Eurolega: Fenerbahce, rivoluzione controllata

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Fenerbahce
Foto Wilbekin di basketnews

Efes, Real, Barcellona e Olimpia un gradino sopra il resto del lotto? All’alba di agosto, a due mesi dai primi giri di ballo, la griglia ipotetica della prossima Eurolega vede le quattro corazzate davanti a tutti. Sarà l’aria estiva che favorisce sogni e fantasie, saranno gli annunci social sempre più spettacolari ed emozionanti, ma ridurre la cerchia delle favorite del 2022/2023 rischia di farci dimenticare altri roster potenzialmente da titolo. Come non considerare l’Olympiacos, a un buzzer beater dell’MVP dalla finale, col roster per buona parte confermato e con la possibile aggiunta di Milutinov? Come sottovalutare le bocche di fuoco talentuosissime del Monaco? Virtus Bologna e Partizan non hanno investito milioni e milioni per fare semplicemente da comparse, vero? Abbiamo motivo di credere che Trinchieri non possa ripetere scalpi eccellenti come nelle ultime due regular season? In tutto questo, non si è ancora nominata una delle compagini più rinnovate e, di conseguenza, su cui gli occhi degli appassionati si stanno concentrando con maggiore curiosità. A livello di dirigenza, staff tecnico e giocatori, il Fenerbahce è chiamato a una stagione europea di riscatto. Le premesse, ricorrendo a un eufemismo, non sono certo deludenti.

RINNOVO AL VERTICE

Ci perdoni Stanley Ipkiss se prendiamo in prestito una delle sue battute più memorabili per descrivere con una parola la campagna estiva dei gialloneri di Bisanzio. Spumeggiante. Sin dalla metà di giugno, appena conclusosi il campionato, i ribaltoni dietro la scrivania e in panchina hanno movimentato l’ambiente del Fener. Sasha Djordjevic, come accaduto già l’anno precedente con la Virtus, lascia il Fenerbahce dopo aver vinto il campionato nazionale, dominando nella serie finale un Efes al lumicino dopo la vittoria in EL, ma aver fallito il principale obiettivo internazionale. Se a Bologna gli era risultata fatale l’eliminazione con l’Unics in Eurocup, il mancato accesso ai playoff di Eurolega è stato sicuramente un fattore determinante nelle scelte societarie in sede di conferma dell’allenatore serbo. Le scusanti non mancano: Sasha è stato chiamato ad allenare una rosa costruita non per lui, e ha dovuto fare i conti con gli acciacchi di perni fondamentali come De Colo e Vesely. Sempre in tema di addii, diversi volti hanno fatto le valigie e traslocato. Qualcuno di pochi chilometri (Duverioglou al Bursaspor e Starks al Darussafaka), altri nemmeno di un centimetro (Floyd al Galatasaray e Polonara all’Efes), altri ancora per ragioni legate a volontà di famiglia. Inutile nascondersi: Vesely in direzione Barcellona e De Colo di ritorno in patria all’Asvel privano i gialloneri di due colonne portanti dei successi degli ultimi anni. C’è da dire, tuttavia, che forse si è giunti alla fine del loro ciclo, e la partenza fosse la naturale conseguenza di una relazione giunta ormai agli sgoccioli. Senza polemiche, senza strascichi rancorosi o dichiarazioni spiacevoli. Come si addice a una società rispettabile, organizzata e seria. Per arginare gli ottovolanti delle ultime stagioni…

Tutto parte dal vertice. Se l’organigramma è garanzia di affidabilità e fiducia di un ambiente di lavoro sereno e profittevole, a cascata ogni ingranaggio dell’orologio societario è destinato a non richiedere una continua manutenzione. Dal 1° luglio, l’ex General Manager Maurizio Gherardini è stato promosso a Direttore Generale delle Basketball Operations. L’accordo, siglato su base biennale, evidenzia qualora ce ne fosse ancora bisogno la competenza e l’estrema professionalità del dirigente di Forlì. La prima grande operazione dell’Euroleague Executive of the Year del 2017 è stata leggermente determinante: con un contratto triennale, sulla panchina del Fenerbahce dirigerà le operazione tale Dimitris Itoudis.

