Eurolega, Larkin: “Molti giocatori NBA non riuscirebbero a giocare in Europa”

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Larkin
Shane Larkin saluta i tifosi dell'Efes (fonte: profilo Instagram ufficiale del giocatore)

Shane Larkin, stella dell’Anadolu Efes, ha parlato ai microfoni di EuroHoops.net riguardo al suo ritorno in Europa, al perché ha detto no all’NBA per tornare ad Istanbul, aggiungendoci qualche frecciatina a Team USA. Da quest’ultima parte, in particolare, si possono trarre spunti molto interessanti, dunque, vi proponiamo un estratto, tradotto, delle sue dichiarazioni:

Dopo l’eliminazione di Team USA nei quarti di finale del Mondiale, Derrick Williams, ala del Fenerbahce e scelto alla numero 2 del Draft NBA, in una precedente intervista aveva dichiarato che avrebbe senso considerare la convocazione di giocatori dall’Eurolega. Che ne pensi?

Penso che sia qualcosa a cui dovrebbero pensare. Ci sono un sacco di giocatori in Europa in generale, non solo americani, che potrebbero giocare in NBA. Andate a guardare i 450 giocatori NBA. Moltissimi ragazzi dell’NBA non riuscirebbero a venire a giocare in Europa. Intendo che, loro avrebbero minuti per giocare, ma non avrebbero lo stesso successo che loro pensano di poter avere. Sicuramente, è un tipo di gioco nel quale devi essere in grado di immedesimarti. e penso che abbiamo diversi americani che fanno molto bene qui, praticamente ogni anno. So che conoscere il basket europeo potrebbe certamente aiutare in queste situazioni (riferendosi al mondiale cinese).

Bisogna specificare che questa è soltanto una parte dell’intervista di Larkin, il resto potete trovarlo integralmente qui (in lingua originale), insieme ad altre intriganti informazioni, come una risposta con la quale investe Mike James del titolo dell’attaccante più scomodo da marcare in Europa, opinione che indubbiamente sarà condivisa dai tifosi milanesi…

Tralasciando queste curiosità, approfondiamo la parte realmente rilevante di quanto detto dall’ex Celtics, in merito alla questione Euroleague-Team USA e alle problematiche che affrontano i giocatori trasferendosi dal nuovo al vecchio continente.

Larkin in azione con la maglia dei Celtics (fonte: profilo Instagram ufficiale del giocatore).

GLI AMERICANI IN EUROPA NEL TEAM USA

Una richiesta sollevata da Derrick Williams e appoggiata da Shane Larkin, la possibilità di una convocazione in nazionale per giocatore statunitensi che giocano nell’Eurolega è un’opportunità sulla quale vale la pena riflettere. Effettivamente, gli emigrati oltreoceano non sono mai stati ben visti dagli enti che si occupano di scegliere i professionisti degni di far parte della selezione a stelle e strisce. Non parlo nello specifico del mondiale, perché riguardo ad esso è doveroso aprire una parentesi parallela, bensì mi riferisco alle formazioni che disputano competizioni di bassa caratura, quali qualificazioni ai mondiali, giochi panamericani, o semplicemente roster sperimentali e/o assemblati per delle amichevoli. Infatti, per le manifestazioni appena elencate, la federazioni tende a preferire chiamate di giocatori provenienti dalla G-League, la lega di sviluppo, o dal college, di conseguenza dal campionato di NCAA. É anche vero, però, che pure i giocatori internationals impegnati nell’Eurolega e nell’Eurocup, non sono disponibili nelle finestre di qualificazione, per via dei già ampiamente discussi dissidi tra ECA e FIBA. Concretamente, è sotto gli occhi di tutti che un giocatore di Euroleague di buon livello sia superiore, o comunque, a breve termine, più pronto, di un giocatore NCAA e men che meno di uno di G-League. Ne è un esempio lampante Luka Doncic, vincitore del Rookie of the Year NBA 2019, dimostratosi più preparato all’affrontare i grandi palcoscenici, rispetto agli avversari della stessa classe Draft provenienti dall’università, sebbene Luka sia sloveno e non americano, la sua esperienza al Real lo rende un termine di paragone perfetto. In verità, la polemica innalzata da Williams e Larkin mira più a colpire la fallimentare campagna di Team USA negli ultimi mondiali cinesi, conclusasi con l’eliminazione della banda di Popovich ai quarti di finale, per mano della Francia. Il punto cruciale del diverbio non sta nella reale superiorità di una “fazione” o dell’altra (seppur, francamente, tra un Derrick Williams e un Mason Plumlee tendo a prendere il primo), ma nella maggiore dimestichezza che hanno i giocatori “europeizzati” rispetto a giocatori NBA parsi spaesati nel contesto FIBA. Rende perfettamente l’idea, quanto sentenziato da Giannis Antetokounmpo, che ha parlato di un oppressione paragonata ad una gabbia ripensando all’esperienza estiva con la canotta della sua Grecia, con la quale non ha decisamente inciso. Tale situazione, nello specifico, è anche causata dall’assenza della regola dei tre secondi difensivi NBA, che lascia un’autostrada al centro dell’area ai giocatori-ariete come Giannis, possiamo osservare meglio i risultati di questa differenza andando a rivedere Grecia-Brasile, match in cui Varejao, centro verdeoro ex Cavs, ha notevolmente ostacolato l’MVP in carica, piantando le tende sotto canestro, sia chiaro. Inoltre, l’aspetto delle diverse sfumature di regolamento e di interpretazione arbitrale ha gravemente influito sulla confusione statunitense. In realtà, basterebbe dare una breve occhiata al regolamento per evitare alcuni errori grossolani, avvenuti nei finali di partita, non gestiti al meglio dalla panchina di USA Basketball, durante alcune uscite statunitensi al Mondiale 2019. In ogni caso, a difesa di Kemba Walker e compagni, il diverso metro di giudizio degli arbitri verso alcuni contatti fisici, non li ha aiutati ad immedesimarsi in fretta nel mondo FIBA World Cup, seppur il livello dei fischietti nella competizione non sia stato eccezionale. Questo filotto di osservazioni sta a dire che probabilmente i cestisti americani che giocano ad alto livello in Eurolega meriterebbero una chance per dire la loro in nazionale, ricollegandoci alle parole di Shane, “conoscere il basket europeo potrebbe certamente aiutare in queste situazioni”.

