G-League: la nuova/vecchia era della pallacanestro

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Qualche anno fa parlare di G-League, o meglio di NBDL, sarebbe stato noioso e in parte fuorviante. Magari ci avreste trovato le mirabolanti statistiche del prossimo rookie di una contender di media bassa lega di un campionato europeo. Oggi, dopo l’acquisizione da parte di Gatorade in partnership con la NBA (occhio sempre attento quello di Adam Silver) e l’avvento di Shareef Abdul-Rahim come commissioner, la nuova era della pallacanestro americana può dirsi iniziata. Una lega di sviluppo per tutti i team NBA che vogliono vedere crescere le matricole scelte al draft o i giocatori in two-way, ma anche la concreta possibilità di dare minuti a chi non ha espresso il suo potenziale. Basterebbe citare Duncan Robinson, Derrick Jones Jr, Rudy Gobert, Danny Green, Robert Covington (e la lista potrebbe continuare) per far capire, a chi ha ignorato questo mondo, che negli ultimi anni di talento ne è stato sfornato. Oltre a ciò l’inserimento del Team Ignite che integra – fra gli altri – i più fulgidi prospetti che han scelto di diventare subito pro saltando il college, è un altro elemento che merita attenzione. Non è un ritorno alla vecchia ABA, ma magari ci va vicino.

MANNION @Santa Cruz w/ Linsanity

Dopo qualche apparizione al fianco di Steph Curry, il percorso che Nico Mannion deve intraprendere per imporsi a livello NBA prevede un po’ di gavetta ai Santa Cruz Warriors, squadra affiliata di Golden State. Per il figlio di Pace ci sono e ci saranno luci e ombre ma sono arrivati anche i primi consensi nelle tre uscite della prima settimana di gare nella bolla di Orlando (in cui avranno luogo tutte le gare). Che Mannion avesse parecchie responsabilità sul gruppo lo si è visto nel debutto – con ottima copertura dei media – contro Team Ignite. Anche in quel caso le luci ed ombre di cui parlavamo si sono alternate: se lo score recita 17 punti e 6 assist, con un ottimo contributo nella pazzesca (sfiorata) rimonta dei Warriors dal -20 al singolo possesso di differenza, le palle perse (troppe, di cui una decisiva nel finale) e le basse percentuali al tiro sono state note negative (-18 nel plus/minus complessivo).

Le prestazioni di Mannion si sono mantenute su elevati standard di rendimento, con 22 punti a bersaglio nelle successive due gare, ma sono i 6 assist della gara contro i Westchester Knicks che han destato l’attenzione, visto il destinatario: Jeremy Lin. Proprio il folletto ex New York ha punito la squadra affiliata della Grande Mela mettendo 7 triple a bersaglio, riportando la magia della sua linsanity sui parquet e mostrando che è finalmente uscito da quel tunnel di infortuni e panchina che lo hanno tormentato e non poco nel recente passato. E’ forse questa una delle magie che la G-League offre: mettere a confronto giovani rampanti di cui si sa poco con giocatori di impatto (e soprattutto esperienza) che vogliono rilanciarsi. Chissà che non ci possa essere una chance di nuovo al piano di sopra per Lin.

Finding Confidence…

Dopo la prima settimana di gioco nella bolla, qualche bilancio è già possibile farlo. Sicuramente Team Ignite ha sorpreso tutti ed in positivo. Se è vero che nel 3-0 portato a a casa dalla squadra di Brian Shaw incidono, e non poco, vecchie volpi del parquet come Bobby Brown (sì, quello visto a Siena), Jarret Jack e Amir Johnson, sono i giovani prospetti a fare la voce grossa, con un Jonathan Kuminga che domina la scena e si prende gli applausi. L’evoluzione di giovani come Green, Todd e Donta Hall è evidente, il che significa che il progetto sta funzionando. Se alle vittorie, poi, dovesse aggiungersi al roster anche Princepal Singh – giocatore indiano con fisico alla Marjanovic – il ritorno commerciale potrebbe essere gargantuesco.

Gli Austin Spurs si sono rivelati sorprendenti, guidati dal talento in fase di assistenza di Tre Jones – che a San Antonio avrebbe trovato pochissimo spazio – e dal gioco duro e ruvido di Woodard II (affiliato da Sacramento). Se la crescita dovesse coinvolgere anche Luka Samanic, il progetto di Pop potrebbe vedere un’altra pedina interessante per lo scacchiere neroargento al piano di sopra. Quando si parla del croato, però, la risposta che ci si attende deve arrivare in termini di crescita nel suo IQ cestistico. Il talento, si sa, abbonda ma alla corte di Pop non può bastare per ritagliarsi spazi.

Anche i tifosi degli Charlotte Hornets possono sperare per il futuro. Se è vero che come pivot sono fermi al sempiterno Bysmarc Byombo, le prestazioni del rookie Vernon Carey jr ai Greensboro Swarm sono state assai interessanti. Nelle prime tre uscite ha messo in fila un 19+11, 32+13 ed un 24+6 che lo pongono come top sized player in ogni categoria. Di sicuro è uno che può arrivare al piano di sopra. Nell’ultima gara, in molte immagini presenti in rete, è facile vedere le sue bimani di cui è stato spettatore anche Paul Eboua (che sta cercando la sua dimensione nei Long Island Nets. 3 punti e 3 rimbalzi in circa 11′ sul parquet nelle prime tre uscite per lui). Potremmo altresì citare la crescita di Jared Harper jr nei già citati Westchester Knicks o la certezza Paul Reed nei Delaware Blue Coats, ma per il primo assaggio può già essere abbastanza, aspettando di stupirci dinanzi a nuove (vecchie) scoperte.