Game of the Week: Fortitudo Bologna-Carpegna Pesaro

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Dalla pagina Facebook Fortitudo Pallacanestro Bologna 103

Nell’ultimo turno di campionato, il colpo di scena della settimana ce lo ha regalato uno dei due anticipi del sabato sera. La Carpegna Pesaro, reduce da un intero girone di sconfitte, ha sorpreso la Fortitudo Bologna sul proprio campo, arrivando ai primi due punti in campionato.

Una partita inattesa, che andiamo oggi a rivedere nel dettaglio.

I DESTINI SEGNATI DALLE PANCHINE

Tra le varie chiavi della partita, decisivo quello che hanno saputo dare i cambi dei cinque titolari. Impietoso il confronto se sviscerato nei numeri.

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Il divario a favore di Pesaro, come si nota immediatamente, è stato creato dalla panchina. Lo starting five Pusica-Barford-Williams-Eboua-Totè ha accumulato tredici punti di deficit in poco più di 16′ in campo. Al contrario, il quintetto base fortitudino, Fantinelli-Robertson-Aradori-Leunen-Sims, ha fatto +16 in quasi 24′ di impiego.

Dato che si ribalta in maniera ancora più evidente guardando tutti gli altri schieramenti proposti dalle due squadra. Qualsiasi quintetto diverso da quello base ha prodotto un divario favorevole di 16 punti in meno di 24′ per Pesaro. Addirittura di -19 in appena 16′ per la Fortitudo.

Antimo Martino e Giancarlo Sacco hanno gestito in maniera simile i propri roster. Tutti i titolari sopra o vicini ai 30′ di impiego, mentre i cambi centellinati: massimo 14′ per Cinciarini nella Pompea, nessuno in doppia cifra di minuti a parte Zanotti, per Pesaro.

Altra chiave di volta è stata la gestione dei ritmi, con la Fortitudo che si è trovata a dover correre più delle proprie abitudini. Non a caso si scontravano il primo attacco del campionato per pace (74,1 possessi a partita, per Hack-a-Stat) e il quattordicesimo (70,4 per la Pompea).

Sacco nel post partita ha detto di aver preparato la partita guardando il Derby di Natale e cercando di prendere spunti da come la Virtus aveva dominato quella gara. E se il 25 di dicembre la squadra di Djordjevic aveva imposto ai biancoblù la gara con il più alto numero di possessi giocata fin qui (76), il coach pesarese ha riservato lo stesso trattamento, chiudendo la partita a quota 75 possessi utilizzati.

E dagli attacchi nei primi secondi del cronometro la Carpegna ha tratto enormi benefici.

Tanti punti creati usando dieci, massimo dodici secondi. Sfruttando una delle debolezza di una difesa che ha pregi ma anche difetti molto chiari. E uno di questi la scarsa freschezza nelle gambe, specie quando in campo ci sono gli atleti più stagionati.

L’INATTESA SFIDA SIMS-TOTE’

Una partita nella partita, abbastanza inaspettata per la verità, è stata quella tra Henry Sims e Leonardo Totè. Se il centrone fortitudino ha giocato un’altra partita enorme, non solo a livello numerico (16 punti, 19 rimbalzi e 7 assist), il classe 1997 veronese gli ha spesso reso pan per focaccia, chiudendo lui pure in doppia doppia con 12 punti e 10 rimbalzi.

Sims è il fulcro del gioco biancoblù che, per scelta, si appoggia tantissimo al post basso. Non solo suo, ma talvolta anche di Leunen e Aradori.

Interessante vedere come Antimo Martino lo utilizzi sia come terminale che come fonte di gioco per i compagni. Grazie a un efficace movimento sul perimetro e blocchi portati con tempismo, Sims ha quasi sempre una linea di passaggio pulita da poter sfruttare come soluzione alternativa alla conclusione personale.

Il lungo ex Roma e Cremona, poi, ha buone mani e discreto tempismo per l’uscita del pallone. Non a caso, tra i centri di serie A con almeno dieci partite giocate e almeno quindici minuti di utilizzo medio è primo sia per assist a incontro (2,8) che per assist percentage (21,7%).

Dall’altra parte del campo, però, ha trovato un Leonardo Totè davvero sorprendente. L’ex Jesi sta continuando a giocare una buona pallacanestro nella sua stagione di esordio in massima serie e contro la Pompea ha sfruttato le sue buone doti di rollante per mettere più volte in difficoltà la difesa fortitudina. Prendendo in mezzo spesso lo stesso Sims che, al contrario, proprio nella difesa sul pick & roll ha un suo grosso tallone d’Achille.

Oltre all’agilità nel muoversi verso il canestro, davvero promettente anche la capacità di assorbire il contatto per finire segnando anche con il fallo. Questo grazie anche a un fisico che appare decisamente più pronto alle battaglie d’area di questi livelli.

Una buona notizia sia per Pesaro, che da questa vittoria vorrà certamente provare a trovare lo slancio verso l’improbabile salvezza, che per il basket italiano, sempre alla disperata ricerca di lunghi dotati di buon fisico e capacità di rendere sotto i ferri.