Riccardo Fois: “A Banchero piace la bandiera italiana, Chris Paul leader vero”

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Il percorso dei Suns, che ha bruciato qualche tappa all’inizio ed è veramente andato a un passo dal titolo, non può concludersi al meglio prescindendo dalle prestazioni di Deandre Ayton. La sua situazione contrattuale ha fatto quantomeno discutere: giocatori di quel valore sono difficili da trovare ma, una volta che ce l’hai in casa, oltre a CP3 e Booker, la gestione del centro bahamense ha lasciato più perplessi che persuasi. Nonostante tutto, ancora oggi sembra un punto di domanda: che idea ti sei fatto?

Venerdì D.A. era qui (Arizona University, ndr) con altri Alumni, tra cui Markkanen, con una collanina da 2 mln di dollari: mi sembrava stesse bene, non l’ho visto sofferente (ride, ndr). La mia idea è che l’han pagato col massimo dei soldi che poteva prendere, ha giocato una gran stagione l’anno scorso, poi purtroppo hanno perso gara 7 con Dallas. Penso che quest’anno farà sempre meglio, tutti gli vogliono bene. Fa ridere che a volte si leggono certe news di insider, gente che dovrebbe sapere tutto della squadra… Mi ricordo addirittura qualcuno che, due anni fa, diceva che Booker volesse andarsene! Booker adorava e adora Phoenix, non sarebbe mai andato via. La stessa cosa vale ora per Ayton: capisco che i giornalisti NBA debbano fare notizia, e a volte cercano la storia laddove non c’è niente…

I due principali allenatori della Legabasket attuale, Ettore Messina e Sergio Scariolo, hanno maturato esperienze oltreoceano. Entrambi, Scariolo in particolare, hanno ben compreso che non c’è spazio in NBA per l’allenatore europeo nel ruolo di head coach. Tu che hai vissuto molto e dall’interno la cultura americana, quanto e cosa ritieni che manchi? I tempi non sono ancora maturi? Come mai non c’è ancora stato un allenatore di stampo europeo alla guida di una franchigia, pur essendoci moltissimi assistenti?

La prima cosa che mi viene da dire è che non ci sono stati molti allenatori americani in Eurolega o in campionati europei: sono due culture diverse. Da parte dell’NBA, ora, c’è un’apertura molto maggiore verso il basket europeo, sia come giocatori che nei front office. Allenatori europei che stanno facendo questo percorso ce ne sono. In senso assoluto, Sergio ed Ettore avrebbero meritato e meritano il posto da allenatore NBA: purtroppo i tempi non erano maturi affinché qualcuno si fidasse di affidare una franchigia a loro. Come in tutte le cose, ci sono determinate correnti politiche e culturali che determinano certe scelte. Ettore è stato vicinissimo ad allenare, ha ricevuto offerte da Milwaukee, Toronto e Charlotte arrivate all’ultimo. Non è una chiusura culturale totale ma manca quel piccolo step: finché qualcuno non lo fa, tutto rimarrà così.

Hai avuto modo di lavorare a stretto contatto con Ettore Messina, uno degli allenatori più vincenti della storia. Sulle sue squadre e sul suo gioco non è rimasto nulla da dire: quanto è demanding anche fuori dal campo? Come si rapporta coi suoi assistenti?

Hall of Famer in campo, Hall of Famer fuori dal campo! CP3 è quello che si dice “coaches’ coach”: a parte sul campo, dove impari perché ti è richiesto il massimo livello possibile, lui lo pretende da ogni persona dell’organizzazione. Queste discussioni informal arrivano magari a tavola, davanti a un bicchiere di vino e un bel pesce: sono le occasioni dove uno veramente impara. Chris, in questi momenti, è fenomenale: racconta storie e aneddoti dai quali capisci come leggere certe dinamiche. Penso che sia questo un  aspetto che manca nella discussione tra allenatori europei e allenatori NBA: si dice “gli allenatori europei farebbero fatica in NBA perché in Europa allenano davvero, sono spigolosi”, ma la realtà è un’altra. In NBA ci sono gli allenatori migliori del mondo, al livello dei vari Messina, Scariolo, Obradovic e Ataman. Hanno una personalità pazzesca, che gli permette di gestire persone e organizzazioni dal livello altissimo. È chiaro che gli allenatori europei riuscirebbero a portare in NBA, oltre alla parte tecnica, anche la loro umanità. C’è la percezione che non si possa andare in NBA perché lì non puoi allenare, ma non è vero! Questa è una sfumatura che sfugge ogni tanto: la bravura di questi allenatori, che hanno dimostrato lungo la loro carriera, è stata quella di non arrivare in America e scontrarsi con tutti, ma di costruire un rapporto coi giocatori, dentro e fuori dal campo, che consente di oltrepassare il limite della tecnica.