererebbe Nunnally in angolo

Il commentatore della tv spagnola, nel primo quarto di gara1, ne dà la miglior definizione possibile “Il Baskonia è una squadra fatta di materiale duro, perciò non si rompe” infatti in tutte le partite perse nella serie, i giocatori hanno lottato con ferocia su ogni pallone, non hanno mai mollato, hanno recuperato ampi svantaggi e hanno costretto i turchi a 40′ di concentrazione estrema ad ogni partita. Tutto questo senza mai però dare la sensazione di poter girare partita e serie per un evidente mancanza di talento tra gli esterni. In gara 4 è stata indirizzata da una clamorosa partita offensiva di Guduric, che dovrebbe essere il quarto/quinto/sesto esterno nelle gerarchie di Obradovic e per questo motivo è difficile opporsi a una tale profondità, soprattutto in una serie. Durante invece gara 3 di cui abbiamo già accennato, l’unica vinta dai baschi, si percepiva chiaramente che il vantaggio era dovuto a un allineamento, simile a quello dei pianeti, di fiammate dei singoli, ma veramente di tutti i singoli (tranne, forse Shengelia) più che ad un effettivo controllo tecnico, tattico o strategico sulla partita.

In ogni caso l’obiettivo realistico della squadra basca erano i playoff di Eurolega e sono stati raggiunti, ora mancano due giornate di ACB e poi ci saranno gli snelli (3-5-5) playoff spagnoli che sono sempre di altissimo livello, non mi sento di escludere che ci siano buone possibilità di finale.