Gabriele Procida: “A Berlino si migliora, il draft l’ho visto da casa”

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Gabriele Procida

Il primo protagonista del nostro nuovo format, Backdoor One to one, è Gabriele Procida. Il talento azzurro classe 2002, dopo un’estate passata negli Stati Uniti e la chiamata numero 36 con i Detroit Pistons, è tornato in Europa con la maglia dell’Alba Berlino. Questi e tanti altri i temi della sua intervista. Di seguito la trascrizione completa delle sue parole e iscrivetevi qui al canale YouTube dove andranno online tutte le interviste.

 

In un’intervista doppia con coach Visciglia a Cantù, lui aveva detto due cose di te, un pregio e un difetto: la tua faccia tosta in campo e la tua timidezza fuori. Sei d’accordo? Questi pro e contro sono effettivamente veri, e se sì come li porti in campo?

In campo cerco di andare sempre concentrato, a conoscenza dei miei limiti e delle mie forze, senza esagerare e dimostrando che posso stare a un certo livello. Fuori dal campo sì, sono un ragazzo abbastanza timido, ma una volta che conosco la persona con cui parlo e mi relaziono sono tranquillissimo, rido e scherzo.

Immagino che questo ambiente, cambiando squadra e gruppi, ti abbia un po’ aiutato a prendere confidenza. 

Sì, qui mi hanno accolto in modo fantastico. Nonostante si conoscano da due-tre anni quasi tutti, sono bravissimi ragazzi che mi hanno accolto benissimo tra di loro. Anche il coach e lo staff. Sicuramente è stato facile entrare a far parte di questo gruppo.

Facciamo un passo indietro: Cantù. Cosa ti ha lasciato come esperienza e dove senti di essere migliorato maggiormente?

Sicuramente mi ha lasciato tanto, perché è stata la mia come primo giocatore professionista. Lì ho iniziato a muovere i primi passi, quando ho esordito e segnato il primo canestro è stata un’emozione assurda. Quando esordisci o segni nel club con cui sei cresciuto fin da bambino, lo senti ancora di più. Un bellissimo ricordo sicuramente.

Come ti spieghi il fatto che i nostri due draftati italiani, tu e Spagnolo, fossero all’interno di squadre poi retrocesse? Forse il mondo è cambiato, quindi non dipende dalla squadra in cui sei ma dal talento che sei?

Non lo so, secondo me il caso. A inizio stagione non puoi sapere che giocherai in una squadra che poi retrocederà. Io sono andato alla Fortitudo, ad inizio anno l’allenatore è cambiato subito dopo la prima partita: sono cose che non puoi sapere. Dispiace, ma non credo sia una cosa che puoi prevedere.

Parlando del miglior talento presente in Europa, Wembanyama: lui ha deciso di passare dall’ASVEL ad una squadra che non fa l’Eurolega, molto probabilmente come vetrina per mettersi in mostra. Tu hai fatto la scelta contraria, testandoti in Eurolega e legandoti ad una squadra per diversi anni con NBA escape. Posto che non c’è un giusto o sbagliato, cosa ti ha spinto a fare questo percorso?

Sicuramente mi ha spinto il progetto proposto dall’Alba, so che si lavora tosto e c’è l’attenzione ai dettagli che mi serve per fare il passo successivo. L’ambiente è tranquillissimo, e venendo da due stagioni con un clima non molto positivo all’interno della squadra, arrivo qui e la situazione è più tranquilla. C’è pressione nei risultati, ma sentita in modo diverso, e mi danno la possibilità di giocare in un campionato di livello come quello tedesco e di giocare minuti in Eurolega. Credo non ci sia posto migliore.

Il tuo percorso in parte l’ha fatto Simone Fontecchio, arrivando al livello NBA. Pensi che ci sia all’interno dell’Alba una sorta di segreto player developing? Visto che non sei l’unico, anche altre star come Sikma hanno fatto un percorso personale di livello altissimo. 

Certo, ogni mattina faccio individuali con Carlos, il ragazzo degli individuali del player development. Sicuramente c’è una cura del dettaglio incredibile, che ti permette di fare lo step successivo. Anche questa è una delle cose per cui sono venuto, essere aiutato ogni mattina da questo player development credo sia molto importante per un ragazzo che deve ancora migliorare tantissimo.

In questo inizio di stagione qual è la cosa che più ti ha colpito, passando dal campionato all’Eurolega? O dove hai fatto più fatica ad adattarti?

Adesso è difficile dirlo, perché ho giocato solo poche partite di Eurolega e campionato. Sicuramente esordire in Eurolega è un’emozione pazzesca, e devo abituarmi a questi continui viaggi e partite. Vengo da due anni in cui giocavo solo una volta a settimana, settimana prossima avremo cinque gare. É tosta, ma molto divertente e dà tante soddisfazioni.

Veniamo alla notte del draft. Tu l’hai seguita dall’Italia, come mai questa scelta? 

Avevo anche la possibilità di andare lì a New York, ma ci sarei andato da solo. Ho preferito rimanere con i miei genitori e amici, e l’ho guardata da Como. I miei amici dormivano, mia madre dormiva, siamo rimasti svegli io e mio padre dalle 2 alle 6, ma è stato bellissimo.

Sapevi che saresti stato scelto, o che saresti stato scelto in quella zona del draft? Quali erano le tue percezioni prima di essere scelto?

Sicuramente mi aspettavo di essere scelto, perché in quei mesi in cui sono stato in America ho fatto un buon lavoro e lo hanno detto anche gli addetti ai lavori di ogni squadra. Mi aspettavo più o meno il range ma non sapevo assolutamente la squadra, mi è stata detta 5 minuti prima della chiamata. Sono molto soddisfatto del risultato ottenuto.

Hai avuto modo di prendere contatti con quella realtà? Che feedback hai avuto, per quel poco che puoi aver avuto?

Sì, sono stato lì durante la Summer League. Pur giocando solo con i ragazzi, lo staff è stato molto contento di avermi draftato e ora devo continuare a crescere e lavorare ogni giorno. Poi si vedrà.

É vero che hai parlato con Ginobili?

Sì, perché nella draft combine a Chicago ci sono vari meeting con le squadre che hanno intenzione di sceglierti o ti stanno seguendo. Quindi incontri GM, assistant GM, gli allenatori, i presidenti e tutti coloro che fanno parte dello staff. Quando sono andato a parlare con gli Spurs c’era anche lui.

Ti hanno già fatto qualche tipo di formazione per i rookie?

Sì, a Las Vegas durante la Summer League c’è stato un corso dell’NBPA che ci ha formato sulle varie cose che potrebbero accadere durante la nostra prima stagione e la gestione dei soldi. Comunque lo stipendio è alto, quindi devi essere bravo a gestirlo. É stato utile, ci hanno lasciato i numeri di telefono di molte persone da contattare nel momento del bisogno.

C’era anche Matteo Zuretti? (italiano che lavora nell’NBPA, ndr)

Si, siamo andati a cena insieme.

Il tuo quintetto preferito di giocatori NBA attuali?

Curry, Tatum, Lebron, Durant e Embiid.

Per l’Eurolega invece?

Mike James come playmaker, Teodosic guardia, Rudy Fernandez, Luke Sikma e Tavares.