Gallinari al NY Times: “Speriamo di non commettere gli stessi errori negli States”

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Twitter Danilo Gallinari

Marc Stein, ex mente di ESPN, adesso penna di riferimento per la NBA del New York Times, ha raccolto le dichiarazioni del nostro Danilo Gallinari, in merito alla delicata situazione Covid-19, che sta prendendo piede anche negli Stati Uniti. Il lavoro effettuato da Stein, è prezioso, in quanto Danilo può fornire una visione diversa rispetto a quella impreparata degli altri giocatori made in USA, dato che ha già abbastanza esperienza a riguardo. Il Gallo ha cercato di far passare il messaggio di prevenzione, cautela e non banalizzazione, degli atteggiamenti inizialmente passati in secondo piano dalle nostre parti:

È stato un errore che abbiamo commesso come cittadini italiani, me compreso, perché sono italiano pur vivendo negli Stati Uniti. Di certo abbiamo sbagliato a non prenderla sul serio in Italia e ora siamo il secondo o terzo paese più contagiato al mondo. Spero che non commetteremo lo stesso errore negli States.”

È qui che possiamo cogliere quanto le voci dei professionisti italiani all’estero, non solo in America, possano servire da monito. Dunque, non mi stupisco se una testata di spicco come il NYT voglia sentire il parere di un atleta azzurro, poiché può servire da punto di riferimento da cui imparare, cercando, come detto da Gallinari stesso, di “non commettere gli stessi errori”. In primo luogo, il racconto personale dell’ala di OKC, può essere uno strumento per immedesimarsi, che gli americani devono sfruttare.

La mia famiglia è in quarantena da qualche settimana ormai. È qualcosa di serio. Lo vedo in Italia, adesso, perché la situazione migliori, i cittadini devono comportarsi nel modo giusto e seguire le regole imposte dal governo. Non è solo una cosa che riguarda il governo o gli ospedali. È più come una squadra. Dobbiamo essere una squadra.”

Molto, molto importante è il consiglio che Danilo da ai suoi colleghi della National Basketball Association e in generale a tutti coloro che praticano sport. Per farlo, si serve delle impressioni che gli arrivano dall’amico Mitchell Poletti, giocatore della Scaligera Verona, in Serie A2. Poletti, con lo stop dei campionati, è, chiaramente, in quarantena in quel di Verona, e, nonostante i suoi familiari stiano a soli 90 minuti dalla provincia veneta, lui non li vede da 15 giorni, come riportato da Gallinari. Il parere che da sulla routine che i giocatori devono ritrovare, in modo totalmente diverso rispetto alla “normalità”, è un pensiero che evidenzia quanto diventi pesante la vita in quarantena.

Tutti stanno cercando di trovare delle nuove abitudini casalinghe. Il basket non è più nelle loro vite per ora (riferendosi ai giocatori dei nostri campionati), così quando si alzano la mattina, provano a cercare qualcosa da fare durante il giorno e non è facile, perché devono stare a casa. Loro non possono avere una vita sociale normale.

Interessante è anche il punto di vista che Danilo Gallinari offre sull’evoulzione e il processo di adozione di misure cautelari nei confronti dal virus. Il perno della nostra nazionale, ha parlato degli step che una lega attraversa negli accorgimenti da prendere, sottolineando che in NBA “non siamo passati dalla seconda fase, siamo andati direttamente sulla serrata totale”. Qui vorrei soffermarmi, dato che ci viene dato uno spunto interessante. Il caso Gobert, per quanto sia stato turbolento mediaticamente, è stato il pretesto che ha obbligato Adam Silver a sospendere tutto, bypassando le precauzioni intermedie, quali stop alle interviste e gare a porte chiuse, che invece abbiamo attraversato nel Vecchio Continente. Inoltre, le misure adottate nella NBA hanno fatto da apripista verso un adeguamento da parte di tutte le altre leghe professionistiche americane. Sebbene all’apparenza gli americani sembravano averla presa sotto gamba (vedasi le dichiarazioni del presidente Trump, che adesso è tornato sui suoi passi), la rapidità con cui è stato approvato il blocco totale dello sport è stata efficiente, al punto di cancellare pure una manifestazione della portata della March Madness.

Dalle parole di Gallinari voglio estrapolare un ultimo aspetto, ovvero quello delle sue sensazioni da giocatore, contrapposte a quelle di cittadino responsabile. Danilo parla di una situazione “bigger than basketball”, uno slogan americano che mi sento di appoggiare per rappresentare il momento che il nostro sport sta vivendo.

Voglio tornare in campo, ovviamente, per molte ragioni, ma, al momento, questa non è una situazione facile e semplice da risolvere. Questo è più grande della pallacanestro, più grande di tutto. È un problema mondiale. Quindi io voglio giocare a basket, ma allo stesso tempo voglio sapere che tutti sono al sicuro.”