Eurolega: le piccole debolezze del Fenerbahce

Fenerbahce

Negli ultimi tre turni di Eurolega ci sono state due partite di livello e significato superiori rispetto a quello di una normale partita a metà stagione. Stiamo parlando di Fenerbahce-Real Madrid e Fenerbahce-CSKA, sfide interessanti anche per ragionare su possibili matchup da final four.

Il quadro generale

Prima di andare nello specifico ritengo importante soffermarsi su qualche aspetto peculiare della stagione del Fenerbahce. La squadra turca, fin dal passaggio al formato a girone unico è stata una delle prime a dotarsi di un roster molto lungo in modo da poter distribuire i minuti su un ampio spettro di giocatori. Quest’anno sono solamente sette i giocatori che giocano più di 15 minuti a partita, con Duverioglu, Mahmutoglu e Ennis/Green (che mettiamo insieme in quanto uno naturale sostituto dell’ altro dopo l’infortunio ed entrambi alle prese con il primo anno di “Obradovicizzazione”) ad oscillare tra i 10 e i 12 mpp. con la possibilità di non essere nemmeno impiegati.

Tra gli esterni rispetto allo scorso anno Guduric e Sloukas hanno fatto degli step in avanti nell’assunzione di responsabilità e Obradovic è costretto a impiegare Dixon in un ruolo più ampio rispetto a quello di “ultima speranza per ribaltare partite nate male”. Il Fenerbahce tira complessivamente con il 43.9% da tre punti, ma contro Efes (5/17) Real (6/26) e CSKA (4/13) la percentuale è stata molto sotto la media, segno di difficoltà nel creare tiri puliti sugli scarichi. Questo significa che nelle altre 12 partite la percentuale diventa 47,8% merito anche del secondo anno a Istanbul di Guduric.

Tra i lunghi invece, Lauvergne non sta aprendo il campo come potrebbe fare, e non mi è ancora chiaro quanto i soli 15 tiri da 3 punti tentati siano una precisa indicazione del coach e quanto la propensione del giocatore, in un campionato meno fisico dell’NBA, a giocare tanti possessi dal post basso. In ogni caso il suo impatto è lontano da quello delle migliori ipotesi prestagionali, anche se il solidissimo contributo di Melli in tutte le fasi di gioco tende a ridurre l’entità del problema.

A proposito di lunghi, ecco le cifre ai tiri liberi di Vesely, miglioramenti quasi irreali

Fenerbahce-Real Madrid.

Data l’assenza di Sloukas e per metà partita, causa la sacrosanta espulsione di Llull, la partita può dare solo alcune indicazioni di massima. Nota a margine, per me arbitraggio ottimo nonostante un clima in campo e fuori che poteva portare a cambiare il metro di giudizio.

La prima indicazione è che contro il Real Madrid si ha la possibilità di provare a nascondere i propri difensori sugli esterni meno adatti agli accoppiamenti, questo perchè nel Real solo due giocatori creano vantaggi dal palleggio, Llull e Campazzo, sui vari Fernandez, Causer e Taylor, difensivamente ci si può arrangiare. Contro il Fenerbahce è molto più complesso, perchè anche Kalinic, il miglior difensore d’Europa, ma un attaccante non certo completo, ha un modo per creare sistematicamente un vantaggio con la visione di gioco dal post basso.

Il concetto è che su un uscita come questa, senza collaborazione di squadra, anche un ottimo difensore come Strelnieks è in ritardo. Attuando, per esempio, un sistema di aiuto e recupero del lungo, anche un difensore non eccelso come Spanoulis potrebbe non subire troppo l’accoppiamento.

Un secondo aspetto interessante è legato al fatto che il Fenerbahce negli ultimi tre minuti e mezzo di partita abbia catturato tre rimbalzi offensivi sui tre disponibili, di cui uno è il tap-in di Vesely per il momentaneo 62-63 prima dell’invenzione di Datome. È chiaro che se la coppia di lunghi meno attaccabile di tutta Europa sui cambi difensivi poi domina a rimbalzo offensivo, un parziale di 8-0 per vincere la partita può arrivare in qualsiasi momento.