L’attuale coach della Grecia, che vedremo al Forum nel girone di Eurobasket a inizio settembre, ritroverà in città uno dei suoi assistenti storici, Andreas Pistolis, in un derby di Istanbul che si preannuncia infuocatissimo (inciso assolutamente non necessario: il quintetto del Gala è da Champions League. Del calcio, però: in BCL aspettiamoci le onde…). Itoudis è reduce da otto anni al timone del CSKA Mosca. Saprà adattarsi alla nuova realtà? 6 VTB e 2 Euroleague da head coach sono un discreto biglietto da visita. E. se possibile, le qualità umane paiono ancora migliori rispetto a quelle tecniche. Tra le mani, al netto di possibili ulteriori sviluppi, il coach di Verla ha un roster inferiore ad alcune edizioni moscovite, ma la materia prima è di primissima qualità.

FENERBAHCE: VARIO, RICCO, PROFONDO

Punti nelle mani? Ne abbiamo, in abbondanza. Atletismo? Non manca di certo. Versatilità difensiva? Il materiale è di pregevole fattura, in diverse zone di campo. Scorrendo i nomi del roster del Fenerbahce, si fatica a trovare evidenti lacune. Poche di esse sono tra l’altro rimediabili tramite ulteriori botti di mercato. Come tipologie di giocatori, nella margherita che Itoudis si trova a sfogliare mancano un playmaker e un centro “vecchio stampo”. Le voci riguardanti Nick Calathes, incluso nella lista dei convocati per l’Europeo, smetteranno di circolare solo quando si sarà raggiunto un qualche accordo ufficiale. Sia che rimanga al Barcellona o che si accasi da qualche altra parte, la guardia greca rappresenta il prototipo del play in grado di fornire una regia più ordinata e convenzionale, priva da eccessivi barocchismi ma tremendamente efficace. Nel reparto guardie del Fener, questo tassello manca.

Wilbekin e l’ultimo arrivato Edwards, come prototipi, assomigliano più a uno Shane Larkin. Per funzionare al meglio, è probabile che debbano gestire in prima persona il pallone meno di quello che entrambi pensano di potersi permettere: se non arriverà Calathes o non tornerà Henry, aggregato al training camp degli Wizards, sarà Itoudis a bilanciare il peso offensivo tra due realizzatori devastanti ma che, volenti o nolenti, dovranno fare un passo indietro per poterne far fare alla squadra un paio in avanti. Proprio per queste ragioni, e per garantire un bilanciamento difensivo degno di questo nome, è ragionevole pensare che i due folletti vedranno spesso il campo accoppiati con esterni dalle caratteristiche complementari: l’intelligenza cestistica di Guduric, la difesa sulla palla di Hazer e l’esperienza degli hometown boys Akpinar e capitan Mahmutoglu sono una polizza assicurativa mica da ridere.

Milutinov, Tavares, Fall? No. La risposta del Fenerbahce ai 5 più stazzati non parlerà la stessa lingua. Al momento, immaginarsi minutaggi e rotazioni negli spot di 3, 4 e 5 è pressoché impossibile. Badate bene: è un buonissimo segno, non un indice di dubbi o scetticismo. La duttilità di Pierre e Hayes, il ritorno in stile Melli di Nemanja Bjelica da oltreoceano, le spaziature offensive garantite dal range di tiro di Booker e la capacità di correre divinamente il campo di Jekiri sono singoli addendi che, sommati correttamente, portano a un totale difficilmente raggiungibile a livello di Eurolega. E no, non ce lo stiamo dimenticando. E non stiamo parlando di Biberovic, Birsen o Gayin. La scorsa Eurocup ha mostrato flash di onnipotenza offensiva e istinti difensivi notevoli che solo la sconsiderata invasione dell’Ucraina ha impedito di mostrare fino in fondo: Johnathan Motley, 208 cm x 104 kg dal Lokomotiv Kuban, è uno dei (se non il) rookie con maggiori aspettative per l’Euroleague che partirà a ottobre.

Il 6 ottobre, alle 20.30 dell’Audi Dome di Monaco di Baviera, è probabile che ci troveremo a dover riconsiderare le nostre previsioni. Perché è vero che Real, Olimpia, Efes e Barcellona sono più profonde e lunghe. Ma alla palla a due contro il Bayern lo penseremo tutti. Ah, c’è anche il Fenerbahce.