Gabriel Deck: il ritorno del figliol prodigo

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Vederlo andarsene così ha fatto troppo male. Dopo una prestazione dominante alla Sinan Erdem. Dopo aver regalato l’illusione ai tifosi merengue che, nonostante l’infortunio di Randolph e la partenza di Facu Campazzo in direzione Denver, ci fosse la speranza di poter competere ai massimi livelli in Eurolega. Cosa che, peraltro, avvenne comunque, nonostante la sua meschina dipartita. Gabriel Deck deve aver convissuto con un enorme senso di colpa il volo transoceanico. Attirato dai dollari e dalla visibilità degli Oklahoma City Thunder, ha abbandonato la nave di coach Laso nel bel mezzo della tempesta. L’ufficialità sta per arrivare. È solo questione di tempo. Gabriel Deck è, di nuovo, un giocatore del Real Madrid.

L’ala argentina, come volevasi dimostrare, ha fallito l’esperienza oltreoceano. Il dominio di stazza e fisico capace di esprimere nel contesto ACB ed Eurolega non era traslabile nel panorama americano. Il rebuilding impostato dalla franchigia di Sam Presti poco si addiceva con la fame e la competitività del cestita di Colonia Dora. Uno squalo fuor d’acqua, impantanato nelle paludi delle rotazioni prima di coach Daigneault e poi degli Oklahoma City Blue, affiliata dei Thunder in G League. Uno smacco, per uno che in Spagna e su parquet europei era capace di queste prestazioni.

La nostalgia della Caja Blanca è inevitabile, sin dai primi mesi nel Midwest. Già in estate si era parlato di un suo ritorno. Se non proprio a Madrid, almeno in qualche altra big europea. Alcuni rumors lo davano vicino addirittura all’Olimpia, ma alla fine non se n’è fatto nulla. Con l’avvicinarsi della trade deadline e la mancata garanzia di ricevere tutti i dollari del contratto stipulato, Deck si è finalmente deciso. Spargendosi il capo di cenere, cercando di dimenticare il fatto che abbia scucito di tasca propria le centinaia di migliaia di euro per pagare il buyout che gli consentisse di uscire dall’accordo firmato col Real la scorsa stagione, il figliol prodigo è tornato a casa.

Le voci e la confusione attorno al presunto derecho de tanteo pendente sulla sua situazione contrattuali sono messe finalmente a tacere. Nessuno più dovrà spulciare le oltre 18 pagine del regolamento riguardo la restricted free agency in salsa iberica inerente agli emigrati di ritorno nei confini cestistici spagnoli. Nessuna più speculazione sull’interesse di Barcellona o Valencia e sull’ostruzionismo del Real, che avrebbe impedito l’accordo con altri club rivalendosi di una regola mai chiarita sino in fondo. Non che Pablo Laso necessitasse di un altro esterno per completare la rotazione. Uno dei roster più profondi che la storia dell’Eurolega abbia mai annoverato aggiunge al proprio arco una freccia tra le più acuminate. Capace di ferire in entrambe le metà campo. Una rosa in più per un mazzo già profumatissimo. Con le spine uncinate al gambo. Pronte a cogliere di sorpresa le prede più ingenue.