Euroleague: James MVP, grazie a un Obradovic poliedrico

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Foto di Savino Paolella

Nelle settimane di pausa per l’EuroLeague, è giusto fare una piccola review di quello che è successo e nell’ultima puntata di Backdoor Call abbiamo parlato di quello che, al momento, sembra l’unico vero candidato all’MVP di Eurolega per questa stagione: Mike James. Ma non solo lui, a Monaco c’è anche tutto il lavoro clamoroso di Sasa Obradovic e Marco De Benedetto ce ne ha parlato a fondo.

James ci sta come MVP di EuroLeague, soprattutto perché la squadra funziona e quindi non sono numeri fini a se stessi. È una squadra che gioca duro, anche se è molto diversa dal suo modo di essere, perché sono molto fisici, compreso Mike James. Si parla sempre di queste sue capacità di realizzatore, ma è veramente un giocatore fisicamente tosto e performante, che sa usare l’atletismo in modo efficiente. Sicuramente è una squadra che non è esattamente conforme al suo modo di essere, anche se pensiamo al suo coach è abbastanza diverso da lui come testa, però è molto affascinante e curioso come riescano a trovare un modus operandi e lui riesca a metterlo assieme.

Lo zampino di Obradovic

Partiamo dal presupposto che Obradovic, come persona, è sottovalutato e anche come allenatore. Ho avuto l’opportunità di conoscerlo velocemente qualche anno fa ed è anche diverso da come appare. È uno di quegli allenatori che poi nel momento caldo esprime un se stesso molto appariscente, ma lui è anche molto altro: è un ex giocatore di quelli che sanno approfittare dell’essere stati giocatori, ha comunque una mentalità tosta e un carattere forte e questo lo fa essere molto rispettato fondamentalmente dai giocatori. Mi dicono tutti (e si vede), di essere molto capace a dare dei compiti e delle gerarchie chiare e quindi ognuno sa quello che deve portare. Adesso io esagero, ma guardate Kemba Walker con i problemi che si porta dietro a livello di salute che lo condizionano. Tutti lo sanno, lui per primo, ma Kemba Walker è un ragazzo super e vederlo l’altra sera a Bologna come fosse dentro il gruppo e come accettava il fatto di non poter sostanzialmente giocare è molto impressionante. Parliamo di un All-Star NBA, quindi sicuramente c’è molto del Kemba Walker professionista, ma c’è anche una forza del gruppo di lavoro che si è creato in questi due-tre anni al Monaco.