Giannis nella sua prima apparizione FIBA di livello (fonte: profilo Instagram ufficiale del giocatore)

DALL’NBA ALL’EUROLEGA

Nell’altro spezzone saliente di quanto pronunciato da Larkin, il naturalizzato turco ha stuzzicato i suoi colleghi della National Basketball Association, facendogli sapere che non molti di loro sarebbero in grado di calcare i parquet di Eurolega. Affermazione da prendere con le pinze, come fa notare lo stesso intervistato, che spiega nel dettaglio dove vuole andare a parare. Per banalizzarla in parole povere, Shane Larkin non dice che se Kevin Durant andasse a Barcellona (rumor di cui mi approprio inopportunamente) non dominerebbe ogni partita, poiché sappiamo benissimo che KD la spiegherebbe a tutti anche a quarant’anni (ormai intrapresa questa digressione non posso non rimandarvi allo splendido pezzo di Chiara Zanin, che merita tre minuti del vostro tempo). Quel che, il punto di riferimento di Ataman a Istanbul, vuol lasciare intendere è che preso un giocatore di un certo livello nella NBA, non è detto che sia un giocatore dello stesso livello da questa parte dell’Atlantico. La mia personalissima (e allo stesso tempo inutilissima) opinione è che ogni giocatore ha le proprie attitudini e la propria capacità di adattarsi, che lo rendono funzionale in ambo i sistemi. Nik Stauskas ha recentemente ammesso che, secondo lui, l’impegno difensivo in Europa è maggiore di quello americano; qui ci sarebbe da aprire un capitolo sulla differenza d’intensità difensiva tra la Regular Season e i Playoff NBA, ma non è assolutamente il momento per farlo, quello che è fondamentale è, per le parole di Larkin come per quelle di Stauskas o chicchessia, è non generalizzare. Nikola Mirotic, uno di quelli che più recentemente ha attraversato l’oceano, era un ottimo elemento di là e si è confermato un più che ottimo elemento di qua, c’è da dire che per lui, la precedente esperienza in Eurolega e il suo essere europeo danno una grande mano (come vedete, case by case). Mario Chalmers, che l’Europa non l’aveva assaggiata mai, ma si era messo l’anello al dito negli States, è arrivato nel belpaese con enormi aspettative e non ha lasciato un gran ricordo ai tifosi virtussini, se non qualche sporadico lampo. Il già precedentemente chiamato in causa, Mike James, che non ha fatto faville nella sua terra, trovando fortuna a più riprese nella competizione della cui è top scorer in carica. A dirla tutta, il discorso vale anche per il viaggio inverso (Europa-Stati Uniti), tutte le più brillanti stelle Euroleague hanno provato il grande salto, con esiti differenti. Teodosic, Rodríguez, Navarro, Spanoulis, De Colo, sono tutti imperatori del basket nostrano che hanno provato a colonizzare i palazzetti americani, con risultati poco soddisfacenti. Al contrario gente come Porzingis, Rubio, Gallinari, lo stesso Doncic, sono alcuni di coloro che hanno iniziato la loro carriera europea da predestinati e hanno proseguito, lanciandosi verso i palcoscenici importanti, senza voltarsi indietro. Insomma, ad ognuno il suo destino, ringraziamo Larkin per l’input gradito, sperando che non tiri su un bel polverone…