Primo possesso, Tavares contiene e subisce la tripla di Guduric. Secondo possesso Tavares esce, nessuno cambia su Vesely che va a schiacciare. Nel terzo possesso nessuno aiuterà su Datome per paura del movimento di Vesely e dello scarico per Guduric e l’italiano vincerà la partita con il canestro che tutti abbiamo visto.

L’ultimo punto, collegato strettamente al secondo, riguarda una possibile debolezza del Fenerbahce, prorpio per il fatto che Vesely e Melli difendono molto bene sui piccoli, la squadra turca è portata a cambiare spesso a tre per difendere aggressivamente i blocchi sulla palla, questo implica che solitamente un esterno di lato debole di stazza come Datome o Kalinic scali sul lungo e il difensore del palleggiatore vada sull’esterno libero generando due mini-vantaggi in due accoppiamenti. Il Real per larghi tratti ha punito molto bene questi cambi a tre.

Ad esempio in questo caso l’emergenza di aiutare Lauvergne rimasto contro Ayon fa collassare la difesa verso il cuore dell’area lasciando un tiro aperto all’uomo da cui il francese si è staccato, Randolph.

Fenerbahce – CSKA

Contro il CSKA la partita è iniziata in modo opposto alla gara con il Real, con gli ospiti che prendono il largo e i turchi in confusione. Alcuni elementi di analisi però li possiamo ritrovare molto simili, la batteria di esterni di grande talento rende difficile nascondere Dixon o Sloukas, buon difensore ma Obradovic preferirebbe preservarlo per i compiti di creazione di gioco nella fase offensiva. Il post basso di Hackett, che ha recentemente trovato continuità nei minutaggi è, in questoi inizio, un rebus di difficile soluzione per la difesa del Fener. Nel frattempo Hunter punisce i cambi sui pick and roll, con ricezioni molto profonde, proprio a causa delle uscite forti dei lunghi sul palleggiatore di turno.

Il secondo tempo invece si apre con un parziale gialloblù che rimette la partita in parità.

In realtà il Fenerbahce non batte quasi mai in palleggio la difesa del CSKA, però Datome ha la capacità di crearsi un cuscino di spazio per il tiro, due canestri pressoché uguali gireranno emotivamente la sfida facendo salire di vari livelli l’intensità difensiva dei turchi.

Il secondo fattore del parziale è legato al fatto che la difesa russa tende sempre più a chiudersi sulle penetrazioni, questo fa si che tutti i rimbalzi lunghi o schiaffeggiati verso fuori da Vesely e Melli generino un secondo possesso per la squadra turca. La risposta di Itoudis, che evidentemente ritiene che il problema strutturale sia offensivo, è passare a quattro piccoli e forzare il cambio sul pick and roll Rodriguez-Clyburn (con bloccante e palleggiatore che spesso invertono i ruoli) marcati da Dixon e Melli. Per quanto riguarda l’attacco del Cska nel terzo quarto si inizia e ci si ferma qui, molto semplice ma efficace e la partita rimane in parità.

L’attacco del Fenerbahce, spesso ha dei passaggi a vuoto e la sensazione è che per restare a contatto i turchi necessitino costantemente di una difesa in cui tutti sono disposti a sacrificarsi fisicamente (l’esempio è Sloukas che per anticipare Hines gli gira intorno, si controrce, prende botte, tocca la palla quel tanto che basta e poi rimane per terra mentre i compagni corrono in contropiede) e di un attacco fatto anche di iniziative fuori dallo spartito corale che sembra vadano a buon fine per miracolo. Però quando i miracoli cominciano a diventare ricorrenti allora forse sono causati dal talento e i vari Sloukas, Guduric, Dixon e Datome hanno il talento per rendere questo attacco sostenibile sul lungo periodo.

Poi stiamo parlando di una squadra con 14 vittorie in 15 partite quindi a tratti attaccano anche così.

In conclusione, è vero che questo Fenerbahce sembra in missione e i giocatori sono uniti nell’affrontare i momenti di difficoltà, ma ricordiamoci che entrambe le sfide a 3 minuti dalla fine sembravano molto difficili da vincere e che sostanzialmente i turchi sono 14-1, ma ad un canestro folle di Datome e una persa in Khyapa-style di Peters dall’essere quasi 12-3.