Fiba Europe Cup: “La Casa de Papel” (Parte 2)

Se eravamo rimasti con 8 lunghezze di vantaggio per “quelli che stanno facendo il colpo”, di certo gli avellinesi “che glielo vogliono impedire” non vorranno rendergli la cosa così facile. Non sappiamo se Sacripanti abbia anche chiamato i servizi segreti per avere manforte e stabilire il piano partita, ma Venezia ha dalla sua il “professore”, coach De Raffaele, che quel vantaggio se lo tiene stretto.

Cap. 5 – Tentativo d’assalto

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Parte il conto alla rovescia, Avellino non ha così tempo per non rimanere dalla parte errata della storia. Il piano è quello di distrarre la banda orogranata e concentrare la propria forza laddove più può far male. Fesenko guida il gruppo che prova l’irruzione all’interno dell’area pitturata, Rich, dopo essere stato messo al bando dai suoi, torna nelle grazie del Comm. Sacripanti e sembra davvero che le cose possano andare nel verso giusto. Il professor De Raffaele ha previsto anche questo, la sua zona è letteralmente esplosiva sulle pareti esterne di un’area che per quelli in biancoverde è stregata.

Cerella si dimostra l’uomo della provvidenza, il factotum berlinese, De Nicolao il leader emotivo, quello con più cuore, Biligha è quello forte, spietato se serve, calcolatore. Le forze speciali vengono respinte con perdite, la situazione rimane in stallo, senza nè vincitori nè vinti, ma la Reyer guadagna tempo, altri minuti che l’avvicinano all’obiettivo e se si procede così a rilento non si può che pensare che in positivo, ma mai crogiolarsi sugli allori, perchè proprio quando ci si distrae perchè tutto va bene che le cose brutte accadono.

Cap. 6 – Inizia il “Matriarcato”!

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La banda Venezia vive un momento di euforia in cui tutto le sembra possibile, in cui la fuga sembra quella decisiva. Entrambe le compagini sembrano aver trovato il giusto piglio, le indagini sembrano portare anche ad esplorare l’area dei tre punti per la Sidigas, ma la Reyer ha in Peric il classico slavo che sta in miniera, con picconate forte, decise e al tempo stesso perfette nella loro utilità che sono capaci di frantumare la pietra più dura, quella del tunnel che vale la vittoria. Ad Avellino però finalmente riesce di perforare la cinta muraria erta dal professore, il cerchio si stringe e se Rich e Fesenko sono riabilitati e han voglia di prendersi la rivincita, allora per la banda è meglio stargli alla larga.

Gli inquirenti non hanno però fatto ancora i conti con un membro della banda che magari è rimasto ancora sotto traccia, ma che ha il suo compito ben preciso e lo porta a termine con i suoi ritmi.  Marques Haynes è come una mitragliatrice della seconda guerra mondiale, respinge da sola qualsiasi invasore, i suoi colpi sono puntuali, pesanti, incessanti, scoraggianti, per un differenziale di 9 punti che significa davvero che la fine è vicina.

Cap. 7 – Il bivio decisivo

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Senza nulla da perdere, quando oramai la situazione è critica, qualcosa si sblocca in Avellino e nella strategia che Sacripanti ha pensato per fermare la banda orogranata. Non si può aggirare l’ostacolo, serve attaccare come un ariete a testa bassa. Fesenko è irreale, sembra quasi quell’eroe fantasy che da solo combatte contro le orde di orchi avversari e punisce in maniera imperiosa. Se tutti attaccano lui, anche gli altri prendono coraggio e Rich si fa trovare pronto a dar manforte. Ancora la mitragliatrice, ancora Haynes, limita i danni con proiettili ad alta precisione a lunga distanza. Non serve commentare, quei fendenti fanno male.

Sacripanti ha però ottenuto qualcosa che voleva, entrare nella mente del professore De Raffaele, riuscire a leggere le trappole avversarie che già sono in atto, coinvolgere l’uomo che la banda non si aspetta, quel Luigi D’Ercole che non si riesce a vedere, non riesce a fermare, che lavora nell’oscurità. La banda cerca la propria sicurezza e guarda di nuovo a Peric, il “patriarca” che deve portare tranquillità, ma è il più piccolo del gruppo, De Nicolao, a scrivere l’ennesimo colpo che avvicina il colpo alla sua realizzazione.   

Cap. 8 – Epilogo

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Si sa che non ci sarà un pareggio, ma qualcuno dovrà mangiarsi le mani e piangere la sconfitta. Oramai la Sidigas è entrata dentro la zecca, il colpo potrebbe ancora fallire, alla mitragliatrice risponde un Rich che mette canestri in modi immaginifici; è lo scudo dietro cui gli inquirenti avanzano, con le granate se serve. D’Ercole arriva sempre dal lato cieco a portare aiuto, ma serve che qualcuno della banda si sacrifichi: restano in due mentre gli altri, guidati ancora da Cerella, volano attraverso il tunnel. Watt e Daye sono sempre lì, a respingere gli invasori e a dare il giusto tempo ai compagni. L’avanzamento di Avellino è minimo, il professore aspetta nel covo e ha già girato le chiavi del suo camion.

Il caveau è vuoto, la banda è fuggita con la refurtiva, inizia la girandola dei travestimenti, con De Nicolao che inforca il suo skateboard che lo porta finanche negli spazi più angusti, Peric che mette lo smoking come l’uomo d’affari del grande studio, Bramos, che non si è sentito ma ha lavorato di ramazza e piccone, prende posto accanto al Professore sul camion. È il tripudio di Venezia, che porta a caso (il primo) colpo europeo, con la foto del grande vecchio – forse ispiratore del piano – Tomas Ress che sullo sfondo sorride. La Reyer vince anche questa battaglia, 81-79 e magari non ci sarà un paradiso tropicale in cui andare a cercare la banda, ma ci siamo davvero vicini nell’immaginarlo.