Euroleague, la classe operaia in paradiso: Marcus Eriksson

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Alessia Doniselli

Il doppio turno di gioco in Eurolega è sempre croce e delizia per tutte le partecipanti: sancisce il capolinea per i periodi, positivi o negativi, di ciascuna squadra. Anche per i giocatori è un momento abbastanza particolare, sia a livello di impegno fisico e mentale, che per quanto riguarda l’aspetto della continuità. Per info, citofonare Trey Thompkins, nostra vecchia conoscenza, che ha dominato nel gameday 1, con 20 punti e 6 rimbalzi sul Baskonia, e ha raccolto solo 5 minuti, senza segnare, nella seconda giornata della settimana, sul campo dell’ALBA. Proprio i tedeschi saltano fuori al momento giusto, poiché saranno protagonisti del focus di oggi. In realtà, i berlinesi erano già stati chiamati in causa ne “la classe operaia in paradiso”, nella nostra seconda puntata, con Niels Giffey come main character. A dirla tutta, il magic moment di Giffey al tiro si è un pò affievolito, nonostante la sua media da dietro l’arco resti un più che rispettabile 50% (27/54, ottimo, ma nulla a che vedere con le cifre strepitose di inizio anno), ciò non toglie che i tedeschi siano una fonte primaria da cui attingere per la nostra rubrica. Difatti, nelle righe che seguiranno si parlerà di Marcus Eriksson, cecchino svedese, che ha messo a ferro e fuoco la difesa di Milano e ha dato qualche fastidio anche a quella del Real Madrid. Da sottolineare, la quasi omonimia con il pilota, visto in Formula 1, Marcus Ericsson, il cui cognome differisce dal connazionale per una ‘K’ che si trasforma in ‘C’ (è chiaro che stiamo parlando di una versione nordica di Mario Rossi, ndr).

Marcus Eriksson

Tralasciando la nostra solita introduzione, è l’ora di parlare di quello che realmente ci interessa, ovvero, nello specifico, Marcus Eriksson. Nato a Uppsala, una delle capitali della pallacanestro in Svezia, è praticamente l’unica gioia cestistica, insieme ovviamente a Jerebko, della sua nazione. Pensandoci, prima di scrivere di qualsiasi altra cosa sul giocatore di cui stiamo parlando, devo necessariamente farvi vedere cosa è riuscito a fare, poco tempo fa, sui campi d’allenamento dell’Alba. Giuro che il video non è un montaggio.

Direi che 254 su 259 sia abbastanza auto-esplicativo sul tipo di tiratore di cui stiamo trattando. Un .981, sui mille tiri (all’americana, per intenderci, che rende maggiormente per moli di tiro maggiori), che fa particolarmente specie, seppur si tratti soltanto di una sessione di allenamento. 4 minuti e 45 secondi di video che dovrebbero portarvi a non essere sopresi del 46,3%, percentuale con cui Eriksson sta tirando in questa stagione europea. Un numero ottimo, ma non clamoroso visto in solitaria, tuttavia, considerando che stiamo parlando di una quantità di 95 tiri, che rappresentano circa il 15% dei tentativi di squadra (che tira con il 39,5% corale), diventa un dato significativo.

Da dietro l’arco, addirittura, tira meglio e quasi il doppio che da due: da più vicino dei 6.75 metri ha tirato 49 volte, con il 45% scarso, mentre, ha usufruito del tiro pesante, in media, 5 volte a partita. Siamo partiti, però, dal particolare senza iniziare con il generale. I tifosi di Milano, effettivamente si ricorderanno di diversi punti venuti fuori da un palleggio insistito, sebbene non si attesti tra i migliori creatori dal palleggio della competizione, è una dote che ha sviluppato nel corso della sua carriera. Difensivamente in questa stagione è andato a correnti alterne, genericamente alle volte ha sofferto e, in alcune situazioni, ha fatto la sua figura, dunque, sommariamente, non si può definire come un pessimo difensore. Queste ultime due caratteristiche, hanno avuto modo di essere migliorate in seguito all’addio al Barcellona, realtà in cui, per ovvie ragioni, era chiamato ad un compito piuttosto settoriale. L’Europa con compiti importanti, a Gran Canaria, è stato un evidente upgrade personale, senza il quale non staremmo raccontando una meritevole annata 2019/20. Un’annata iniziata non in modo idilliaco, anzi, sei delle prime otto partite saltate, un’assenza che ha pesato nei fragili equilibri offensivi dei vice-campioni di Germania.

Al suo rientro, ha giocato una pallacanestro di buonissimo livello, uno scoring effort molto costante, due ventelli pesanti, di cui uno martedì contro l’Olimpia, in un match del quale è stato MVP, a mani bassissime, con 22 punti e 4 triple. Un rebus indecifrabile, un walking bucket che si è riconfermato anche contro il Real Madrid, nella sfida persa dall’Alba Berlin, venerdì sera. In grande spolvero Marcus Eriksson, da tenere d’occhio, insieme ai suoi gialloblu.